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Alla famiglia Masiello dei Quartieri Spagnoli il compito di gestire la coca sull’isola d’Ischia

Spaccio organizzato. Un’organizzazione che da sempre ha avuto una preferenza anche nel passare le vacanze nel comune d’Ischia

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Paolo Mosè | La famiglia Masiello è una struttura ben radicata nei Quartieri Spagnoli di Napoli. Ma contestualmente ha un rapporto altrettanto familiare con l’isola d’Ischia. Per avere alcuni dei suoi massimi rappresentanti compiuto anche azioni criminose nel territorio isolano. Per avere nel passato messo a segno importanti colpi ad attività commerciali tra le più prestigiose. Facendo sparire con abilità statue e oggetti di valore artistico, nonché in una seconda operazione puntato a rastrellare oggetti in oro e pietre preziose realizzati alcuni secoli fa. Un colpo tremendo che venne risolto grazie all’abilità dei carabinieri della Stazione di Ischia, che non solo recuperarono la stragrande maggioranza del bottino, ma trassero in arresto due dei potenziali responsabili.

Il bello di questa vicenda è che i due personaggi vennero sorpresi mentre tentavano di nascondere la refurtiva in una pineta di Ischia, mentre la rimanenza degli oggetti trafugati vennero in uno scantinato di un palazzo dei Quartieri Spagnoli. A seguito del processo per direttissima fuori dall’aula dell’udienza stazionava una corte di familiari stretti, amici e soprattutto appartenenti alla stessa organizzazione criminosa. Chi era dietro alle sbarre si accorse della presenza del giornalista e immediatamente reagì con toni minacciosi per impedire lo svolgimento della propria attività professionale.

LA DIVISIONE DEGLI AFFARI

Un clima per dimostrare che questi personaggi non sono facilmente gestibili e condizionabili e che fanno parte integrante di un tessuto criminale dove chi è più forte prevale sugli altri. Ai Quartieri Spagnoli i Masiello si confrontano con altri tipi di organizzazioni per il controllo del territorio. Ma senza andare al confronto aperto, tale da provocare spargimenti di sangue inutili. Attirando l’attenzione delle forze dell’ordine.

I Masiello hanno sempre cercato di “arrotondare” durante le vacanze estive e con il tempo sono riusciti ad intrattenere rapporti con i soliti noti isolani nel gestire il traffico delle sostanze stupefacenti. Rientrando in una inchiesta a largo raggio eseguita nella massima discrezione dai carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Ischia. Riuscendo ad analizzare e a scoprire gli intrecci molto complessi che si erano cristallizzati tra coloro che risiedono stabilmente nei sei comuni isolani e coloro che continuano a praticare attività illecite in terraferma. I Masiello a fare da padroni per un verso e dall’altra la famiglia Formigli, che ha addentellati anche nell’ambito della camorra.

Questi due gruppi criminali a dividersi sostanzialmente gli affari e il territorio. Rifornendo le altre due presunte associazioni di tutta la droga necessaria. A capo della famiglia vi è Gaetano Masiello, che si avvale di fratelli, figli, nipoti e cugini che hanno il compito di governare le molteplici attività illecite. Tant’è vero che Vincenzo Masiello detto “Cucù” è quello che formalmente ha una certa delega nel gestire i traffici illeciti sull’isola d’Ischia. Tanta la sua appartenenza isolana, che pur dinanzi al foglio di via obbligatorio emesso dal questore di Napoli perché ritenuto di fatto un soggetto pericoloso e che può arrecare problemi all’ordine pubblico e lo allontanava, è rimasto attanagliato sul territorio. Mostrando sistematicamente la sua presenza a Ischia e beccandosi, come prescrive il codice, la denuncia per violazione al foglio di via. Collezionando una serie di processi proprio perché non digeriva affatto restare lontano, soprattutto in estate, dalla sua meta preferita.

LEGAMI CON I MAZZARELLA

La famiglia Masiello ha anche subito veri e propri agguati criminali da parte di organizzazioni concorrenti e qualche suo esponente di rilievo veniva ucciso da un commando, i cui principali protagonisti venivano intercettati e identificati dalle forze dell’ordine e successivamente condannati all’ergastolo. Il tutto per una vicenda legata alla ricettazione di un orologio Rolex. Una delle tante attività preferite dalla famiglia dei Quartieri Spagnoli. Tanto da essere tra l’altro intercettati da altre forze dell’ordine fuori dalla Campania. Recandosi in località turistiche prestigiose con il solo fine di intercettare gli sprovveduti proprietari di Rolex che li mostravano in luogo pubblico.

I Masiello di fatto in questa fase sono in attesa che il giudice dell’udienza preliminare li giudichi in ordine all’attività che realizzarono in concorso con i soggetti ischitani per il trasferimento di importanti quantitativi di sostanza stupefacente sull’isola d’Ischia. Scegliendo il rito abbreviato proprio per la certezza di ottenere la riduzione di un terzo della pena, che non è affatto di poco conto. Le richieste del pubblico ministero sono state abbastanza pesanti. In virtù anche dei precedenti, che non sono affatto rassicuranti per la giustizia e per essere il gruppo Masiello legato ad un altrettanto potente clan della città di Napoli che fa capo alla famiglia Mazzarella. Anche alcuni esponenti di quest’ultimo gruppo familiare sono stati per alcuni periodi dell’anno affezionati frequentatori dell’isola d’Ischia. Ma solo per passare dei periodi di vacanza. Non compiendo alcuna attività illecita, salvo che per una di cui abbiamo parlato poco diffusamente nella gestione dei prestiti ad usura. Ricordiamo che i Mazzarella hanno comunque un proprio fiduciario che si occupa di andare incontro a chi ha difficoltà economiche dando il prestito ad un tasso prestabilito. Ma è un’attività che sull’isola svolgono con una certa riservatezza e si dimostrano disponibili solo in taluni casi e per taluni clienti.

L’ASSOCIAZIONE “PARTHENOPE”

I Masiello Ciro, Gennaro e Pasquale hanno di fatto realizzato un’associazione che gli inquirenti hanno etichettato “Parthenope”. E questa ha operato esclusivamente per dare una connotazione ben precisa per gestire il traffico della droga. Avvalendosi anche di altri due personaggi, di cui un mezzosangue ischitano, vale a dire Vincenzo Vitale, detto “zio”, e l’altro Antonio Ruggiero. Era proprio il Vitale a volte a recarsi al Molo Beverello per andare incontro al corriere che avrebbe dovuto imbarcarsi per raggiungere l’isola.

Ovviamente portando con sé il necessario quantitativo di sostanza stupefacente. Carichi comunque sufficienti per consentire che gli affari si svolgessero in tutta tranquillità con l’ottenimento di un utile soddisfacente per tutte le parti in causa. Questa associazione “Parthenope” si è data da fare, e come, e gli inquirenti hanno individuato la mente e il coordinatore in uno dei componenti della famiglia Masiello. Il tutto per raggiungere un unico scopo, meglio specificato dal pubblico ministero: «Per essersi associati tra loro, in un gruppo criminale articolato su più livelli, allo scopo di commettere più delitti tra quelli previsti dall’art. 73 del citato D.P.R. ed alfine di commercializzare ingenti quantitativi di sostanza stupefacente del tipo cocaina, con i ruoli di seguito rispettivamente indicati».

PROMOTORI E COLLABORATORI

Dando l’esatta individuazione di chi realmente era ritenuto il “governatore” e verso il quale si rivolgevano gli ischitani che avevano bisogno di rimpinguare la merce per dare delle risposte a delle richieste che diventavano sempre più pressanti, in particolar modo nel periodo estivo: «Masiello Ciro, in qualità di promotore ed organizzatore dell’associazione, gestendo i contatti diretti con i pushers, impartendo direttive agli altri membri dell’associazione, custodendo la sostanza stupefacente ed organizzandone la commercializzazione attraverso contatti diretti con i pushers, nonché curando gli aspetti finanziari del gruppo;

Ruggiero Antonio, in qualità di organizzatore dell’associazione, coordinando l’attività di cessione di sostanza stupefacente, organizzando la commercializzazione della sostanza stupefacente attraverso contatti diretti con gli acquirenti e con gli altri membri dell’associazione e, di fatto, dedicandosi alle cessioni di sostanza stupefacente fornitagli dal Masiello; rappresentando il suo referente sull’isola di Ischia;

Vitale Vincenzo, per aver fatto parte dell’associazione, coadiuvando il Ruggiero nell’attività di spaccio, occupandosi delle materiali consegne di cocaina agli acquirenti, nonché effettuando l’attività di trasporto della sostanza stupefacente da Napoli ad Ischia e, più in generale, mettendosi a completa disposizione degli interessi del sodalizio, cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso del gruppo, in esecuzione delle direttive impartite dal Masiello;

Masiello Gennaro e Masiello Pasquale, per aver fatto parte dell’associazione, coadiuvando il fratello Ciro nell’attività di spaccio, occupandosi delle materiali consegne di cocaina agli acquirenti, e, più in generale, mettendosi a completa disposizione degli interessi del sodalizio, cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso del gruppo, in esecuzione delle direttive impartite dal fratello Masiello Ciro».

FURTI DI ROLEX

Una radiografia di ognuno dei soggetti partecipanti che ha dato l’esatta rappresentazione della capacità dei Masiello di potersi muovere agevolmente in attività dove l’attenzione è massima da parte degli inquirenti. Per aver organizzato questa associazione i Masiello sono consapevoli dei pericoli che possono incontrare nel processo che si sta celebrando con l’abbreviato e che potrebbe costare una condanna elevata.

Il tutto supportato da una serie congrua di intercettazioni telefoniche, che è l’arma principale utilizzata dalle forze dell’ordine insieme alle varie “cimici” che vengono piazzate nelle autovetture e nei luoghi dove si assembrano i soggetti che governano le attività illecite. Tutto ciò ha provocato all’epoca una ordinanza di custodia cautelare che coinvolse la famiglia quasi per intero proprio perché si erano messi in affari nella gestione di merci diverse: droga; ricettazione in particolare di orologi Rolex o di marche altrettanto prestigiose e che hanno mercato; furti in abbondanza; rapine con una certa metodologia per evitare di creare danni fisici a persone e mantenendo fede alla necessità di controllare il territorio dei Quartieri Spagnoli, che da sempre è stato il loro regno insieme ad altri gruppi criminali.

Dall’altro i Masiello preferiscono anche confrontarsi con la giustizia cercando di controbattere punto per punto a tutte le accuse che vengono loro rivolte, non tralasciando alcuna strada per impugnare i provvedimenti anche dinanzi all’autorità amministrativa, il Tar Campania è quello preferito.

IL MODUS OPERANDI

Specificando il modus operandi dell’organizzazione napoletana rispetto agli affari isolani. Certamente l’organizzazione “Parthenope” può essere considerata la meno numerosa, ma la più radicata nel tessuto criminale. Avendo disponibilità di denaro e di sostanza stupefacente tali da soddisfare ogni richiesta. E come logico che sia, le loro attività sono state monitorate da militari dell’Arma dei Carabinieri presenti sul territorio del comune di Napoli.

Oltre all’associazione, anche per il gruppo facente capo a Ciro Masiello gli investigatori hanno scoperto che in più di un’occasione hanno anche ceduto direttamente la droga, ma solo ed esclusivamente cocaina. In una contestazione in particolare si evidenzia che le loro mosse erano predisposte nell’ottenere somme di denaro non di pochi euro. Superando comunque i 100 euro. Al di sotto di questa cifra, non si muovevano, non ritenevano l’affare equiparato al possibile rischio di finire in qualche retata delle forze dell’ordine. Nel caso della Assoparthenope un ruolo predominante lo hanno svolto le intercettazioni telefoniche, nonché quelle ambientali, in modo da conoscere ogni movimento di ogni singolo appartenente all’organizzazione. In quanto tutto partiva dalle mosse dei Masiello. E in un caso particolare sono i suoi discepoli, Ruggiero e Vitale, ad essere particolarmente attivi nella cessione di droga a consumatori ischitani.

Ovviamente la droga preferita è sempre stata la cocaina, perché con un peso uguale alle altre consente di incassare somme ben più elevate. E questo modo di fare ha convinto anche gli ischitani ad abbandonare il “fumo” e soprattutto l’eroina per darsi alla coca.

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