Aspettando il bel gioco | #4WD

4WARD today di Davide Conte di Mercoledì 25 Ottobre 2019

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La differenza tra una bella vittoria e una bella partita è tanto scontata quanto sfuggente.

La prima fa morale, rinsalda lo spogliatoio e lascia credere ai tifosi più passionali (spesso lontani dall’ammissione della realtà a causa della loro stessa, cieca passione) che il sole del bel gioco e dei risultati positivi sia tornato a splendere. La seconda, invece, è quella più facilmente confondibile con la prima, ma che quando avviene rimarca con forza la qualità della prestazione di un collettivo e la perfetta armonia tra gli undici in campo e la loro guida tecnica, anche a prescindere dal risultato finale.

Basta un briciolo di competenza e, soprattutto, di obiettività, a riconoscere che quella del Napoli di mercoledì a Salisburgo sia stata solo (si fa per dire) una gran bella e importantissima vittoria, che lascia però agli osservatori più attenti la preoccupazione su quando, finalmente, gli azzurri riusciranno a farsi piacere anche nel gioco.

Il problema non è solo Lozano stile oggetto misterioso e uomo in meno per la squadra di Ancelotti; legittimi dubbi aleggiano a mo’ di nuvoloni con l’aria di mezzogiorno sulla punta dell’Epomeo, nel continuare a vedere un modulo che sacrifica ancora troppo la forza di Allan in interdizione e ripartenza e, soprattutto, mette Zielinski nelle condizioni di essere quasi nullo in campo, per poi rivitalizzarsi negli ultimi venti minuti, come d’incanto, dopo l’ingresso in mediana di Elmas.

Non sarò mai preda di facili trionfalismi e neppure intendo reinventarmi pessimista in tarda età. Tuttavia, rientrando dall’Austria sulle ali di un volo EasyJet e non del semplice entusiasmo, continuo a cercare disperatamente, aspettandone la rivelazione come le sentinelle all’aurora, la “marcia in più” che Ancelotti avrebbe dovuto conferire da quest’anno alla mia squadra.

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