Angela Barnaba: “Vi racconto le emozioni racchiuse nel mio nuovo libro”

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Anna Lamonaca | Angela Barnaba è sempre un vulcano d’idee e d’emozioni, recentemente ha pubblicato una nuova silloge poetica per aletti editore che verrà presentata presso la Biblioteca Antoniana d’Ischia il 29 settembre alle ore 19.00.

In occasione di quest’evento l’abbiamo intervistata per voi: Angela, parliamo del nuovo libro, “Deserto di fanfare”: già il titolo suscita curiosità perché questa scelta?
“Deserto di fanfare” prende il titolo da una mia poesia che recita così: “La mia vita sospesa / in un limbo di ore / e in un deserto antico / di fanfare – // ricordi sbrindellati / s’incuneano / nella mente / e creano un // vuoto // ove finti eroi / si schermagliano / tra loro”. Il significato più ovvio è quello di un deserto privo di suoni, d’allegria, di fanfare. Spesso – quasi sempre, in verità – si associa il termine ‘deserto’ al vuoto, al nulla, ma non è proprio così… Antoine de Saint-Exupéry, autore del “Piccolo Principe”, afferma: “Che si tratti della casa, delle stelle o del deserto, quello che fa la loro bellezza è invisibile” o ancora: “Ho sempre amato il deserto. Ti siedi su una piccola duna di sabbia. Non vedi niente. Non senti niente e tuttavia qualcosa brilla in silenzio”. Queste e altre citazioni (anche per esempio del Beato Charles de Foucald) possono iniziare a far comprendere gradualmente come il titolo di questo libro celi, in realtà, una miriade di significati. Potrebbe far pensare, paradossalmente, anche ad un deserto affollato da fanfare.

Ami l’arte, hai la passione per il canto e la fotografia, sei una persona sensibile che non si limita a sfiorare la vita, ma vuole essere parte di essa, è vero?
Amo la vita (anche quando fa di tutto per non farsi amare!); amo la cultura, la conoscenza, l’arte, la musica (specialmente il canto sacro), la poesia, la filosofia. Fanno parte della mia vita! Per quanto riguarda la Poesia, mi piace sempre ricordare la definizione del poeta contemporaneo Milo De Angelis: “Forse la Poesia gioca a nascondino, genera i suoi figli, i suoi versi e poi se la dà a gambe, non vuole essere né vista o nominata. Deve essere una creatura che colpisce da lontano con il suo arco sacro. Rimane la freccia che vibra nel tronco, ma non si sa chi è l’arciere”.

Hai pubblicato “Sospesi tra infiniti” e “Il vento delle cose”, c’è un filo che unisce le tue poesie o appartengono a periodi particolari della tua vita?
Il filo che unisce i miei due libri pubblicati in precedenza e quest’ultimo è la mia vita, in essi sono contenute poesie scritte fin dall’adolescenza, non corrispondono a periodi particolari, ma racchiudono fatti, esperienze, sensazioni ed emozioni della mia esistenza. Mi piace citare un frammento della Prefazione al libro, firmata dalla Prof.ssa Rosa Elisa Giangoia (celebre scrittrice, saggista e redattrice della rivista letteraria genovese “Xenia”), che parla di “una continuità d’ispirazione e di voce poetica, resa ferma e vibrante nella creazione di un mondo fuori dal tempo e dalla realtà, che vive di sofferta riflessione esistenziale”: “Dall’osservazione degli eventi e dall’auscultazione dei propri moti intimi scaturisce l’immediatezza d’illuminazioni trascritte in un peculiare ritmo poetico, caratterizzato da una persistente sensazione di armonia formale, che sottende e pervade l’intera raccolta. Un ritmo poetico pienamente consono all’ispirazione concettuale che lo determina, sempre esatto, preciso, sostenuto, impreziosito da elementi del lessico classico, in un succedersi di parole di accattivante malia in costruzioni ardite di pensiero, colmo allo stesso tempo di astrazioni, d’immagini e di figure, anche queste desunte dal mondo classico (Arpie, Rupe Tarpea, Ninfe, Icaro, Parche), senza mai accondiscendere a situazioni narrative, ma utilizzandole sempre in chiave allusiva”.

La poesia “Vedevo il sole”è un misto tra la speranza nel guardare il cielo e il sole e la malinconia del tramonto. Queste sono le sensazioni che volevi suscitare nel lettore?
Quando ammiro un tramonto resto incantata dai colori, dalla sua struggente bellezza, ma non posso non pensare alla sparizione del sole, alla sua fine (anche se temporanea) e paragonarla a quella dell’uomo. Nella Postfazione questo aspetto è ben illustrato: “Il sole può scendere dagli alti cieli della metaforologia di stampo metafisico per incarnare, nella sua parabola quotidiana, la sempiterna vicenda umana di vita e morte. Lo sguardo dell’io lirico, a differenza di quello di Leopardi, che evidenziava la discrasia tra l’immortale ciclicità della natura e la peritura finitezza dell’uomo, si appunta contemplativo sulla transeunte misura del giorno, entro il cui arco effettivamente il sole, emblema di vita quanti altri mai, trova un suo definitivo Averno”.

Il misto tra malinconia e speranza emerge da “Gelo” e “Come in una morsa”: si avverte calma e pace nella prima, mentre nella seconda “Il buio del tuo cuore” diventa “immenso / e totale”;da dove provengono i chiaroscuri della tua anima?
I chiaroscuri sono insiti nella vita stessa: accadimenti, eventi ci coinvolgono e ci procurano emozioni, sensazioni, stati d’animo che non sono mai univoci, ma possono avere mille sfaccettature. Anche gli elementi naturali, gli spazi e le loro significazioni semantiche e intrapsichiche contengono molteplici chiaroscuri. Il deserto, ad esempio,può avere funzione d’inizio della poesia, ma anche di fine, di prologo e di epilogo, di luce, ma anche di tenebre. Chiaroscuri e polarità sono presenti ovunque: nel deserto c’è il fiore, nella finitudine il respiro dell’infinito, nella ferita della vita la presenza dolceamara di ciò che è perduto.

Le tue sono poesie dolci, di speranze, di riflessione, ma spesso anche malinconiche e tristi: raccontacele…
Le mie poesie scaturiscono da pensieri, riflessioni ed emozioni che provo scrutando in me stessa e osservando il mondo che mi circonda. Cerco di guardarlo non superficialmente, ma di andare in profondità, di cercare significati per esprimerli mediante parole e trasfigurarli in metafore. La Preside Prof.ssa Angela Procaccini, nome di assoluto spicco del mondo culturale odierno (poetessa, tra l’altro, di grande levatura), ha voluto scrivere bellissime parole a proposito delle mie poesie (e di questo la ringrazio infinitamente); te ne leggo ora un brano: “Leggendo queste liriche in bilico tra il buio del male e la luce dell’aspirazione al bene, mi viene in mente un sintagma incisivo che Viktor Šklovskij usò per definire la poesia di Anna Achmatova, poeta ucraino: ‘La sua poesia è come una lama di luce in una stanza buia’. Anche per Angela Barnaba il sintagma può essere utile a sottolineare il racconto poetico, caratterizzandone l’intensità espressiva e emotiva, riconoscendone una felice disposizione verbale, tesa a raccontare la propria natura di donna sensibile attraverso l’incastro di ‘illuminazioni’ rivelatrici”.

Scrivere poesie nasce dal desiderio di stare con se stessi e farsi compagnia lasciando scritte le emozioni del cuore. Da quanto tempo scrivi ed ami la poesia?
Amo la poesia e scrivo poesie da sempre. Ho cercato di esprimere una mia definizione di Poesia nel testo poetico che ho messo nell’esergo del mio libro “Sospesi tra infiniti”, che recita così: “Che cos’è la poesia / se non / scendere all’inferno, /afferrare il tizzone / che ti brucia / l’anima/ e cercare/ di gettarlo via, / di tramutarlo / in parole / per alleviare/ il dolore / che ti assale, / ti tramortisce / e ti annienta?”.

Molte tue liriche sono caratterizzate da un centrale senso di vuoto. Che cos’è per te questa sensazione?
La sensazione di vuoto fa scaturire in realtà una molteplicità di interessi, di ricerca di senso, di significati. Come già accennato in precedenza, il deserto può sì rappresentare il vuoto, ma – come afferma il vaticanista Enzo Romeo nel suo libro “Il Piccolo Principe commentato con la Bibbia” può diventare anche“un trampolino, una scala verso la perfezione, permettendo di assaporare la fragranza discreta e tenace del divino”. “Il deserto – scrive ancora Romeo – conduce naturalmente l’uomo alla poesia, all’elevazione verso l’ignoto o l’inconoscibile”. In definitiva, a prevalere nel mio “Deserto di fanfare”, come ha sottolineato la Preside Procaccini, è la rinascita, la palingenesi: “Con la sua ricerca di‘essenze nuove’ tra ‘forme note’ e ‘inganni nascosti’ Angela Barnaba ci insegna che la palingenesi è possibile infatti, nonostante tutto, la ragione della poetessa, invece che essere impressa dallo stimma di negatività, approda ad uno stato di ‘serenità commossa’ (Maurizio Cucchi)”. Citando la canzone di Eduardo De Crescenzo “C’è il sole”, la Preside ha dichiarato, con parole che – ti confesso – mi hanno profondamente commosso:“C’è il sole nel ricordo e nel sentimento, dentro di noi, dentro la vita e la poesia di Angela Barnaba”.

Angela, dov’è possibile reperire il libro?
Il mio libro, pubblicato dall’Aletti Editore di Roma, è disponibile sia in formato cartaceo che in formato e-book; basta digitare ‘Angela Barnaba, Deserto di fanfare’ su qualsiasi motore di ricerca.

Quali sono le prossime presentazioni in vista?
Martedì 29 settembre alle ore 19.00 presso la Biblioteca Antoniana d’Ischia, grazie alla Direttrice Dott.ssa Lucia Annicelli (tra i relatori ci sarà la pittrice informale-materica Nunzia Zambardi). Colgo l’occasione per ringraziare il Priore dell’Arcinconfraternita di S. Maria Visitapoveri Avv. Maria Anna Verde, sempre disponibile a rendere il sagrato della chiesa foriana di Piazza Municipio un luogo di cultura, nella fattispecie con la presentazione del mio libro, il 25 agosto scorso (con la straordinaria presenza della Preside Procaccini). Mi piace anche ricordare la presentazione del 20 febbraio scorso a Napoli alla Libreria Mondadori di P.Vanvitelli (tra i relatori la Prof.ssa Carmela Politi Cenere, scrittrice e Presidente-fondatrice, del Premio Letterario Internazionale “Emily Dickinson”), alla presenza del Consigliere comunale della V Municipalità di Napoli Avv. Margherita Siniscalchi.

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