Ancelotti non mi piace più

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Ero entusiasta dell’arrivo al Napoli di Carlo Ancelotti, lo scorso anno. Pensai che la strategia di De Laurentiis nel trovare il sostituto ideale del “Comandante” Sarri avesse dato i frutti migliori. Ritenni che finalmente la mia squadra del cuore avrebbe assunto una dimensione realmente internazionale, senza più rischiare di perdere scudetti in hotel, diventando molto più forte di quelle penalizzazioni occulte che avrebbero reso necessario lottare “fino al palazzo”. Pensai anche che, con un allenatore così, la solita logica sparagnina del Presidente del Napoli avrebbe avuto la peggio rispetto agli impegni presi con quell’allenatore che, per sua stessa ammissione, non era venuto a Napoli “a pettinare le bambole”.

Il primo campionato di Ancelotti al Napoli, pur chiuso al secondo posto senza mai alcun timore di essere raggiunto dalle inseguitrici, è praticamente terminato alla fine del girone d’andata, quando con la Juve già avanti di nove e l’Inter indietro di cinque, tutti ci siamo resi conto che il gioco degli azzurri perdeva progressivamente quella brillantezza che, in qualche modo, ci aveva comunque affascinati per la prima metà della stagione. Tutti pensammo che non era e non poteva essere quello il Napoli di Ancelotti, sia perché si trattava del suo primo anno con noi sia per l’impossibilità di conferire alla squadra, in così poco tempo, la sua impronta tecnico-tattica, anche in attesa di ricevere degli innesti individuali mirati che glielo consentissero.

Ho atteso con ansia, come credo gran parte dei tifosi come me, il termine dell’ultimo calciomercato, interessandomene talvolta anche ripetutamente nella stessa giornata e attendendo sempre più il grande colpo che facesse la differenza: ce n’erano tutti i presupposti, dopo l’inizio scoppiettante con Manolas, Di Lorenzo ed Elmas. Poi le dichiarazioni quasi inequivocabili di De Laurentiis da Dimaro (“Ho bisogno di vincere qualcosa”), il tira e molla col Real Madrid per il tanto agognato James Rodriguez, la sceneggiata dell’arrivo in elicottero a Dimaro dei procuratori di Pepé, la tarantella senza fine con Icardi, il “ripiego” su Lozano e, alla fine, nulla più di Llorente, “pensionato di lusso” a parametro zero e dalla grandissima esperienza, ma non certo un principe dai piedi raffinati e da trenta gol a stagione.

Non avevo bisogno di questo calciomercato per conoscere la “manella” di AdL! Ciò che mi meraviglia, invece, è l’esser stato preso in giro proprio da Carlo Ancelotti, che già a due giorni dal big ben, dichiarandosi “soddisfatto, sperando di poter essere soddisfattissimo… la squadra è più che competitiva”, ha posto sé stesso e la sua credibilità in fortissima discussione. Ma, cosa ancora peggiore, il gioco espresso in campo sia in campionato che in Champions ha avvalorato enormemente tali conclusioni, specialmente nel sentirlo continuare a valutare pubblicamente quali “ottima gara” partite che per almeno un tempo non hanno avuto alcuna anima e intensità da parte dei suoi uomini, rappresentando un vero e proprio, sistematico regalo agli avversari e affidando alla sola qualità della sorte e a una ripresa senza dubbio migliore l’esito finale.

Proprio oggi, su Facebook, il mio vecchio amico Fabio De Paulis, avvocato e tifoso “malato” del Napoli molto più di me, mi scriveva: “E’ un paradosso avere giocatori forti fisicamente come Koulibaly, Manolas e Allan, atletici come Fabian Ruiz e Zielinski, vederli perdersi distanti uno dall’altro venti metri nelle praterie del campo, dove gli avversari si inseriscono che è una bellezza mentre i nostri si affannano a coprire spazi infiniti, in entrambe le fasi di gioco. Tutti dannatamente fuori ruolo. Pretendere che Insigne faccia il tornante, dove vengono richiesti polmoni e scatti lunghi è da miopi. Per le sue caratteristiche (Insigne) stava bene dove lo aveva messo Sarri, largo a sinistra dove nel breve fa segnare e segna. Vedo giocatori sfiduciati, Allan vaga da solo a recuperare palloni sempre in affanno e completamente avulso dalla manovra offensiva. Fabian Ruiz, al quale ha cambiato ruolo dopo averlo mortificato da trequartista per tre partite, è costretto a lanci lunghi che solo uno su tre vanno a destinazione. Insomma poche idee ma confuse e doveva essere l’anno della consacrazione di Ancelotti che ancora non si capisce chi è diventato.” Come dargli torto? Anzi, va aggiunto che la sua ostinazione con il 4-2-3-1 continua a rendere fenomenali individualità e collettivi che, in altri tempi e, soprattutto, con una diversa disposizione in campo, avrebbero avuto modo a malapena di superare la metà del terreno di gioco.

E se a tutto ciò aggiungiamo che la gestione Ancelotti non sembra aver raggiunto ancora la giusta serenità neppure sotto il profilo della gestione dello spogliatoio (ruolo in cui Ancelotti, con ben altri campioni tra Milano, Parigi, Madrid e Monaco di Baviera, si era pur dimostrato maestro), visto il recentissimo episodio di Insigne e Ghoulam in tribuna e lo stato di evidente tensione messo in luce a più riprese da Koulibaly fino all’espulsione contro il Cagliari, siamo tutti legittimati a pensare che i sei punti dalla vetta e il quarto posto dopo sole sei giornate, seppure a un punto dalla terza e quattro dalla seconda, siano sintomatici di una squadra che la strada maestra l’ha tutt’altro che imboccata. Ancora una volta.

Oggi, amici miei, proprio non me la sento di contraddire coloro i quali adducono quale motivazione dell’arrivo di Ancelotti al Napoli ben tre cattiverie: prima, nessun’altra squadra lo voleva; seconda, è venuto a Napoli a prendere una lauta pensione per due anni (non solo per sé, ma anche per suo figlio e suo genero); terza, assecondare le solite politiche societarie in tema di organico senza alcuna pretesa di risultati che vadano oltre la solita qualificazione in Champions League e il superamento della fase a gironi. Una cosa è certa: per quanto mi riguarda, ancora una volta al Napoli sono mancati i soliti, pochi centesimi per totalizzare una lira, in perfetto stile De Laurentiis. E come ho scritto già il 3 settembre sui social, lo promisi a fine campionato, lo mantengo oggi: la società raziona le risorse, io farò lo stesso con la passione, almeno finché la ragione mi aiuterà. Nella speranza di essere smentito da un sonoro quanto improbabile schiaffo morale. Domenica, mentre il Napoli giocava col Brescia, io ero in barca a Procida per uno splendido bagno ed un ottimo pranzo in famiglia. In altri tempi, statene certi, nessuno mi avrebbe schiodato dalla tivù o, quanto meno, dallo SkyGo.

A me Carlo Ancelotti già non piace più! E pensare che avevo chiamato anche un mio cane come lui…

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