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Angiolè, ma quando ti dimetti? Hai rotto il giocattolo di Emanuele

MODALITA'71 DI GAETANO DI MEGLIO | Taglialatela e D’Abundo lo indicano come responsabile unico dell'epilogo infausto dell'Ischa Calcio

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Cresciuto all’ombra di Gerardo Mattera e del MondoSport, Angelo Iervolino è ancora saldo sulla panchina dell’Ischia nonostante lo sconquasso che ha prodotto. Nessuno come lui, nel passato, aveva mai provocato danni peggiori.
Ne abbiamo visti di allenatori combina guai ma come Angioletto dal Mondosport nessuno aveva mai fatto tanto.
E mentre tutti lasciano e vanno via, lui ordina pizzette e panini e festeggia la guarigione da covid. Delle dimissioni di lui e dei suoi mondosportini con i gadget elettronici non abbiamo nessuna comunicazione ufficiale di scuse e di dimissioni.

I dubbi sull’allenatore dell’Ischia e della sua caratura rispetto al blasone della squadra e alle aspettative di piazza, stampa e tifosi li abbiamo manifestati fin da subito. Avevamo definito questa scelta una scelta in modalità Agata. Alla fine, l’Ischia, ha fatto proprio la fine dell’Agata. Se il traghetto è stato fittato e ha lasciato il golfo di Napoli, la squadra ha messo di essere gestita da Emanuele D’Abundo. Come dire, due fave con un piccione.
Nell’intervista esclusiva che mi ha rilasciato Emanuele D’Abundo, ho lasciato per un approfondimento extra la riflessione sulla visione del presidente circa il ruolo di Iervolino e le polemiche nate dalle parole di Pino Taglialatela.
Quando ho chiesto ad Emanuele cosa pensasse delle accuse che gli erano state mosse dall’ex portiere del Napoli, Emanuele mi ha risposto che Pino sapeva bene che lui (D’Abundo, ndr) aveva la visione di un allenatore manager e che l’allenatore doveva eseguire le sue scelte in autonomia.
Lascio ai competenti di calcio le valutazioni da “spogliatoio” e di quello che accade in altre squadra, a me resta chiaro il concetto che ha espresso Emanuele D’Abundo, soprattutto alla luce di tutte le valutazioni.

In pratica, D’Abundo ha detto: “Taglialatela e Lubrano girano a vuoto e ho affidato la gestione dell’Ischia ad Angelo Iervolino. Facile, semplice, diretto” e in questo, poi, si spiega anche il ruolo di super giocatore di Filippo Florio e della sua gestione “commissariale” della panchina gialloblu.
C’è poco da commentare circa la liceità della scelta di D’Abundo: i soldi suoi (pochi o molti che siano) li affida a chi vuole. E, in questo caso, Angelo Iervolino.
Chiarito questo aspetto e questa direzione voluta da Emanuele D’Abundo, vengono fuori due circostanze: l’umiliazione di Taglialatela e Lubrano, che ufficialmente escono fuori con le ossa rotte e come quelli che hanno giocato a fere le figurine gialloblù senza contare nulla e il ruolo centrale di Angelo Iervolino.
Un ruolo, questo di Iervolino, che viene confermato dalle parole di D’Abundo e da quelle di Pino Taglialatela.
E’ bene rileggerle: “Per l’allenatore è stata un’annata importante anche se in qualche circostanza avrebbe potuto fare qualcosa di diverso nel corso del campionato, con la gestione diversa di qualche calciatore” chiosa l’ex portiere del Napoli e poi aggiunge: “Al tecnico abbiamo spiegato in alcuni frangenti che cosa andava e che cosa non andava. Non sempre ci ha ascoltato”.

Parole che danno sostanza a tutte le accuse che abbiamo mosso a Iervolino fin dall’inizio del campionato. Accuse precise e dettagliate che, a questo punto, diventano punti di sutura sulla bocca di tutti quelli che parlano e commentano utilizzando il “pendolo” al posto del cervello.
Le parole di Taglialatela vengono poi confermate da quelle di Emanuele D’Abundo. Entrambi, nonostante le posizioni differenti dicono la stessa cosa: “La società ha deciso di dare carta bianca all’allenatore. Sono scelte che si fanno sulle quali si può fare poco. Se prendo le responsabilità, ci metto faccia, cuore e anima e chiedo scusa alla squadra se non ho potuto dare l’apporto dovuto alla squadra. Ho conosciuto Emanuele D’Abundo che è una persona perbene che ringrazio per questi quattro anni magnifici che mi hanno consentito di ributtarmi nel calcio. Ho un’altra attività ma era grande in me l’entusiasmo di ritornare a fare calcio a Ischia dove ci sono tifosi eccezionali che ringrazio”.

Più chiaro di così non c’è nulla. Taglialatela “accusa” D’Abundo e D’Abundo rivendica come sue decisioni quelle che sono le accuse di Taglialatela.
“Ho appreso dal comunicato della società che il progetto va avanti, considerato che non sono stato interpellato, significa che si sta andando avanti con l’allenatore e dunque si va avanti come fatto in questa ultima stagione. Per quello che potevamo fare, ci siamo impegnati ma poi a tutto c’è un limite. Se la società si affida in toto all’allenatore, significa che ha fatto delle scelte, va bene così ma per quanto mi riguarda non posso continuare a avallare. Se devo continuare a fare il direttore generale, devo pure poter pendere delle decisioni, cioè scegliere l’allenatore, i calciatori, coordinare la gestione ma questo non mi è stato consentito ed è giusto che andassi via”.

Queste parole, ovviamente, arrivano prima della decisione di Emanuele D’Abundo di lasciare l’Ischia e di consegnare il pacchetto societario ai tifosi del Rispoli o, in alternativa, a scelta tra 3 gruppi imprenditoriali interessati al titolo di eccellenza dell’Ischia.
Ma perché D’Abundo lascia? Perché ha compreso che la piazza non ama più il suo progetto. E chi ha fatto odiare questo progetto alla piazza? Chi lo gestiva. Chi ne aveva le chiavi. Chi lo portava avanti. E chi era? Angelo Iervolino.
Angiolè, scrivi su facebook o chiama Salvi e ufficializza le tue scuse e le tue dimissioni. Più di Crisano, Tu.

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