ASL: Premiato Carraturo che non salva, “punito” Mabilia che salva le persone!

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L’atto aziendale dell’ASL che non ci piace. UTIC. D’Amore: “Sono vicino all’isola, ma serve emendamento regionale”

 

Come vi abbiamo ampiamente illustrato nell’edizione di ieri, il direttore generale dell’ASL Napoli 2 Nord, Antonio D’Amore, ha approvato l’atto aziendale. 220 pagine in cui viene esaminata l’intera Azienda Sanitaria Locale. Un atto che è figlio legittimo, tra l’altro, del Piano Ospedaliero Regionale, quello in cui siamo stati privati di servizi importanti, trattati come cittadini di serie B e oltraggiati oltre modo se solo consideriamo la particolarità territoriale, i numeri che produciamo e i numeri a cui la “nostra” sanità si rivolge.

“Sono vicino alla comunità isolana e a voi” è quanto Antonio D’Amore ha chiesto di comunicare alla stampa al primario di Cardiologia dell’Ospedale “Rizzoli”, Aniello Sansone. Una nota ufficiale che accogliamo con tutte le riserve del caso. E che, nella nostra puntuale esclusiva di ieri, abbiamo riportato con dovizia di particolari.

E’ vero, l’atto aziendale dell’ASL Napoli 2 Nord, per quanto attiene all’aspetto ospedaliero non può discostarsi dal Piano Ospedaliero Regionale e, se il piano ospedaliero non ci riconosce quale Spoke nella rete Ictus o IMA e, se sempre nel piano collezionato dal commissario Polimeni vengono assegnati 8 posti letti alla cardiologia e non più 4 alla cardio e 4 alla terapia intensiva, D’Amore ne deve prendere solo atto. E’ questo il danno che ci ha fatto Polimeni. Seguendo non si sa quale logica, di fatto, abbiamo preso un servizio funzionante, attivo, con tanto di primario e infermieri e con tanto di pazienti strappati alla morte e, senza nessuna ratio, buttiamo tutto alle ortiche. Perché? Non c’è nessuna ragione!

Per salvare l’UTIC e tutti gli ischitani che hanno problemi al cuore, stent, bypass o sono vittime di ictus c’è bisogno che De Luca faccia un po’ di “casino” con Polimeni e chieda la modifica del Piano Ospedaliero Regionale. E’ una questione politica. Bisogna far pressione sul commissario e fargli approvare gli emendamenti necessari per salvare, per quanto possibile, parte del nostro Ospedale. Non caliamo il livello di allerta.

Ma le cose che non ci piacciono in questo Piano Aziendale sono ben altre e sono quelle senza “voce”.

220 pagine e la ferita aperta della SIR azzerata (per miracolo, hanno fatto guarire tutti i pazienti!), ovvero gli ex pazienti di Villa Orizzonte, non viene nemmeno medicata un po’. Non una parola. Neanche un condizionale. Nessuna proiezione futura. Nessun, seppur piccolo appiglio, sul quale provare ad appendersi e sperare.

Ma di stranezza in stranezza arriviamo a quella che, sinceramente, ci fa arrabbiare oltre modo. E, se personalizziamo sui nomi dei diretti interessati è perché, crediamo, che il gioco delle lobby abbia avuto la sua parte.

Da queste colonne, qualche mese fa vi abbiamo raccontato come sia paradossale la gestione oncologica sulla nostra isola. La struttura semplice di Ischia è collegata al Reparto di Medicina del Rizzoli di Ischia nei fatti, ma sulla carta dipende dalla Struttura Complessa di Oncologia dell’Ospedale “La Schiana” di Pozzuoli. Già, per decidere una cosa ad Ischia Ponte bisogna telefonare all’ospedale di Pozzuoli per avere un ok o qualsiasi altra cosa.

E questa condizione, che auspicavamo potesse essere corretta con il nuovo Atto Aziendale, è stata confermata. L’Oncologia di Ischia dipende da Pozzuoli.

Quando vi raccontammo questa vicenda vi raccontammo anche che nelle condizioni di Ischia c’era anche quella di Giugliano ma con una speranza diversa, quella di diventare Struttura Dipartimentale. Ebbene, nell’Atto Aziendale, tra le Strutture Semplici Dipartimentali del Dipartimento Ospedaliero di Area Medica spicca, come una pecora nera tra tante bianche proprio l’U.O.S.D. Oncologia P.O. di Giugliano. Previsione azzeccata. Lobby che funzionano.

E nessuno legga la parola “Lobby” con un’accezione negativa ma figurandola come leva di potere che può decidere dei cambiamenti.

Non ci piace perché, tra le Strutture Semplici Dipartimentali avremmo voluto leggere quella dell’Oncologia delle Isole di Ischia e Procida, ma, invece, leggiamo questa: “U.O.S.D Termalismo, Igiene Pubblica e Igiene degli Alimenti Ischia e Procida”.

Antonio D’Amore ha premiato Nello Carraturo che ora dipende solo dalla direzione generale (forse sarà bastato farsi un convegno a Sant’Angelo o partecipare ad un incontro con i sindaci alle Querce!) e bocciato Roberto Mabilia e Maurizio Matarese. La struttura Dipartimentale serve per il Termalismo (cosa importantissima, per carità!), per l’Igiene Pubblica e per l’Igiene degli Alimenti. Non per la cura del tumore. I malati oncologici di Ischia, quelli che buttano il sangue tra una chemio e l’altra, non hanno il rango giusto per essere riconosciuti autonomi. Ma devono essere la costola di un ospedale lontano. Ad un ora di traghetto, se tutto va bene, e una corsa in taxi in una landa desolata tra Pozzuoli e Arco Felice.

I malati di tumori delle isole di Ischia e Procida valgono meno di quelli di Giugliano e dintorni. La nostra oncologia non merita riconoscimento. Chissà, forse perché Mabilia e Matarese fanno poche public relation e molti fatti? Perché si concentrano a salvare la vita delle persone e basta?

Il 31% dei morti dell’ASL Napoli 2 Nord sono pazienti oncologici che perdono la loro battaglia col male dentro. Nel 2012 sono stati in 2384, il numero più alto. Secondo solo ai 2628 morti per malattie del sistema circolatorio.

Termalismo e igiene meritano, sicuramente, la nostra attenzione. Ma mai quanto l’oncologia.

Nell’ASL c’è chi può e chi no. Chest’è!

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