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Angelo Iervolino: “Bacchetta magica? No, lavoro duro giorno per giorno”

Il Real Forio nel dopo Billone, il campionato, le avversarie e lo studio aggiornato del nuovo mister: “classifica drammatica ma non impossibile” Intervista verità con Angelo Iervolino: «Mi ha convinto lo spirito di Amato: vuole fare bene. Ci vuole tempo ma la missione è possibile»

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Gaetano Di Meglio | Angelo Iervolino, una sfida diversa, una salita che richiede impegno e sofferenza. Una scalata vera e propria e, come tutte le scalate, c’è bisogno di serrare i ranghi alzarsi sui pedali e spingere forte sui pedali.
Si, siamo di fronte ad una salita e l’unico modo per superarla è quella di lavorare ogni giorno. Un’avventura diversa da quella precedente in Eccellenza dove si lottava per le parti alte della classifica mentre adesso siamo implicati in qualcosa che ha a che fare con le parti basse. Non credo che sia una classifica drammatica, ma sicuramente difficile e come il Presidente ci ha chiesto, cercheremo di portare il Forio fuori da questa situazione di impasse”

Una valutazione che in qualche modo ti aiuta anche a ragionare è quella di arrivare su questa panchina all’undicesima giornata. Hai avuto l’opportunità e la possibilità, se non di seguire, comunque di guardare e di conoscere bene le avversarie. C’è quello “storico” che ti permette di sapere pure come affrontare gli avversari che domenica dopo domenica sono di fronte
“Nel periodo in cui sono stato fermo le ho viste un po’ tutte. Cercavo di stare aggiornato sulle partite in sé per sé dell’eccellenza stessa, ma anche dal punto di vista proprio didattico. Ho avuto modo di aggiornarmi, e studiare, come dici tu, appunto delle partite. Ogni domenica mi sono interessato alle partite sia del girone A sia del girone salernitano. Mi sono addentrato e ho studiato un po’ i calciatori, un po’ gli avversari e ovviamente gli stessi allenatori delle varie squadre. Subentrare all’undicesima giornata anche per me è una condizione nuova, perché subentrare è sempre più difficile. E’ molto diversa dal partire con la preparazione e avere tempo e modo di plasmare la squadra con un mese e mezzo di tempo. Adesso, invece, c’è bisogno di entrare molto ferocemente nelle teste dei giocatori e nei loro modi di pensare e soprattutto motivarli a uscire da questa situazione. Oltre questo, c’è da dire che è sempre difficile subentrare a Mister Billone Monti che comunque è un’istituzione sull’isola e il suo lavoro è sempre da tenere presente. E’ sempre utile continuare un pochino su quella falsa righe cercando, però, di fare qualcosina in più, ovviamente, per la classifica.

Arrivi in una squadra disegnata a misura di un modulo di gioco basato sulla visione di Mister Monti che si er scelto quei giocatori. Tu ad Ischia avevi mostrato un altro modo di gioco, un modo di approcciare al calcio in maniera completamente diversa e, lo stesso Billone nell’ultima intervista diceva che non c’è una scienza esatta nel pallone…
Assolutamente, condivido pienamente! Dall’anno scorso ho visto, sentito e letto tante cose, ovviamente di paragone e, anche adesso, col Mister. Di quello che faceva e aveva fatto prima e di quello che si fa dopo, ma, assolutamente, non giudico. Cioè c’è stato probabilmente un misunderstanding su questo, nel senso che non ho mai, assolutamente, mai pensato nella mia vita, che ci sia un metodo migliore o un metodo peggiore dell’altro. Ognuno ha il proprio metodo che può portare o meno al risultato, magari lo può portare a lungo termine e non nel breve. Ci sono delle idee diverse ma, veramente, non c’è nulla che vada nella direzione dello screditare qualcuno. Ripeto, non c’è mai stata questa valutazione, da quando iniziato, e ormai sono 16 anni che alleno. Non l’ho mai pensato e mai lo penserò perché è giusto che sia così e reputo che tutti possiamo apprendere da chiunque. Anche dagli allenatori che si approcciano ai bambini di 5 anni e, anche lì, puoi cercare di prendere qualcosa…

Ti ho visto all’opera con i bambini di 5 anni a Lacco Ameno
“Bello, si. I bambini sono la parte bella e spensierata del calcio. Ti fanno sorridere e ti fanno star bene quell’ora che stai con loro”.

Torniamo ai grandi
“Ti ripeto, non c’è mai stato assolutamente niente. E’ ovvio, però, che io provo portare avanti un’idea e spero di poterla applicare. Ma soprattutto adesso, a prescindere dall’idea, c’è da portare avanti l’obiettivo e portare punti a casa. E, come obiettivo principale, soprattutto, c’è quello di unire un ambiente che è un po’ giù e con il muso a terra per il fatto di questi punti che mancano. E’ importante cercare di partire bene, portare un po’ di sorrisi nell’ambiente. Questo, però, lo possiamo fare solo tutti insieme: società, ragazzi, tifosi e voi media. È importante per il bene del Forio, perché, alla fine, Forio, Ischia, Barano, Lacco Ameno, Casamicciola o l’ultima arrivata, Perrone, siamo tutte isolane e dobbiamo unirci per far bene.

Un calendario in qualche modo ti aiuta in questo percorso. Domenica, c’è un incontro complicato con il Pomigliano, però, sei arrivato ieri. E domenica, voglio dire, non farà sicuramente testo. Poi ci sono due impegni, secondo me, molto alla portata perché il Forio, è più forte sia di Capri Anacapri sia di Massalubrense.
“Come dicevi la prima, il Pomigliano è, almeno da quello che leggo dalla stampa regionale, poco preso in considerazione, ma secondo me il Pomigliano è la terza o quarta forza del campionato. Ha giocatori importanti, giocatori che l’anno scorso hanno vinto campionati ad Angri e a Pozzuoli, chi alla palmese stessa. Sono giocatori importanti e per la reputo una formazioni tra gli antagonisti, appunto per quell’alta classifica. Successivamente, poi, abbiamo quelle due gare che sono le gare in cui dobbiamo fare bottino pieno di punti. Non è una questione, ripeto, di come dicevi tu anche all’inizio, a prescindere dal giorno in cui in cui sei arrivato e si è iniziato, non è una questione di temporalità, ma semplicemente adesso per provare a pensare, ripeto, provare a fare quello che magari si vuole, ci vuole un po’ di tempo e non è nell’immediato.
Non mi reputo assolutamente quel tipo di allenatore che pensa di avere la bacchetta magica. La nostra bacchetta, per tutti, è quella di fare ogni giorno un grande grande lavoro, stare sul campo più tempo possibile, cercare di sviscerare quelle cose che non vanno ma, ripeto, tutte cose che si devono associarsi al fatto di essere tranquilli mentalmente. Andare in campo come quello che ha chiesto il Presidente alla squadra, ovvero uscire dal campo con la maglia sudata e cercare di giocarsela con tutti. Poi, alla fine, si vince, si perde, si pareggia, ma l’importante è che il Forio esca con la testa alta”.

Questa Ischia di Buonocore, che poi è la capolista, che commento fai? Come l’hai vista? Diciamo che è un po’, gran parte, anche la tua Ischia. Mi sembra che il cuore non sia tanto distante.
(Sorride) “Si, i giocatori chiave, senza fare nomi perché non vorrei dimenticare nessuno ed evitiamo offese, sicuramente c’è. Ovviamente gli innesti che sono stati fatti, questi otto o nove calciatori dalla terraferma fanno la differenza. Sono giocatori importanti e, veramente sono felice, perché da primo tifoso, l’ho detto anche altre volte ad amici, sono io il primo di tifoso dell’Ischia. L’ho detto e lo ribadisco senza retorica, ma siamo tifosi dell’Ischia e tutti speriamo che possa raggiungere il proprio obiettivo, quello di raggiungere la serie D. Il Mister, ovviamente, è un mister che ha le idee ben chiare. Ha fatto del proprio gioco e del proprio credo, quello di essere molto efficaci, diretti e verticali. Ed è quello che poi serve, a mio modo di vedere, a quei tre davanti che possono fare la differenza in ogni partita. Poi qualche stop ci sta perché è giusto che ci sia. Ho sempre detto e sostenuto che l’Ischia può diventare la Puteolana dell’anno scorso o il Savoia stesso dell’anno scorso, due squadre che hanno fatto dei campionati stupendi. Noi facciamo assolutamente il massimo in bocca al lupo. Poi, ripeto, come hai detto tu rispetto all’anno scorso, c’è tanto di uguale, ma tanto, poi di diverso. C’è un progetto totalmente diverso. Un progetto dove Pino ha fatto dei salti mortali assurdi per poter far sì che la squadra potesse ancora esistere e quindi è importante anche questo. C’è tanta apertura da parte dei tifosi. L’Ischia, aveva bisogno, dell’essere protagonista, lassù.
Noi l’anno scorso ci abbiamo provato. L’abbiamo fatto per tutto il campionato con tre sconfitte totali di cui due con la capolista che ha stracciato il campionato. Abbiamo fatto quello che potevamo. Ci sono stati degli errori. Assolutamente si. Sono state fatte delle cose buone? Assolutamente si. Abbiamo sbagliato all’ultima giornata e ci siamo giocarti il secondo posto e poi, purtroppo, abbiamo fatto il quarto, ma penso che sia stato un campionato in linea con quello che la società chiedeva e con quella che poteva essere la l’aspettativa della rosa stessa.

Ultima domanda, qual è stata la scintilla che ti ha fatto scegliere il Forio? La sfida salvezza o l’impostazione di Amato? Qual è stata la motivazione che ha fatto dire sì, ok, torno a vestire i panni dell’allenatore e vado in panchina.
Beh, i panni dell’allenatore, come dire, non sono mai stati tolti perché è quello che provo a fare ogni giorno. È quello per cui ogni mattina, mi aggiorno, studio e lavoro. Nel mondo del calcio è così, per ogni allenatore ci sono dei periodi in cui bisogna aspettare. E questo è stato il mio periodo. lo l’ho applicato in altra maniera, studiando. Certo, poteva essere anche più lungo perché fa parte del gioco, poi c’è stata questa telefonata del Presidente Amato già il lunedì all’ora di pranzo. Ci ho parlato e ho sentito quella scintilla di voler fare qualcosa di buono, di voler fare un progetto, di voler pensare anche al futuro e ai ragazzi e faremo qualcosa di più grande rispetto a quello che si è adesso e, ovviamente, una cosa che non puoi richiederla subito, ma c’è, c’è bisogno di tempo.

Ma ti ha convinto la sfida salvezza o la scommessa del futuro che sembrano legate, ma sono diverse.
Mi ha convinto la sfida. Soprattutto il fatto di poter cercare di aiutare una nostra isolana a fare bene e quindi restare nel campionato in cui milita e poi sicuramente mi ha spinto anche Il progetto del Presidente. Entrambe le cose sono abbastanza legate. Però poi anche la spinta maggiore è stata anche quella di non voler stare sul divano, non stare in tribuna e quindi stare in campo con i ragazzi”

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