Anniria Punzo: Alle prime indifferenze del mattino, la mia prima raccolta di poesie on line

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Anna Lamonaca | Anniria Punzo è giornalista pubblicista dal 2012, copywriter, web Content Editor. Ama scrivere e non potrebbe mai smettere di farlo. Il suo lavoro è dare vita alle parole. “Alle Prime Indifferenze del Mattino” è un esperimento iniziato il 31 dicembre del 2019. Anniria ha sfidato sé stessa ed il suo concetto di “pubblico” ed ha “pubblicato”, sotto altro nome online, la sua prima raccolta di poesie. Un piccolo compendio in aggiornamento quasi cadenzato. Ha scelto Wattpad, una piattaforma che accetta pubblicazioni da chiunque abbia un profilo e che non punta alla classica top ten, ma che sulla base di un particolare algoritmo, riesce a dare visibilità e possibilità di essere letti.  Nell’attuale classifica, “Alle prime Indifferenze del Mattino” è 170 su 9400 contenuti riguardanti la sezione “poesia” ed è stato letto da poco più di 400 sconosciuti. Un vero e proprio traguardo. In occasione di questo esordio l’abbiamo intervistata per voi:

Come nasce “Alle prime indifferenze del mattino”?

Alle prime indifferenze del mattino è un titolo neanche troppo ragionato, tante volte quando ho scritto l’ho fatto quando nessuno particolarmente mi dava attenzioni anche durante una relazione, non sono pensieri d’amore né contro di esso o per forza drammatici, ma sono nati proprio al mattino quando tutti sono addormenti o sono presi dal torpore del sonno, al bar e per strada in cui ti capita di camminare e vedere ognuno stare per i fatti suoi. In quella metafora mentale del mattino ho paragonato il silenzio degli altri ad una sorta d’indifferenza”.

E’ nato prima il titolo o l’opera?

Prima l’opera,  l’ho identificata in un frangente, in un momento della giornata che a volte è stato di notte, a volte alle 6 del mattino, alle 5, non ho mai sofferto d’insonnia, poi è successo un evento di vita che ti sconquassa in qualche modo e ho cominciato a realizzare che avevo scritto sempre in un determinato stato psicologico, emotivo, intellettuale e poi a riflettere sull’indifferenza che è un sentimento tremendo”.

L‘hai sentita su di te?

“Ho iniziato a riflettere, l’ho sentita dagli altri a volte, però non sempre; è una sensazione strana, non è un sentimento, perché a volte è meglio essere odiati però in realtà nessuno veramente è indifferente, è come essere chiusi in un guscio ognuno in sé, indifferente non solo nel confronti degli altri, è un indifferenza totale anche a sé stessi, in quei momenti della giornata in cui ci alieniamo, non  ragioniamo, tentiamo di omologarci a come ci vogliono gli altri ad un determinato modo di vivere la vita, l’amore, ad un nostro percorso personale”.

E’una silloge?

“Alle prime Indifferenze del mattino” è un compendio di poesie o riflessioni inedite, scritte nell’arco temporale degli ultimi due anni circa e ancora in aggiornamento, come le porte che lasciamo volutamente aperte. Al suo interno non vi è un tema principale, se non quello dell’altro, inteso come altro da noi o altra parte di noi. Qualsiasi sia il verso da cui lo si legge non vi è un ordine cronologico da seguire, né una traccia da intuire. Il titolo richiama gli incroci, le indifferenze che incontriamo nella nostra vita, come al bar la mattina… Più banalmente. Quando ancora si è persi nei pensieri della notte o quando ancora non si è andati a dormire. Perché i pensieri che ho rivolto all’altro o all’altra parte di me, sono sempre avvenuti alle prime indifferenze del mattino”.

Le scrivevi al momento?

“Sì, magari ero al bar e scrivevo banalmente al telefono, purtroppo in questi tempi moderni nessuno vuole ammettere che stiamo 24 ore su 24 con il telefono in mano, involontariamente ho cercato anche di combattere l’astio nei confronti dei mezzi tecnologici, per un periodo mi sono cancellata da Facebook, poi ho sospeso il profilo, perché voglio provare a distaccarmene però mi rendo conto che i social sono l’unica vetrina e contatto, per avere amicizie e per sapere qualcosa dell’altra persona. C’è un disperato bisogno di raccontarsi, ma raccontare la versione di sé stessi migliore, alla fine ho smesso di fare questo, non racconto il peggio di me, evito di farlo, ma cerco di mostrarmi per quello che sono realmente, vedi sempre l’altro nella sua posa e momento migliore, ma la vita non è soltanto rose e fiori, anzi i momenti peggiori sono talmente tanti che sono sicuramente maggiori di quelli pubblicati sui social  dove c’è un gusto ostentato per la bellezza, cioè la bellezza la dobbiamo portare avanti, ma essa non è l’unica cosa che conta, dobbiamo imparare ad accettare i momenti peggiori e ripartire da essi”.                                   

Perché non le hai pubblicate prima?

Non l’ho mai pubblicate prima perché pensavo sempre agli altri,  al loro giudizio, a cosa avrebbero potuto dire o pensare. Avevo paura di scoprirmi, la poesia è molto soggettiva, è uno degli argomenti più ostici, è forse uno strumento bellissimo per portare al di fuori sè stessi, qualcosa che parte dall’animo, dall’interno, è un modo di emancipare i sentimenti.                                                                                                                   Mi sono resa conto che avevo scritto tantissimo, ad ogni data, in ogni circostanza ed evento importante della mia vita, avevo segnato qualcosa, non soltanto i momenti belli, ma anche i litigi con persone importanti, quando li ho riletti a volte mi sono sentita ridicola ed ho provato anche un senso di pietà nei miei confronti per quanto sono stata male. Alla fine mi sono psicanalizzata da sola, tutti nella vita abbiamo momenti no, mi sono resa conto di pormi dei limiti che sono solo nella mia testa ed ho cominciato a fare cose che non avrei mai fatto e quindi ho capito che il limite più grande era interfacciarmi con l’altro, non sono mai riuscita a mettermi a nudo, anche con il lavoro che faccio quando intervisto qualcuno che si racconta, ma logicamente non parlo di me stessa, mi sono resa conto di essere molto accogliente, ma  di non essere mai stata veramente ascoltata fino in fondo. L’ho vissuta con molta insicurezza, queste cose erano sotto una coltre ed ho deciso di  mettermi in discussione e l’ho fatto perché mi serviva, non subito sui social, infatti i miei amici neanche sapevano dell’esistenza di queste poesie, le ho pubblicate su una piattaforma che  dava la possibilità di essere letta da tanti individui ed ho scelto la premessa del libro aperto”.         

Wattpad?

Wattpad funziona con una serie di meccanismi, pubblicano delle classifiche mappa, in base ai link e a che cosa guardano le persone per cercare letture, questo avviene anche con qualche editore, mi sono posta un limite, ho detto vediamo quante persone lo leggono e siamo arrivati al numero abbastanza consistente di visualizzazioni, persone estranee totalmente indifferenti alla mia realtà che non sanno chi io sia mi hanno letto, adesso è il momento di parlarne anche con chi mi conosce, anche perché l’isola è piccola, ma sono andata alla grande, non mi aspettavo tante letture ed interresse anche non è che mi è arrivata una grande critica, io speravo più  che qualcuno mi dicesse, questo mi piace e questo non mi piace e non solo complimenti  dettati dall’affetto, ma anche dal fatto che forse qualcuno si è stupito di  sapere che ci sono ancora persone che scrivono, mi fa strano definirmi scrittrice perché non lo sono e non vorrei esserlo, non ho gli attributi per definirmi tale, diciamo che sto riscoprendo anche una certa passione nello scrivere che comunque m’impegna”.                                                                                                                                      

Che cos’è la scrittura per te?

E’ una bella domanda perché per me la scrittura è salvifica e allo stesso tempo è un po’ una dannazione perché quando scrivo mi libero però mi tormento perché la scrittura rappresenta qualcosa che non riesco a dire all’altro, quindi è doloroso, un percorso psicanalitico”.                                                                                                                                   

Chi è Anniria?

Annamaria all’anagrafe, mi chiamo Anniria perchè mia nonna aveva questo soprannome, questa crasi. Mio nonno mi ha aiutata tantissimo anche se non c’è più, ed anche mia nonna è stata una persona molto importante per me. In questi ultimi anni ho conosciuto persone che mi hanno fatto sentire accolta, queste mi hanno resa quella che sono, ringrazio anche coloro che sono stati duri e severi nella mia vita perché mi hanno permesso di diventare la donna che sono, mi sono sempre posta un gradino sotto gli altri, ma tutti quelli che ho incontrato lungo il mio cammino mi hanno aiutato a diventare Anniria”.

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