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Biden, l’imperatore e lo zar. |#4WD

Daily 4ward di Davide Conte del 18 settembre 2022

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Quando il mio amico Nello Franco sosteneva, in tempi non sospetti, che la posizione di Biden in politica estera e, in particolare, sul conflitto in Ucraina, rappresentasse l’inizio della fine dello strapotere dell’occidente, il progressivo fallimento del patto atlantico e la nascita di un pericoloso quanto fortissimo asse tra due superpotenze quali la stessa Russia e la Cina, in tanti avrebbero potuto dargli del visionario.

Ecco, invece, che l’incontro a Samarcanda tra Putin e Xi Jinping di pochi giorni fa conferma a pieno titolo l’attendibilità della previsione del mio amico, con l’aggravante -per Putin- che pur di fare fronte comune con il suo omologo cinese, ha accettato che il suo paese assumesse un ruolo apparentemente paritetico ma, nei fatti, fortemente subordinato in seno alla rinnovata intesa.

E’ fin troppo facile, infatti, comprendere che Xi abbia disdegnato finanche il minimo riferimento retorico, nell’ambito del meeting, a quel conflitto in cui la Russia sta cominciando a segnare il passo e di cui la Cina non intende condividere alcuna defaillance. Ma è altrettanto vero che una vittoria di Putin corroborerebbe la teoria di Xi secondo cui il fallimento dell’occidente in Ucraina sarebbe la testimonianza più forte del suo ormai avviatissimo declino, con tutti i vantaggi conseguenti per la sua nazione dopo gli effetti negativi subiti dal Covid.

E’ vero: con tutta probabilità, a quei livelli nulla può essere considerato definitivo, specialmente quando in ballo ci sono rapporti delicatissimi sul piano delle strategie politiche, belliche, economiche e soprattutto energetiche; e sotto questo profilo si comprende la disponibilità dei cinesi a mantenere ottimi rapporti con i russi. Ma se storicamente “il peggior nemico del mio nemico è mio amico” (frase, manco a farlo apposta, attribuita al generale e filosfofo cinese Sun Tsu), oggi per Xi Jinping non c’è altra scelta che stringere la mano allo Zar e “usarlo” per tenere a bada Biden e i suoi democratici, che a meno di improbabili sorprese riceveranno il colpo di grazia alle prossime elezioni midterm.

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