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Allo stadio? Meglio il divano. O no? |#4WD

Daily 4ward di Davide Conte del 28 settembre 2021

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Discutevo ieri con amici sul dato delle presenze nei principali stadi di serie A. Nonostante l’avvio scoppiettante, nella gara interna col Cagliari, su una capienza autorizzata di 28.000 spettatori, il Napoli poteva contare appena su 20.000 presenti. Torna sicuramente utile confrontarli con quelli di Roma, dove il derby capitolino ne ha visti 30.000 su 34.000; o con Milano, dove Inter-Atalanta rasentava il tutto esaurito con 36.517 su 37.908; o con l’Allianz Stadium, che per Juventus-Sampdoria ha contato circa 17.000 su 20.753. La percentuale più bassa tra queste è proprio quella partenopea, con un indice di occupazione del 71,43%.

Una capolista meriterebbe senza dubbio ben altro entusiasmo dopo sei partite a punteggio pieno: ma la delusione di fine campionato scorso, ad esempio, è ancora estremamente cocente e Napoli-Verona, per quanto si voglia guardare avanti a tutti i costi e vivere l’ottimo momento con il giusto entusiasmo, è uno smacco che stenta ad essere digerito; proprio come il secondo scudetto di fila progressivamente “ceduto” al Milan nel 1988. Per i più esigenti, poi (mi inserisco a pieno titolo in questo novero), la politica sparagnina del presidente del Napoli è diventata assolutamente indigeribile: ho già avuto modo di scrivere quanto sia intollerabile dover prendere atto delle ottime prestazioni di Mario Rui, pur sapendo che non v’è certezza di quanto egli possa durare, dall’alto (si fa per dire) della sua statura fisica e tecnica, restando titolare in una rosa di tutt’altro valore. E poi, dulcis in fundo, ci sono il rischio multe per il mancato rispetto dei posti assegnati all’ex San Paolo (visto, invece, all’Olimpico che casino impunito?) e il naturale impigrimento del tifoso medio, ormai abituato a starsene comodamente sul divano di casa.

Se il calcio vissuto in presenza sta finendo, l’inizio di tale fine non è certo oggi. E pensare che all’esordio in C, dopo il fallimento, al San Paolo si superavano i sessantamila.

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