Buono: “Un Barano all’altezza delle grandi a Ravenna. Ormai siamo una realtà importante”

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E’ stata una bella figura quella fatta dai classe 2006 del Barano alla Ravenna Top Cup 2019, un torneo internazionale che si è svolto dal 5 al 9 settembre scorso. La squadra bianconera, allenata da mister Ciro Mennella ed accompagnata dal Responsabile della Academy baranese, Massimo Buono, inserita nel girone L, con Udinese, Reggina, Forlimpopoli, Esperia e Partizan. Gli aquilotti hanno battuto le prime 3, chiudendo il raggruppamento a 10 punti e qualificandosi per i 32esimi di finale, dove sono stati battuti dal Segato, una delle finaliste della manifestazione. Per capire come sia andata davvero in quel di Ravenna, abbiamo intervistato proprio Massimo Buono, che ci ha parlato non solo del torneo vissuto al fianco dei ragazzi. Ecco le parole di Buono.

Buono, i 2006 del Barano hanno fatto una bella figura alla ultima Ravenna Top Cup. I “suoi” ragazzi hanno vinto 3 delle 5 partite del girone eliminatorio, superando fra le altre anche Udinese e Reggina, ma sono stati sconfitti nei 32esimi dal Segato, una ottima Scuola Calcio. Cosa ci racconta in merito?
“Torniamo da questa esperienza con la consapevolezza di aver fatto bene. Vedere i nostri ragazzi confrontarsi con delle realtà più grandi della nostra, riuscendo ad esprimere anche un buon calcio, con la determinazione giusta, non ha fatto altro che inorgoglirci. Eravamo inseriti in un girone abbastanza proibitivo, ma posso dire con orgoglio che non c’è stata una squadra che ci ma messo sotto. Anzi, la classifica ci ha ridimensionato rispetto a quanto espresso in campo. Purtroppo, con 78 squadre partecipanti, era prevedibile che la differenza reti avrebbe fatto la differenza. Nonostante i 10 punti nel girone, ci siamo infatti qualificati come 32esima, ma entrare fra queste su 78 è comunque un ottimo risultato per una realtà isolana. Questo fa ben sperare per il nostro lavoro futuro insomma”.

C’è un aspetto mostrato dai vostri ragazzi al cospetto di squadre appartenenti a rinomati Settori Giovanili che vi ha particolarmente inorgoglito?
“Si, abbiamo giocato contro realtà come Udinese, Reggina e Partizan e nessuna di queste praticamente è riuscita a prevalerci. I ragazzi hanno giocato con la testa alta, senza paura e per di più riuscendo a fare delle buone situazioni di gioco, grazie al lavoro fatto dal mister Mennella con loro. In particolare, si è potuta apprezzare la determinazione e la voglia di mettersi in mostra dei ragazzi”.

Cosa è mancato, invece, ai vostri ragazzi in questa avventura di 5 giorni, tenendo presente che vengono da una realtà diversa da quella della terra ferma?
“Direi di no. Però è anche vero che dobbiamo migliorare sotto più punti di vista. Però, queste esperienze servono proprio a questo. Quando ci si trova di fronte realtà come l’Udinese, la Reggina, l’Empoli, che era nel nostro stesso albergo, noti delle differenze. Differenze che sono nella sfera comportamentale. A livello professionale, anche il Barano, come società, deve migliorare in questo. Però, per quella che è la nostra realtà, confrontarsi con realtà che hanno 5-600 iscritti e riuscire a fare bella figura, mi consente di dire che sono più le note positive che quelle negative dopo questo torneo”.

Diciamo che la differenze che ci sono si vedono di più nell’organizzazione che c’è dietro queste squadre…
“Assolutamente si. Società come la Segato, che è nata da pochissimo, si p presentata al torneo con un pullman personalizzato. Questa la dice lunga sulle strutture che hanno certe realtà. Noi dobbiamo migliorare su questo. Per far si che cresca tutto il Settore Giovanile, il dietro le quinte deve essere all’altezza”.

Siamo all’inizio una nuova stagione agonistica, anche per i Settori Giovanili. In cosa la Academy del Barano è migliorata ulteriormente rispetto al passato?
“Noi puntiamo a migliorarci sempre. Nelle 2 riunioni tecniche avute coi mister, abbiamo puntato a rinforzare i punti deboli del passato. Abbiamo inserito nuovi allenatori qualificati, come Mauro De Candia ed il ritorno di Benedetta Cennamo. Per di più sperimenteremo un lavoro nuovo sulle categorie più piccole, parliamo dei 2012, 2013 e 2014, che saranno seguiti da 3 mister, non da 1 solo perché non amiamo mettere i bambini a pascolare, ma vogliamo farli crescere fin da quando sono piccoli sotto tutti i punti di vista”.

Questa è una annata particolare, come quella precedente, post nascita della Academy e risvolti. Da questa stagione c’è anche l’Ischia, che ha creato un suo Settore Giovanile. Novità a parte, qual è il clima fra le varie associazioni che lavorano con i giovani?
“La cosa più fastidiosa che si viene a creare in questo periodo, parlando in generale, è il calciomercato che si fa avvicinando i ragazzi. E’ andato avanti una estate intera. Io posso vantarmi, e come me i miei mister, di non aver mai avvicinato un ragazzo per convincerlo a passare con noi. Il nostro slogan è ‘è una questione di scelte’. Noi vogliamo che i genitori ci scelgano perché siamo una realtà seria, perché sappiamo lavorare sul campo, perché abbiamo una struttura a disposizione, perché usiamo metodi all’avanguardia. Degli altri non mi curo e guardo in casa mia. So dove dobbiamo migliorare ed il lavoro che dobbiamo fare. Lavoriamo per migliorarci, poi il risultato del campo viene da solo. Oggi siamo una realtà importante, riconosciuta da molti. In Campania ci stanno conoscendo e vogliamo farci conoscere anche a livello nazionale”.

Siete affiliati all’Empoli poi…
“Si, l’affiliazione all’Empoli proseguirà anche quest’anno. La società toscana ha voluto fortemente che lavorassimo con loro perché ha visto i modi con cui lavoriamo. Non è una cosa da poco, perché l’Empoli potrebbe scegliere chiunque. Dalla Toscana ci sono arrivati i complimenti per il risultato del torneo, per l’organizzazione. Siamo carichi, pronti e determinati a fare meglio rispetto al passato. Io sono abituato a giudicare il lavoro sul campo. Ogni anno ci sarà qualcuno che nasce o che muore, che vive o che soffre. Sarà sempre così, noi pensiamo a noi e poi vedremo se i risultati ci daranno ragione”.

Passiamo alla Prima Squadra. Dopo gli impacci estivi della società, che ha compromesso un po’ gli intenti degli anni scorsi circa una baranesità sempre più ampia in rosa, siete riusciti a costruire una squadra più ce dignitosa…
“Alla fine, il Barano ha avuto circa 2 settimane di confusione, non lo nego, proprio perché volevamo restare ancorati ai nostri principi e modi fi fare. Poi, quando ci siamo resi conto che stavamo andando in una direzione che ci portava a fare una annata abbastanza disastrosa, ci siamo rimboccati le maniche come di solito facciamo, e ci siamo messi a costruire una squadra per l’Eccellenza. Detto questo, è vero che non abbiamo più l’insularità che ci ha sempre contraddistinto, va detto che numericamente i calciatori isolani adatti all’Eccellenza sono pochi. Se l’Ischia ha fatto una squadra che deve vincere in Promozione ed il Real Forio è in Eccellenza, si capisce che diventa difficile anche per il Barano reperire tanti calciatori adeguati alla categoria sull’isola. Il nostro orgoglio è che nonostante nella passata stagione eravamo una squadra da buttare, a fine campionato i nostri calciatori sono serviti un po’ a tutti quanti. In sostanza, l’erba del vicino è sempre più verde. Con la nostra forza, l’umiltà ed il lavoro abbiamo allestito una squadra per puntare ad una salvezza tranquilla, anche se non so se riusciremo a conquistarla. Lasciamo il giudizio definitivo al campo”.

Di Scritturale che mi dice?
“Dico che molto probabilmente giocherà col Barano. Il calciatore pare abbia ripreso ad allenarsi. Fa piacere perché è stato costruito in casa ed al di là delle chiacchiere – noi abbiamo fatto parlare tutti – abbiamo sempre voluto che restasse con noi. Ci abbiamo provato in tutti i modi e ci siamo riusciti e speriamo che il ragazzo torni ad esprimersi ai suoi livelli. Se siamo in chiusura vorrei fare dei ringraziamenti…”.

Ovviamente si…
“Allora ringrazio mister Ciro Mennella per quanto fatto Ravenna dentro e fuori dal campo. Un ringraziamento va anche ai genitori che ci hanno accompagnato in questa avventura. Le mamme in primis, che hanno fatto le lavandaie, ma anche a chi ci ha supportato da casa”.


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