AssembraEnzi. Trasporti marittimi e Covid: fallimento con la fascia tricolore

Un sindaco che si rispetti avrebbe concertato una soluzione al problema prevedibile e auspicabile. Quello di Ischia, invece, se ne è fregato e lo spettacolo indegno è andato in scena…

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L’argomento di questi giorni è, certamente, quello dei trasporti marittimi affollati, dei traghetti senza distanziamento e, in particolare, di quella sensazione di pericolo che, volendo, ha ragione ma solo, molto, marginalmente. Si esce la sera, ci siamo affollati all’esterno dei supermercati nei mesi scorsi, ci affolliamo, volendo, nei posti “caldi” della vita e, allo stesso tempo, mentre siamo tra quelli che alimentano l’assembramento vorremmo non averlo.

Mi ha fatto ridere la lettera di protesta dei turisti di qualche giorno fa che, essendo turisti e parte dell’assembramento volevano che a bordo, o all’imbarco o nei posti VIP del turismo (in qualsiasi parte del mondo, non solo a Ischia) ci fosse una previsione.

Se il turista, ovvero il cittadino che si mette in viaggio per raggiungere una località di vacanza, scelta perché, appunto, ci sono tante altre persone che fanno la stessa cosa, ha la paura del contagio e vuole vivere lo stesso stress che vive nella metropolitana della sua città e poi pretende il distanziamento su n traghetto, beh, qualcosa non quadra. Qualcosa non quadra perché, distanziamento e vacanza non possono mai stare nella stessa frase.

Come ho già scritto settimane fa, il problema dei trasporti marittimi non sono legati al Covid, all’epidemia e alla presunta sicurazza, sono problemi legati al turismo. E’ una questione di decenza e di organizzazione non di emergenza. Una questione che non si riesce a risolvere perché, sia chiaro, non c’è nessuno che dal territorio inizia a puntare il dito contro il vero colpevole del disastro trasporti marittimi che oggi si chiama Vincenzo De Luca.

Perché, possiamo dirci tutte le cose che volete sugli armatori, ma la verità è che la Regione Campania investe e spende 670 milioni di euro per i trasporti tra gomma e ferro e solo 11 per le vie del mare. Fino a quando non pretendiamo ci cambiare questo rapporto, non possiamo pensare di avere nulla di meglio!

E così, la prima parte del problema è quello delle istituzioni e delle decisioni prese. Ahinoi, tra una Regione incapace di regolare l’emergenza senza inutili show, tra istituzioni locali che, a loro volta, sono completamente assenti  e una lobby armatrice che si trova a fare i conti con la crisi non poteva essere diversamente.

Ma veniamo al problema. L’assembramento agli imbarchi era prevedibile e, come già scritto, auspicabile. Ogni sindaco che si rispetti, infatti, avrebbe auspicato di trovarsi ad affrontare questo problema: l’assembramento dei turisti. Lo auspicava perché ciò significava lavoro per la aziende, ripresa economica, avvio della stagione. E, proprio perché era auspicato e prevedibile, ogni sindaco che si rispetti e non come ha fatto il sindaco di Ischia, Enzo Ferrandino, avrebbe anche messo in moto e organizzato un sistema che congiurasse sia le scene dei giorni scorsi sia quelle che verranno nei prossimi giorni. Come? Concertare con gli armatori una fruizione diversa dei mezzi, chiedere un supporto alla Regione economico, logistico e, magari, anche di risorse umane. Organizzare con Regione, Capitaneria e armatori un piano orario diverso e straordinario che derogasse dal piano accosti e che consentisse una diversa organizzazione degli spazi sul porto.

Volendo, un sindaco che si rispetti, avrebbe potuto affrontare il problema in tantissimi modi. Il nostro, purtroppo, ha pensato di lasciare tutto com’era. Non ha previsto niente e subisce le critiche e le scende indegne. La modo di fare è sempre lo stesso: “la colpa è sempre degli altri”. Non tornerò a commentare le improvvide scelte di Febbraio dei nostri primi cittadini, ma una chiosa finale va fatta. Ecco come a Sant’Anna, sul Pontile Aragonese, il sindaco ha suggerito l’assembramento dei cittadini. Le foto parlano chiaro e raccontano il modo di fare del Comune di Ischia: “uno nguoll’ a nat”.

Che siano traghetti o che siano pontili, beh, alla fine non cambia niente.

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