Assessò, hai sbagliato AMATO… Comandano i soldi

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Questa è la storia di un assessore di un comune dell’isola nominato di recente, di una vecchia passione politica, di un rapporto basato negli anni e di una storia di battaglie sociali e civili che si scontra con la voce del padrone.

Una sorta di sindrome di Stoccolma per questo pubblico amministratore che si è trovato prima ad essere umiliato davanti ai colleghi di giunta e di maggioranza e, poi, come se non bastasse, anche davanti al candidato. La storia è semplice.

L’assessore, o meglio il politico con una sua storia politica e personale di tutto rispetto forse per una congiuntura economica, forse per una illusione di poter contare qualcosa, forse per una ripicca personale contro Gianluca Trani, passa in maggioranza con la nomina ad assessore e inizia ad incassare la sua mensile contribuzione.

Passano i mesi, il lavoro in amministrazione è perfettamente scadente come il resto, non aggiunge nulla di nuovo se non qualche incasso sul proprio conto corrente e, macchiandosi delle peggiori decisioni assunte per la nostra comunità, si arriva al voto delle regionali.

La storia, il passato, le battaglie, il ricordo di avere una storia politica (seppur calpestata in nome di un bonifico mensile) svaniscono all’improvviso.

Inizia la campagna elettorale e la giovane rampolla di quella che era una storia politica di sinistra trova nell’assessore il suo rappresentante ischitano. Partono i primi facsimili, vengono distribuiti i primi santini fino a quando non arriva il padrone che, davanti a tutti, redarguisce l’assessore.

La storia è più o meno questa: “siccome fai l’assessore perché ti ho nominato io e vieni pagato perché ti ho nominato io, tu fai la campagna elettorale per chi dico io”.

Fine della storia politica. Si buttano i facsimili tanto AMATO e arrivano quelli della Fortini, della Fiola e quelli che ha deciso Dionigi.

Passano i giorni e, in qualche modo, l’assessore comunica al suo tanto AMATO rappresentante politico della terraferma l’imposizione del padrone e della impossibilità di poter continuare a fare campagna elettorale.

Niente paura. La rappresentante napoletana, forte anche del rapporto con De Luca, alza il telefono e contatta il capo del nostro assessore. Poverino, che figuraccia… Il nostro AMATO candidato si sente dire dal padrone del vapore che è lui che ha firmato la nomina ad assessore e che, per questo, non importa quale sia l’AMATO di turno, contano i danari. Che incassa l’assessore a fine mese e che, magari… girano in qualche altro modo.

Cornuto e mazziato e, soprattutto, umiliato.

Caro assessore, tu volevi l’AMATO e quello ti ricordato l’INCASSATO… Vabbé, almeno ti consoli con il saldo del conto corrente. L’unica cosa buona per te.

1 commento

  1. Certo che perdere la propria dignità per 41 euri al giorno deve essere davvero molto triste.
    Piuttosto sarebbe preferibile organizzarsi una forma di commercio ambulante per vendere
    “moll’ pe’ mutand, bottoni pa’ vraghett e lacci per le scarpe”…

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