lunedì, Marzo 8, 2021
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Antonio Silvestro: «A bordo dell’Europalink, una lunga notte di paura»

IL RACCONTO: «Stavo dormendo quando ho sentito un rumore fortissimo, un vero e proprio boato. Mi sono alzato di scatto, ho guardato d'istinto dall'oblò della mia cabina e ho visto quello che non avrei mai voluto vedere: una scogliera proprio sotto la nave»

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Il comune preme sulla Curia per restituire al culto il sacro luogo. L’occasione è data dalle imminenti festività pasquali. Castagna tuona:“Non posso esimermi dall’informarVi che nulla osta all’utilizzo dell’immobile, pertanto a partire dal 15 marzo 2021 sarà cura del comune assicurare l’apertura della Basilica tutti i giorni dalle ore 10 alle ore 13 esclusi il sabato e la domenica, salvo ulteriori disposizioni“

Quando gli incidenti non hanno un esito nefasto, li si racconta con animo più leggero, specialmente quando accadono in mare.
E’ accaduto pochi giorni fa, ma sembra essere passato molto più tempo da quando l’Europalink, la grande nave traghetto della compagnia marittima Minoan Lines, che fa parte della grande famiglia della Grimaldi Lines, ha urtato violentemente contro una scogliera sommersa a circa 20 miglia a nord est di Corfù, precisamente nei pressi dell’isolotto Peristeres, incidente che ha aperto un grosso squarcio nello scafo, costringendo la nave a fare rotta verso il porto di Corfù per trarre in salvo i circa 800 passeggeri, compreso l’equipaggio.
A bordo c’era anche l’isolanissimo Antonio Silvestro, operaio meccanico che lavora con la compagnia in questione da moltissimo tempo.
“Era notte profonda, tra l’1.30 e l’1.45 – ci racconta Antonio che abbiamo raggiunto al telefono, appena sbarcato di nuovo ad Ischia – e io ero nella mia cabina. Stavo dormendo quando ho sentito un rumore fortissimo, un vero e proprio boato. Mi sono alzato di scatto, ho guardato d’istinto dall’oblò della mia cabina e ho visto quello che non avrei mai voluto vedere: una scogliera proprio sotto la nave.”
Antonio ci racconta tutto di quella notte, con ancora nella voce le emozioni molto forti vissute sulla propria pelle.
“Abbiamo subito messo in atto tutte le procedure per la sicurezza, fatto accomodare i passeggeri nei loro alloggiamenti, con il giubbotto di salvataggio, ed eravamo anche pronti a calare le scialuppe in mare. Per fortuna il sistema di porte stagne ha funzionato e non abbiamo dovuto evacuare la nave in mezzo al mare, riuscendo a raggiungere il porto più vicino.”
Una esperienza che resta indelebile nella mente di quanti la vivono e si trovano a dover essere operativi all’interno di essa.
“E’ stato un sabato sera di lavoro intenso – continua Antonio – in cui abbiamo dato precedenza alla sicurezza dei passeggeri, per poi dedicarci alla nave.”
Lo squarcio aperto dagli affilatissimi scogli urtati ha, di fatto, riempito in poco tempo lo scafo, giungendo alla sala macchine.
“A causa dell’acqua imbarcata – ci racconta – dopo poco la nave è rimasta completamente al buio e abbiamo proseguito così la navigazione per raggiungere il prima possibile il porto sicuro di Corfù.”
La grande nave traghetto copre la tratta Igoumenitsa-Ancona-Trieste ed era piena non solo di passeggeri, ma anche di automezzi, vetture e motocicli che dalla Grecia erano diretti in Italia.
“Siamo riusciti a raggiungere la banchina del porto – ci spiega Antonio – e i motori si sono spenti a causa dell’allagamento della sala macchine. Siamo stati davvero molto fortunati. Non sono mancati, però, momenti di paura e di tensione, sia al momento dell’urto violento, sia nelle operazioni di sbarco.”
Nel cuore della notte, la nave giunta nel porto greco ha attraccato e ha messo velocemente in atto tutte le procedure per lo sbarco di tutti i passeggeri.
“C’è stato un attimo in cui la nave ha fatto dei movimenti dovuti alla troppa acqua incamerata e stava per girasi su un fianco – racconta – è stato a quel punto che il comandante ha dichiarato l’abbandono nave. Alla fine, però, si è raddrizzata da sola e siamo riusciti ad aprire anche l’altra stiva e a far scendere tutti i mezzi che erano ancora a bordo.”
La nave, completamente svuotata, è ora nelle mani di alcuni tecnici che
“Un notte lunga, siamo stati 24 ore senza dormire – sottolinea Antonio – e una volta a Corfù i passeggeri sono stati assistiti, alcuni sono anche andati in hotel. Noi dell’equipaggio siamo rimasti senza cibo o acqua a lavorare per garantire la sicurezza di tutti. Siamo riusciti ad andare in hotel nella tarda mattinata del giorno dopo, ma siamo comunque rimasti a disposizione.”
La nave, dopo gli interventi tampone, sarà trasportata verso un cantiere specializzato per le riparazioni definitive.
“Io ora sono a casa – conclude Antonio – e per me l’importante è che sia andato tutto bene, nessun ferito e nessun incidente. Sono cose che non dovrebbero mai capitare.”


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