Le immagini del porto di Ischia invaso dall’acqua, con le banchine sommerse e le attività costrette a fare i conti con l’ennesimo allagamento, non sono il frutto di un evento improvviso o imprevedibile. Dietro i picchi di alta marea che periodicamente colpiscono lo scalo ischitano si nasconde, infatti, una combinazione ben precisa di fattori meteorologici e geofisici, che nel tempo hanno reso l’area sempre più vulnerabile.
A spiegare con chiarezza il fenomeno è il geologo Eugenio Di Meglio, che in un’analisi dettagliata ricostruisce le cause dell’innalzamento anomalo del livello del mare all’interno del porto. Alla base c’è innanzitutto l’azione del vento forte, capace di spingere le onde verso l’interno dello specchio acqueo portuale. Un meccanismo noto come “wind and wave setup”, che provoca l’accumulo dell’acqua contro costa e dentro le darsene, innalzando temporaneamente il livello marino proprio nelle aree più protette e urbanizzate.
A questo si aggiunge l’effetto della bassa pressione atmosferica, tipica delle fasi di maltempo. Quando la pressione scende, il livello del mare tende fisiologicamente a salire, secondo il principio del barometro inverso. Una dinamica spesso sottovalutata nel dibattito pubblico, ma che contribuisce in modo significativo ai picchi di marea osservati durante le perturbazioni più intense.
Il terzo elemento, forse il più delicato, riguarda però il suolo su cui poggia il porto. «Anche pochi millimetri all’anno di subsidenza – spiega Di Meglio – abbassano progressivamente la soglia di innesco di questi eventi». Nel caso specifico della zona portuale di Ischia, il tasso medio di subsidenza si attesta intorno ai 3 millimetri l’anno, con una stima di 3,06 mm/anno calcolata sulla base dei dati satellitari.
I numeri arrivano dal portale EGMS, l’European Ground Motion Service di Copernicus, che utilizza misurazioni satellitari ad altissima precisione. I dati, elaborati dallo stesso Di Meglio unendo una nuvola di 61 punti e considerando la componente verticale del movimento del suolo, confermano una lenta ma costante perdita di quota dell’area portuale. Un fenomeno che, sommato nel tempo, finisce per amplificare gli effetti delle mareggiate e delle alte maree.
La situazione non riguarda solo il porto. La zona di massima subsidenza dell’isola interessa il settore centro-meridionale del Monte Epomeo, dove si registrano abbassamenti fino a un centimetro l’anno, secondo i dati dell’INGV. Un quadro che restituisce l’immagine di un territorio in continuo movimento, ben lontano dall’essere statico o “stabile” come spesso viene raccontato.
A confermare la correlazione tra i picchi di marea e gli allagamenti nel porto di Ischia sono anche i dati mareografici dell’ISPRA, rilevati dalla stazione di Napoli situata presso il Molo del Carmine. I valori registrano innalzamenti del livello idrometrico fino a circa 40 centimetri, in coincidenza con le fasce orarie in cui si verificano gli allagamenti anche nello scalo ischitano.
Il quadro che emerge è chiaro e tutt’altro che emergenziale in senso improvviso: l’alta marea nel porto di Ischia è il risultato di processi noti, misurabili e in larga parte prevedibili. Processi che, però, continuano a scontrarsi con infrastrutture progettate in un altro tempo e con una pianificazione che fatica a tenere il passo dei cambiamenti, naturali e antropici, in atto. Qui finisce la scienza. Il resto, come sempre, è una scelta politica.



