“Anema e core” con un “Putiferio” di Viviani che non convince e poi “I Divini commedianti” irrompono con un simpatico horror

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Gianni Vuoso | Il lavoro  di Viviani “Putiferio”, messo in scena da Valerio Buono regista della compagnia “Anema e core” è apparso un vero putiferio.

In tutta franchezza, non ci è parsa felice la trovata degli attori nascosti dietro una maschera, né abbiamo condiviso il motivo che ha spinto il regista ad usare questo stratagemma.

La maschera ci ha tolto la possibilità di osservare le espressioni dei singoli attori, particolare non certo insignificante in una recitazione; così come ha reso più difficoltosa la comprensione visto che le maschere hanno stretto in molti casi, il naso impedendo alla voce di raggiungere lo spettatore con chiarezza.

Un fastidio tecnico che ha nuociuto su un altro particolare altrettanto importante come la voce, l’espressione vocale. Bisogna anche aggiungere che in più occasioni la dizione è apparsa frammentaria, incompleta, non solo per colpa della maschera ma probabilmente per le difficoltà espressive dell’attore stesso. Certo, l’opera di Raffaele Viviani è difficile. Questa soprattutto, appesantita dalla presenza di ben 32 attori. Il regista, il buon Valerio che abbiamo apprezzato in tante altre occasioni perché dotato di ottime capacità non solo come attore ma anche come regista, ha cercato di spiegare sostenendo che si tratta di “teatro amatoriale” e pertanto ogni sfasatura, ogni imprecisione, ogni difetto passa in second’ordine. Ma questo discorso ci sembra molto discutibile. E’ vero che gli attori amatoriali sono già impegnati nei loro lavori e si dedicano al teatro solo per passione e con grandi sacrifici, sottraendo tempo alla famiglia, ad altre attività, ma questo non significa che l’attore amatoriale deve fare teatro con superficialità. Esempi di attori amatoriali ne abbiamo tantissimi e ad Ischia, grazie al premio Aenaria, abbiamo avuto la fortuna di conoscere ed apprezzare compagnie di prestigio, tutte composte da gente che lavora, che studia, che è impegnata con la famiglia, che insomma si dedica al teatro nel tempo libero con grandi sacrifici. Lo abbiamo detto e ripetuto più volte anche durante le conferenze stampa tenute al Poli: perché le compagnie amatoriali provenienti da altre zone sono di gran lunga superiori a tante compagnie che operano sull’isola? Qual è la loro marcia in più? In una occasione, un attore locale, probabilmente offeso, ci chiese: “Allora vuoi dire che loro sono buoni e noi siamo scemi?”. Il problema non è qui. Non si tratta di essere “buoni o scemi”. Piuttosto di essere disponibili a dedicarsi al teatro con una serietà diversa, con un impegno che non è lo stesso che caratterizza il nostro modo di fare teatro. Non possiamo negare che molti si sono stancati di fare teatro perché costretti a subire l’indisciplina di certi partecipanti: attori che partecipano in modo discontinuo, che frequentano le prove con ritardi insostenibili, appesantendo le serate, dilungandole inutilmente e faticosamente. Perché non c’è un rispetto reciproco, non c’è disciplina. E il teatro, si sa, è una disciplina con le sue regole ferree. Abbiamo ripetuto più volte che nessun medico prescrive di fare teatro. Chi si dedica a questa attività opera una sua libera scelta, ma nel rispetto di altri. La sua partecipazione non può essere una capricciosa presenza motivata dalla sua personale esigenza di divertirsi. Chi intende trascorrere una serata diversa può andarsene in pizzeria. In questo consiste quella “serietà diversa” di cui abbiamo parlato e che contraddistingue quelle compagnie provenienti da altre zone d’Italia e ci hanno deliziato gli anni scorsi. Tutto qui.

Sia ben chiaro però: non diciamo che gli attori di Valerio Buono della compagnia “Anema e core” non sono seri. Assolutamente. Non ci permetteremmo di esprimerci in questo modo e comunque abbiamo il dovere di rispettare chi s’è dedicato a mettere in scena “Putiferio”. Alcuni attori della compagnia si sono espressi benissimo in altre occasioni e ci riferiamo per esempio, ad Alessandro Guerra, Mario Pisano, Elisa Pisani, Sara Pesenti, lo stesso Valerio Buono. Tanti altri però, sono apparsi approssimativi, imprecisi, caotici nei movimenti, nella dizione, nella comunicazione, nella recitazione in generale.

L’altra tematica affrontata velocemente con Valerio è stata quella dell’uso delle maschere. La sua risposta ha dato per scontato che diversamente non avrebbe potuto mettere in scena “Putiferio” perché non avrebbe avuto la possibilità di reperire un vero esercito di attori. Da qui la necessità di affidare a più di un interprete personaggi diversi: Guerra nelle vesti d’ ‘O Prufessore e di Don Alfonso, Pisano nelle vesti di Biasiello e del Primo Mazzunaro, Giordano come Secondo Mazzunaro e come Secondo Suonatore, tanto per fare alcuni esempi. Una confusione che ha impedito allo spettatore di notare le differenze e di apprezzarne le diverse capacità. Sopraggiunge quindi spontanea la conclusione: se non esistevano le premesse perché avventurarsi ad ogni costo in un’opera più grande? E’ vero che è una scelta del regista, rispettabile, ma forse non è condivisibile.

Diverso il discorso per il lavoro messo in scena da “I divini commedianti”, dal titolo poco felice “Benvenuti al cimitero” ma dal contenuto molto più simpatico e accattivante. Autori Eva De Rosa e Massimo Canzano. La prima è autrice di testi teatrali, attrice di Teatro, Cinema e TV, cabarettista, regista e conduttrice televisiva. Nel 2010 entra negli studi RAI, sarà nei cast di vari film e fiction e cabarettista in vari circuiti tra cui Zelig. Nel 2011 inizia la conduzione della fortunata trasmissione “Indovina chi c’è a teatro”. Sempre negli stessi anni, scrive a quattro mani con l’amico Massimo Canzano, opere come  “In fuga con il catetere” (2013), in cui tre vecchietti affrontano nella ‘prigione di una casa di cura’ la Terza Età; “INPS: Inganni Napoletani Per Sopravvivere” (2014) ed altri ancora. Canzano comincia ad entrare nell’Associazione teatrale “Megadera” con la quale partecipa a tante commedie come attore e come regista e poi si avvia alla scrittura di numerosi e divertenti copioni, prima col fratello Domenico poi con Eva De Rosa. Insomma due autori nuovi, napoletani, pronti a far sorridere un pubblico chiamato a divertirsi. Come è successo con “Benvenuti al cimitero” che il buon Giovanni Lauro, collaudato attore e regista di vecchia data ha saputo offrire agli spettatori. Un successo grazie anche ad una tematica nuova questa dell’horror-comic, una novità per il pubblico ischitano abituato ai soliti doppi sensi, ai soliti intrighi napoletani, alle beffe. Una novità con un messaggio  che vuol essere ricco di positività: Una coppia scoppiata che attraverso un viaggio fantastico ed horror in una antica criptica, riesce a ritrovare l’amore. Una scena movimentata, ricca di trovate, a volte esasperate ma tutte coinvolgenti; particolarmente incisivi i costumi, i trucchi (uno fra tutti quello di Alessandra Trani). Chiara e precisa la recitazione, di notevole rilievo quella di Saverio Casciello e Melania Trofa; bravo Salvatore Sirabella e bravi anche gli altri.

L’appuntamento col teatro è rinviato fino al 15 marzo. Per ora è di scena il coronavirus sul quale ci auguriamo che il sipario si chiuda al più presto.

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