Bellezza e vita oltre la materia: l’espressione dell’arte visionaria e appassionata di Felice Meo

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Elena Mazzella | E’ stata soprattutto un’esperienza sensoriale e tattile, la mostra personale “Giochi d’Acqua” dell’artista ischitano Felice Meo, inaugurata lo scorso sabato 26 ottobre al Castel dell’Ovo a Napoli nell’ambito della rassegna della terza edizione degli Stati Generali del Mare organizzata dal Comune di Napoli.

“Giochi d’acqua”, è dedicata all’immenso amore che Felice nutre per Ischia, la sua isola circondata dal mare: quel mare che ha vissuto in maniera pura ed intensa nei giochi innocenti di bambino e senza il quale non può vivere, fonte continua di ispirazione per le sue sculture particolari.

Quando la mano, la testa e il cuore vanno insieme ecco che si crea arte che scuote gli animi e che consente di ritrovare noi stessi: è l’arte di Felice Meo, il cui cammino artistico è in continua ascesa.

Le opere di Felice Meo non possono essere spiegate, devono essere vissute, in quanto espressione dal suo essere: è il suo grande cuore che anima le sculture. Un cuore che conserva ancora quell’ingenuità di fanciullo che con il mare vive, si fonde, diventandone tutt’uno. E questo suo grande cuore conquista letteralmente la città di Napoli, legata al mito di Partenope.

Il suo motto è “volersi bene, amarsi, coccolarsi, abbracciarsi”: amore che si traduce in tutte le sue opere che assumono vita attraverso l’espressione di questi sentimenti che dalla sua immaginazione diventano splendide realtà. 

Le sue sinuose opere non vanno spiegate in quanto hanno la capacità di catturare l’osservatore, ammaliandolo e affascinandolo: esse sprigionano infatti tutto quell’amore che Felice trasmette loro plasmandole.

Dalle morbide e fluide linee, le opere sono ricche di dettagli che vengono valorizzati da luci e ombre, rendendone unica e personale l’interpretazione agli occhi di chi le ammira.

Ed hanno davvero letteralmente ammaliato e rapito le particolarissime opere in metallo riciclato che hanno dato vista alla mostra presso la sala Terrazzi, la panoramicissima location che ha ospitato la mostra del nostro artista artigiano. La sensuale Sirena, omaggio al mito di Partenope, che come leggenda vuole abbia fondato la città di Napoli, ha campeggiato su tutta la collezione che ha compreso cavallucci marini, tonni, delfini che sinuosamente hanno rappresentato quell’amore primordiale dell’artista che si traduce in occhi entusiasti, gli stessi occhi che guardano oltre i materiali in disuso che ricevono nuova vita.

Tantissime le attestazioni di affetto verso l’artista dai molti presenti al vernissage, prime fra tutte la giornalista e scrittrice Serena Albano, che in un suo affettuoso e spontaneo intervento, ha sottolineato la grande capacità di Felice Meo di restituire alle opere create una sensualità e un mistero fuori dal comune. Il dott. Aldo Imer, organizzatore della manifestazione culturale “Torri in festa, Torri in luce” alla quale l’artista ha collaborato con il suo contributo artistico, ha sostenuto la tesi della Albano, ponendo attenzione sulla grande personalità dell’artista che si riversa inevitabilmente nelle sue opere.

La dottoressa Daniela Villani, Delegata al Mare del Comune di Napoli, organizzatrice e curatrice della mostra ha fortemente voluto per la seconda volta la presenza dell’artista nell’ambito della rassegna degli Stati Generali del Mare, ed ha posto attenzione sull’umanità dell’artista, le cui opere non solo vanno ad impreziosire e a diffondere bellezza, ma lanciano un chiaro messaggio d’amore per la natura e per il rispetto che tutti noi dobbiamo ad essa.

“Ho voluto dare un senso alla mostra cospargendo le opere di sale, che per me rappresenta la vita” dichiara l’artista al folto pubblico presente durante la presentazione della mostra. “Provate ad immaginare una minestra senza sale. Non avrebbe sapore. Così il mare. Senza sale sarebbe senza vita. Con questo voglio lanciare un messaggio di rispetto verso la natura: siamo tenuti preservare ciò che di bello ci circonda. La stessa tartaruga che campeggia qui in questa stanza, rappresenta un genere ormai in estinzione, così come i cavallucci marini, che quando ero bambino ero solito vedere in tantissimi nel nostro mare. Oggi, per colpa nostra, dell’azione dell’uomo, tutte queste creature stanno scomparendo. Ed è qui che ci dobbiamo fermare a riflettere sulla nostra azione distruttiva che quanto prima dobbiamo fermare”.

E dopo questa ennesima esperienza artistica di Felice Meo che si è conclusa con il successo che merita, in attesa di una nuova esposizione al Frame nella galleria d’arte dell’arch. Paola Pozzi, la collezione “Giochi d’Acqua” rivivrà il prossimo mese di novembre al Museo del Mare a Bagnoli, in una mostra fortemente voluta dal direttore Antonio Mussari e che contribuirà ulteriormente a rappresentare il nome di Ischia nel panorama artistico nazionale.

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