venerdì, Marzo 5, 2021

ALVEO MORTALE. La Rita, dopo il crollo la potenziale catastrofe: alveo ristretto fino a tre quarti e occupato

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Ida Trofa | Il 13 febbraio il Soccorso Alpino e Speleologico della Campania (CNSAS) è stato attivato dalla Protezione Civile Regionale, tramite la responsabile dott.ssa Claudia Campobasso, per effettuare un sopralluogo all’interno del comune di Casamicciola. Richiesta dell’intervento era l’ispezione di un canale tombato probabilmente ostruito a seguito del crollo di una palazzina nel comune di Casamicciola. Scopo dell’ispezione? Valutare se il crollo avesse creato un’ostruzione nel canale tombato e constatare le condizioni del canale stesso nell’area interessata al dissesto.
L’esito del sopralluogo ha residuato un quadro doloroso e drammatico della situazione che testimonia molte scelte discutibili e una situazione antropica al limite del paradosso per una realtà fragile come quella isolana.
Gli stabili crollati da decenni, ormai, erano stati realizzati direttamente sull’alveo, non accanto o in un lato, sopra. E, in molti casi, benché siano opere datate anche ad inizio secolo, l’esito dell’ispezione ha mostrato che l’uomo, qualcuno, almeno, di recente, aveva impiantato nell’alveo stesso, riducendone la sezione ogni tipo di impianto e macchinario per l’emungimento, il trattamento e lo sfruttamento delle acque, oltre ad altri sottoservizi legati allo smaltimento.

A rilevarlo sono gli uomini di Atrapilada. Un quadro doloroso. E dire che non si conosce ancora l’esito della relazione del genio civile e del geologo Ennio Ciervo. Ma lasciamo alla relazione redatta dal D.O.S. Beradino Bocchino e dal responsabile regionale Girolamo Galasso la narrazione dello stato dei luoghi dopo il crollo ed i rilievi di una situazione ritenuta addirittura catastrofica.

La relazione: Situazione catastrofica
“Dal sopralluogo è emerso che nell’area interessata, al momento non sono presenti accumuli di acqua a monte del crollo, ma la situazione è decisamente catastrofica e la possibilità di ulteriori crolli e sicuramente una realtà a dir poco imminente. Risulta quindi molto urgente ripulire il tombato dalle macerie del crollo stesso in quanto con buona probabilità, appena l’alveo si riattiverà, quelle macerie faranno sicuramente da diga, creando un pericolo a valle.
Il buon senso e lo stato dei luoghi consiglierebbero l’interdizione dei luoghi ai non tecnici e l’abbattimento di tutte e strutture, oramai di difficile ripristino e naturalmente la pulizia urgente del tombato.
Dopo il controllo dell’area interessata dal crollo i tecnici del CNSAS hanno tentato di effettuare una ispezione nell’alveo a monte del crollo. Attraversando la proprietà di un privato, che ha concesso l’accesso e percorrendo un piccolo sentierino, la squadra del CNSAS è riuscita a scendere nell’alveo e ispezionarne un piccolo tratto. E’ apparso subito evidente lo stato di grande degrado presente in tutta l’area, evidenziato anche da una serie di piccole frane, dalla caduta di alberi ad alto fusto, e soprattutto dalla decadenza degli stramazzi. Infatti, i blocchetti che formavano la muratura degli stramazzi sono stati divelti dall’erosione delle acque e dall’incuria e sono disseminati lungo l’alveo. Purtroppo la fitta vegetazione ha concesso di ispezionare solo un piccolo tratto che comunque è stato esaustivo per capire lo stato dei luoghi.
Si potrebbe ispezionare tutto l’alveo con attrezzature opportune ma soprattutto, visto gli eventi meteorici eccezionali che si stanno verificando negli ultimi anni e che potrebbero innescare eventi catastrofici, è urgente ripulire tutto l’alveo sia dalla vegetazione (tagliando gli alberi ad alto fusto caduti o in imminente pericolo di caduta), sia dall’immondizia e dai blocchi di materiale solido presenti all’interno. Infine è necessario eliminare tutto il materiale franato che l’acqua potrebbe trascinare a valle ma soprattutto ripristinare gli stramazzi oramai quasi inesistenti“.

Il sopralluogo e la descrizione dei luoghi
“La mattina del 14/02/2021 una squadra del Soccorso Alpino e Speleologico della Campania si è recata sul posto dove ad attendere c’erano tecnici del Genio Civile con il geologo Ennio Ciervo, l’UTC del Comune di Casamicciola Terme con l’Ing. Mimmo Baldino e il sindaco di Casamicciola Terme, Giovan Battista Castagna, nonché i proprietari degli stabili coinvolti e i consiglieri comunali Nunzia Piro e Luigi Mennella. Dopo una breve presentazione i tecnici del CNSAS sono stati accompagnati sul sito interessato al crollo, lo stabilimento Termale La Rita. L’antico stabilimento Termale era chiuso da tempo perché pericolante; durante la notte precedente la parte centrale dello stabile era crollata e le macerie erano finite all’interno del canale tombato, ostacolando il normale deflusso delle acque. Dopo aver chiesto e chiarito con tutti i presenti la libertà operativa del CNSAS e il consenso al libero accesso ai siti, vista la gravità della situazione, si è deciso di operare immediatamente con una ispezione del canale tombato.

Una squadra di Tecnici del CNSAS, insieme al Tecnico del Genio Civile è entrata nel tombato che passa sotto lo stabilimento Termale La Rita, attraverso l’accesso a valle, mentre un’altra squadra è rimasta nelle vicinanze degli ingressi. Il tombato è emerso essere di grandi dimensioni, circa 4m x 4m, la cui copertura (per la lunghezza) risulta essere per i primo 10 m con grandi travi in CA (stimate 50 cm x 30cm) su cui poggia una soletta in CA; poi per altri 10 m circa la copertura è unicamente di una soletta in CA e, procedendo ulteriormente, è evidente un arco in mattoni di laterizio e blocchetti di tufo. Dopo queste zone il solaio e’ crollato. Non è stato possibile definire la conformazione del pavimento perché coperto da materiali di risulta, blocchetti di tufo, laterizi e immondizia varia, nonché da uno scorrimento di acqua proveniente dalle sorgenti. Sulla destra orografica è presente un grosso tubo in PVC “d ø 400” presumibilmente appartenente alla rete fognaria. In questo primo tratto in SX orografica è presente una sorgente dove i depositi minerali hanno quasi completamente ostruito il piccolo canale di fuoriuscita delle acque sorgive.
Proseguendo l’ispezione, a circa 10m dall’ingresso a valle sopra uno stramazzo di circa un metro, è presente, in sinistra orografica, un muro in CA alto circa 1,50 m a contenimento di una serie di quattro serbatoio di circa 5000 litri ogni uno in materiale non controllato e una serie di opere in muratura, muretti, pozzetti ecc. Inoltre, sono presenti una serie di tubi in PVC che collegano le varie opere e serbatoi. Questa opera riduce la sezione dell’alveo di circa 3⁄4. Tra i serbatoi, in SX orografica, è presente un piccolo tunnel di circa 0.50 m x 0.30 m, da cui fuoriesce dell’acqua, presumibilmente un’altra sorgente. Alla fine dei serbatoi il tetto del tombato da soletta in CA diventa a volta in mattoni laterizio e blocchetti di tufo fino al crollo.

Poco dopo un altro stramazzo di circa 1.50 m alza di livello il pavimento e si arriva alle macerie del crollo. Superate con non poche difficoltà le prime macerie ci si trova alla luce sopra il crollo, da cui si vedono ancora in bilico i resti delle suppellettile delle abitazioni. Guardando verso valle si vede la volta del tombato (mattoni in laterizio e blocchetti di tufo) in discrete condizioni, mente verso monte la volta in blocchetti di tufo presenta vistose lesioni che indicano un probabile prossimo cedimento.

Proseguendo l’ispezione, oltrepassando quindi il cumulo di macerie, si entra di nuovo nel tombato, sotto il restante corpo di fabbrica. La situazione è critica, in quanto in questa area sono crollati i solai del primo piano lasciando in sospensione i puntelli che reggevano i solai dei piani superiori; tra l’altro i solai con i carici che ci sono sopra sono vistosamente imbarcati. Il degrado totale delle malte, delle travi di ferro dei solai e la mancanza di sostegno rendono questa area in imminente pericolo di crollo. Il crollo di questa area ha completamente distrutto il tubo in PVC in Destra orografica (presumibilmente rete fognaria) che adesso scarica nell’alveo.
Superata l’area interessata dai crolli, prima di un ulteriore stramazzo, sul pavimento del tombato è presente un buco nel cemento di circa 2m di diametro, profondo circa 0.30m dove il cemento non è più presente e si è formato un piccolo laghetto (foto 19). Quasi sulla verticale di questo degrado nel soffitto è presente un foro quadrato di circa 0.30mX 0.30 m completamente invaso da radici che arrivano fino al pavimento; e inoltre, sono presenti diversi tubi in PVC di diverso diametro. (foto 20 – 21)
Superato lo stramazzo si arriva all’ultimo tratto del tombato, dove il pavimento in cemento appare perfettamente pulito (foto 22) e ingloba il tubo “d ø 400” della rete fognaria, mentre il solaio risulta anche’esso una soletta di CA in buono stato di conservazione. Circa un metro prima dell’ultimo stramazzo, prima dell’uscita in destra orografica una struttura in cemento ingloba il tubo “d ø 400” della rete fognaria per proteggerlo dal materiale portato dall’acqua (foto 23). Naturalmente nello spazio a monte tra questa struttura in cemento e lo stramazzo si è accumulato del materiale di risulta”.

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