Antimo Puca: “Piazza degli Eroi?Un pasticcio orrendo”

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Antimo Puca | Piazza degli Eroi. Un orrendo pasticcio. Il giudizio estetico sulle opere d’arte e quelle architettoniche non è soggettivo come molti ritengono, perchè un’opera, per essere ritenuta bella e armonica, dovrebbe rispondere a canoni architettonici e stilistici consolidatisi nei decenni e Piazza degli Eroi non ha alcun riscontro con le architetture contemporanee, per quanto immaginifiche e disarmoniche alcune di esse possano essere state negli ultimi anni. Un disegno architettonico corrivo e disarmonico dal punto di vista estetico e chiaramente sbagliato dal punto di vista funzionale e urbanistico sui lembi nord-est e sud-est.

E’ urbanisticamente disastrosa non solo perché non costituisce una cerniera fra vecchio e nuovo ma è, al contrario, un’evidente buco nero che inghiottisce traffico proprio nel punto nel quale dovrebbe essercene il meno possibile: il centro urbano; dopo aver intasato le vie che portano al centro e prima di intasarle di nuovo, andandosene. Nonostante la risibile millanteria autoreferenziale a proposito di capolavori architettonici e nonostante le irricevibili considerazioni storico urbanistiche sciorinate a proposito di Ischia, c’è una figura metaforica che il sindaco, involontariamente ma, come sostiene Freud, potrebbe essere un lapsus linguae, si è lasciato sfuggire nelle sue dichiarazioni. Un’affermazione che rivela il suo autentico intento “identitario” di tutto il tessuto urbano ischitano del dopoguerra: il cemento.

Si, certo, si può affermare che la colata di cemento è fortemente “identitaria” perché è strettamente legata, come sito ultimo, all’intima essenza dell’enorme speculazione edilizia di cui Ischia del secondo dopoguerra è frutto. E’ ormai evidente a chicchessia che il fulcro dell’attività amministrativa dell’attuale sindaco non è, come avrebbe dovuto essere, il centro storico, unico e autentico centro propulsore di senso e di identità, non le pinete, le piazze storiche, gli alberi mediterranei, i palazzi storici, le vie, i lapislazzuli, i basolati, le antiche terme, le chiese, le nostre parracine, le pietre e i muri edificati dai nostri progenitori nel corso della storia bimillenaria della nostra antica e nobile Ischia, unici e autentici centri propulsori di senso e di identità, ma l’anonima, e francamente urbanisticamente modesta, “ischia-Comune-città” contemporanea, quella della speculazione edilizia. Il sindaco, è ormai evidente, non ha un’idea progettuale complessiva sul Comune storico.

Come se fosse contemplata, presso la comunità degli studiosi e dei professionisti del Restauro e della Conservazione, la possibilità di estirpare in “corpore vili”. Piazza degli Eroi, Via Francesco Buonocore, il Carcere, la zona del Mulino, sono da considerarsi un centro urbano antico, un organismo vivente complesso nel quale hanno e danno senso tutte le porzioni, anche quelle apparentemente più misere e umili. Certi rifacimenti sono armi di “distrazione di massa” usate e per assicurarsi, legittimamente, il consenso del ceto medio, piccolo borghese e per distogliere l’attenzione dei cittadini dai problemi strutturali e non risolti: il risanamento de La Siena, il traffico, il servizio pubblico, l’edilizia popolare, il dissesto delle strade, l’incivile spettacolo della cosiddetta raccolta differenziata della spazzatura, gli eventuali allagamenti stradali in conseguenza alla superficiale sradicamento dei nostri storici basolati che non si sa che fine hanno fatto, il carcere con i suoi storici e spettacolari archi in pietra, e tanto, troppo altro ancora. L’improcrastinabile problema politico di questo Comune è che non esiste, quasi mai, l’opposizione, quella istituzionale e quella sociale, e non c’è nessuno, escluse rarissime eccezioni, che lo faccia. Non c’è nessuno, o quasi, che dica nulla sull’inadeguatezza del Piano paesaggistico, ma neanche nessuno, tranne chi scrive, che abbiano espresso critiche o rilievi sui vari, raccapriccianti lavori, Via Francesco Buonocore, La Siena, Il Carcere, i basolati. Non un solo rilievo da parte degli esperti su deturpanti restauri e su vergognosi degradamenti. Non una parola critica. Non una sola riflessione critica su ridicole e avvilenti vicende. Non un’alzata di sopracciglio. Non un imbarazzo sulle trasformazioni. Niente. Mentre il sindaco inocula dosi sempre più massicce della sua dottrina estetica “La bella Ischia” nelle masse ischitane, mitridatizzandole fino al punto da far assorbire loro qualsivoglia indecenza architettonica, storica, urbanistica, amministrativa. La cosiddetta società civile, la borghesia isolana, rimane inerte, spesso plaudente. Ma è comunque talmente incline a servire i potenti da farsi piacere anche questa amministrazione. L’intellighenzia cittadina, adusa a far dipendere la propria vita professionale e sociale dalla politica medesima sia in forma di partecipazione diretta, candidandosi a ricoprire ruoli istituzionali, sia indiretta, aspettandosi un posto di lavoro, appalti, incarichi, prebende e favori, rimane subornata, annichilita e incapace di reagire alla disarticolazione sociale e culturale operata da questa Amministrazione. Dopo questa ennesima dimostrazione di inane complicità e di conseguente assenza di reazioni oppositive, bisogna prendere definitivamente atto che la società ischitana è profondamente guasta e temo che non vi sia alcuna possibilità di redenzione auto propulsiva. Sono proprio queste le ragioni per le quali la nostra classe dirigente è inadeguata: essa non è che lo specchio di questa società, è il ritratto degli ischitani che, in tanti anni di governo democratico, non sono stati, quasi mai, capaci di scegliersene una migliore. Io continuerò a dire che le opere ed i provvedimenti degli Amministratori pubblici, in democrazia, non devono essere sottoposti ad approvazione plebiscitaria diretta della folla, delle masse plaudenti nelle piazze o in quelle virtuali del web.

La nostra, per volere dei Costituenti antifascisti, è una Democrazia rappresentativa nella quale non decidono, per fortuna ancora, le masse ma i rappresentanti del popolo eletti nei consigli comunali e regionali e quelli eletti alla Camera ed al Senato. Non posso non sottolineare la stringente connessione fra la colata cementizia del dopoguerra, quella contemporanea ed il malaffare. Piazza degli Eroi, cosi come il carcere, via Francesco Buonocore, le nostre vie rinnovate senza basolati e lapislazzuli, non sono luoghi tornati a nuova vita come riferimento identitario e di aggregazione. Il riconoscimento della bellezza è, per la psicanalisi freudiana, la comprensione profonda della varietà e interdipendenza di ciò che ci circonda.

Affetti, legami parentali, case, vie, e quindi anche il paesaggio, i panorami, le piazze, i luoghi dell’isola, di una frazione di Comune. L’incapacità di distinguerla è, di conseguenza, una condizione patologica della psiche, quella individuale e quella collettiva. L’inadeguatezza al concetto di bellezza, l’incapacità di produrne, insieme all’abitudine alla bruttezza, generano disarmonia, incuria e disordine, incapacità di distinguere il bello dal brutto, il vero dal falso, il giusto dall’ingiusto, il bene dal male. La bruttezza produce assuefazione all’assenza di regole estetiche ed etiche. Genera un’immoralità diffusa, ma, purtroppo, profondamente radicata in alcune realtà. La bruttezza genera camorra. L’indiscutibile bruttezza di Piazza degli Eroi, cosi come del mulino, del carcere e di via Francesco Buonocore, è diventata l’incarnazione architettonica, il riferimento identitario della conquista definitiva di Ischia da parte di una strana organizzazione, brand, marchio simbolico ma indelebile. Nel cuore del nostro Comune. Della nostra isola.

1 commento

  1. Non è mai stata una piazza, ora è solo uno schifo. Ma cosa ci potevamo aspettare dalla peggiore amministrazione di sempre.

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