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Allevamento e studio dei ricci di mare. Opportunità imprenditoriale e scientifica

Ass. Antonio Carannante: «Questa è la Procida del futuro che andremo a sostenere con tutte le nostre forze»

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Leo Pugliese | Quante volte siamo andati al mare e, dopo esserci immersi con maschera e pinne, abbiamo fatto attenzione a non toccare i dolorosi aculei dei ricci che popolano, o meglio popolavano gli scogli e i fondali dell’isola di Arturo?
Purtroppo per loro, sono una delicatezza gastronomica e questo li rende oggetto di frodo da parte di chi pur di venderli ne blocca molto spesso la riproduzione.
La “ricciomania” – infatti – esplode come fenomeno alimentare nel nostro Paese durante la stagione estiva, a causa anche del divieto di pesca degli animali da maggio fino a tutto giugno, cioè durante la loro stagione come dicevamo riproduttiva.

La crescente rarefazione naturale del riccio di mare su molti tratti di costa italiani vede le sue popolazioni naturali divenire sempre meno numerose ed in alcuni casi addirittura scomparire. L’allarme sta preoccupando da molto tempo istituzioni pubbliche, università, centri di ricerca ma anche commercianti e semplici consumatori.
Oltre alla pesca regolamentata da anni si stanno effettuando studi ed esperimenti per consentirne l’allevamento allo scopo di preservare il patrimonio genetico delle popolazioni selvatiche, la reintroduzione di nuovi soggetti in mare, la riproduzione e l’ingrasso di esemplari destinati al mercato alimentare europeo.
Con un valore commerciale pari ad una media di 6 euro per 12 ricci di mare , che aumenta arrivando anche a 30 euro nella ristorazione, si comprende bene come la possibilità di allevare gli animali spinosi, desti molto interesse soprattutto laddove essi vengono consumati in grandi quantità ma soltanto in periodi limitati di tempo e con l’insicurezza di un loro approvvigionamento costante.

In questa direzione va anche l’allevamento procidano. Ieri l’assessore alla pesca del comune di Procida Antonio Carannante ha condiviso la sua esperienza al riguardo:
“La pesca, come l’agricoltura, sono attività importanti per la nostra identità e la nostra economia. Per questo vanno supportate il più possibile. Ancor più quando nascono attività imprenditoriali innovative ed ecompatibili.
Una di questa è Echinoidea srl della famiglia Trapanese, con papà Michele, e i figli Chiara e Filippo. Una delle prime attività in Italia di Allevamento di ricci di mare.

Ho visitato stamane la loro sede in via Roma e ne sono rimasto affascinato. Un’attività che rappresenta una realtà importante per il futuro della nostra isola anche in termini di ricerca scientifica. Difatti, grazie a una importante collaborazione scientifica con la stazione Anton Dhorn e l’università Federico II, si è dato vita a un laboratorio dove si sperimenta la riproduzione e allevamento dei ricci e impianto in mare.
Dunque, una neo-attività Imprenditoriale che coinvolge giovani ed è rispettosa dell’ambiente, destinata a diventare importante anche in termini di posti di lavoro. Anche questa è la Procida del futuro che andremo a sostenere con tutte le nostre forze.”

Cosa sono
Il riccio di mare appartiene alla classe Echinoidea diffusa in tutti i mari e gli oceani del mondo. Esistono circa 850 specie di ricci di mare. Si dividono in 2 sottoclassi: regolari e irregolari. I ricci regolari sono i più comuni, semisferici e dotati di lunghi aculei. Quelli irregolari si distinguono per la forma del corpo ovoidale e piatta. Hanno aculei molto corti che costituiscono una sorta di manto peloso. Il diametro dei ricci di mare varia da pochi millimetri a 10 centimetri, ma alcune specie raggiungono anche i 60 centimetri. I ricci di mare vivono dai 4 agli 8 anni. La parte esterna del corpo è dotata di una serie di piastre calcaree che formano uno scheletro rigido detto dermascheletro. Il dermascheletro è ricoperto d’aculei dalle tonalità variabili: marrone, rosso, nero o verde. Tra gli aculei ci sono 5 file di appendici mobili chiamate pedicellarie. Le pedicellarie ricoprono funzioni diverse.

Alcune pedicellarie hanno la parte terminale a forma di pinza, e permettono al riccio di afferrare piccole prede. Altre pedicellarie emettono il veleno con cui il riccio si difende dagli aggressori. Infine ci sono le pedicellarie adibite al movimento. Hanno la parte terminale a forma di ventosa e sono comandate dal sistema acquifero. La riproduzione è sessuata ed esterna. Le uova e gli spermatozoi vengono rilasciati in acqua: dalla fecondazione si sviluppa una larva chiamata pluteo, che si muove seguendo il flusso della corrente. Dopo circa 4/6 settimane, la larva si deposita sul fondo e si trasforma in un piccolo riccio. Nelle gastronomie più diverse i ricci sono un piatto prelibato. In particolare ciò che si mangia sono le gonadi, ossia le ghiandole riproduttive. Si presentano come una gelatina gialla o arancione che può essere consumata sia cruda, direttamente dal guscio tagliato a metà, sia cotta. Ma non tutte le specie di ricci sono commestibili. I ricci commestibili sono quelli appartenenti alle poche specie ermafrodite, che possiedono cioè gli apparati riproduttivi di entrambi i sessi. Tra questi, molto diffusi nel mar Mediterraneo sono i Paracentrotus lividus, riconoscibili perché assumono sfumature marroni, verdi e violacee e hanno un diametro di circa 7 cm

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