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Aziende chiuse… ordinanza dopo l’estrema unzione. Nel complice silenzio di associazioni e politici locali

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IDA TROFA | Aziende chiuse dal terremoto, Legnini prova a scrivere la nuova ordinanza. E avvia la fase di scoping sul territorio dopo aver dato forma ad una prima bozza, 53 pagine e tre punti cardine, per sanare le grandi sperequazioni perpetrate sin qui. Il grave nocumento causato alle aziende chiuse nella zona rossa che, dopo 4 anni e per legge, non potranno più ricevere ristoro a meno che… Tutto questo accade, infatti, quando mancano pochi giorni al quinto tragico anniversario.
Ciò che è emerso, anche durante gli incontri, testimoniano una triste e brutta realtà. Summit che si dipanano tra il parecchio comico e il dramma dell’assurdo per concludersi come la palese condotta di una maxi-seduta di psicoanalisi
Ancora una volta Casamicciola è il cratere dei furbi (Assente Forio, quasi assente Lacco Ameno) a discapito di chi, dal 21 agosto 2017 è rimasto senza casa ne lavoro. Chiuso nel maledetto perimetro rosso dalle strumentali manine regionali, mosso da un famelico compasso con derive politiche e la magliettina della protezione civile.

Gli affamati (im)prenditori casamicciolesi hanno fatto, per l’ennesima volta, la corsa e la corte al commissario, al fine di avere altri contributi, al fine di creare una ulteriore discriminazione tra terremotati e terremotati. Questi soggetti, purtroppo, erano sostenuti e favoriti dalla condotte omissive o complici della politica locale e molto probabilmente lo saranno ancora con le urne che incombono. Pur sapendo, nessuno ha mai preso posizione. Prendere posizione è doveroso quando l’unico obbiettivo è abbuffarsi ed ingrassare persino sul quel che resta della carcassa che hanno divorato. Il commissariato dovrebbe emettere un atto che vada in questa direzione. Basta finanziamenti a pioggia a chi si è messo in tasca il concetto di comunità e solidarietà. Basta al bancomat del terremoto!
Ci sono aziende, poche, che hanno scelto di restare a fare impresa in questi luoghi martoriati dal sisma, chiusi dal terremoto, aziende che pur volendo non potrebbero spostarsi (ci viene da chiedere come sono state delocalizzate le sorgenti termali!) in gran parte i siti colpiti vivono di termalismo, quello vero. Queste aziende solo state distrutte e mai aiutate a sostenere il peso economico e non del terremoto.
Eppure, si continua a bussare alla porta di Legnini per premiare chi è andato via, ha fatto impresa, ha ottenuto il ristoro per il calo del fatturato (sic!) ha tenuto la partita iva attiva, considerando il Majo, La Rita come una riserva aurea, in nome della quale giustificare ogni addebito e ogni losco giro di indennizzi.

Dopo 4 anni “no” ai contributi

Allo stato, per ammissione dello stesso commissariato c’è poco margine di azione. Il nefasto Art. 36 della legge sul terremoto di Ischia ha già perpetrato ogni possibile danno e indennizzato mezza isola tranne chi è ed era stato chiuso e danneggiato dal sisma nella zona rossa.
La norma comunitaria, poi, limita al termine di un quadriennio a seguito dell’evento la possibilità della concessione dei contributi in tal senso. Noi siamo al quinquennio!

Il De Minimis come scialuppa di salvataggio

Pertanto, come esplicitato dallo stesso Legnini, il nuovo dispositivo che si andrà ad approvare vorrà seguire la linea del de minimis nel tentativo di aggirare l’ostacolo. Non una grande garanzia, ma pur sempre un tentativo.
La proposta che reca diverse richieste in deroga è stata inviata alla Commissione del Dipartimento e si attendono risposte.
L’intenzione, spiega Legnini, è di aiutare chi era stato chiuso dal sisma ed abbandonato dai sui risolutori: “Vorrei riaprire i termini per concedere aiuto per la perdita del fatturato, recependo e modificando in parte quanto previsto dal precedente commissario sin qui – spiega l’onorevole riferendosi alle garanzie – e invece della fidejussione chiederemo alle imprese se vogliono continuare a svolgere impresa sull’isola. Se sì, allora vi aiutiamo. Questa è la condizione è continuare”.

Perdita di reddito e perdita di fatturato: ma prima di tutto la manifestazione di volontà

Inoltre ci saranno previsioni per la perdita di reddito e la perdita di fratturato: sarà questo il criterio con cui si calcola. A spiegarlo è ancora l’avvocato di Roccamontepiano soffermandosi sulla manifestazione di volontà o fabbisogno che dir si voglia.
“Fare la manifestazione di volontà a ricostruire è un primo passo, il termine del 20 agosto non è perentorio. Volevo presentarlo a settembre al governo, con la caduta, tutto slitta a dicembre. Così il termine possiamo prorogarlo anche di un mese” spiega. “Fai la manifestazione di volontà, dopo di che, nei limiti delle due voci valutiamo come concedere l’aiuto: te lo concedo nei limiti del de minimis dei 200mila euro… 50% subito con manifestazione di volontà poi il 30%”.

Ancora, la bozza in 6 capi, 46 articoli e 1 allegato rispolvera altri due questioni, fin qui dimenticate: le scorte e i beni strumentali persi.

C’è, infatti, stando a quanto spiegato nel corso dell’incontro di giovedì 28 luglio al Palazzo Reale, l’ipotesi di “Risarcimento scorte e per beni strumentali sia che l’impresa sia delocalizzata temporaneamente e a chi chiuso e potrebbe riaprire. Discipliniamoci proviamo a disciplinare il quantum per le scorte e ciò che riguarda i beni strumentali. Sono 4 tipologie di aiuti: scorte (perizia asseverata e spese tecniche) beni strumentali se ha delocalizzato, si riconosce una volta sola, con nesso di causalità, non si duplica, anche per le scorte”.

Microcredito

Legnini anticipa inoltre la precisone di “Accordo” ente pubblico microcredito per prevedere prestiti a tasso zero in aggiunta agli indennizzi per le spese che si vanno ad affrontare. Il fondo per la ricostruzione garantisce, per la garanzia pubblica 80% fino a dicembre e 50% poi. Garantisce, inoltre, per interessi.

Testo in bozza tra desiderio della ricorrenza di metà agosto e la realtà
Un testo abbastanza corposo con più disciplina normate inviato agli organismi che dovranno valutarlo e assicurane la copertura e la validità. Di fatto il testo, recepisce ed integra questioni non contemplate sin qui per una serie di innumerevoli sviste. Chiamiamole così. Il testo è stato inviato ai sindaci e commissario prefettizio del Cratere per le deduzioni necessarie.

Una “Bozza” su cui bisogna lavorare

Inoltre dovrà farsi elenco definitivo delle imprese danneggiate, negli anni è stato consegnato solo quello che faceva comodo alle associazioni escludendo chi non era allineato.
“L’idea di fondo inoltre è quella di prevedere un indennizzo anche a chi non ha solo scheda Aedes, ma che, con l’evoluzione delle varie versioni della zona rossa hanno dovuto chiudere. Termini riaperti solo per chi ha dovuto sospendere l’attività non per “tutti e tutta isola” si affretta a spiegare Legnini che poi estrinseca un suo desiderio: “Il mio desiderio è vararla prima possibile, il desiderio per 21 agosto. Se non sarà possibile, pazienza. A settembre vorrei fare ordinanze comuni carburante per accelerare opere pubbliche, una ordinanza chiese, nel mentre la Regione presenta questo piano a breve dovrebbe essere ufficializzata la proposta”
Resta il nodo del vincolo ricostruzione entro 2 anni dal contributo e la suggestione “Cambio di destinazione d’uso” avanzata da alcuni imprenditori teutonici.

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