Alberghi chiusi. Smettiamola col farci del male.

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Non esiste nessuna località al mondo che abbia tutta la voglia di legarsi al Coronavirus se non Ischia. Non esiste nessuna località al mondo che si sta facendo tanto male come la nostra.

In questo black out totale in cui è caduta la nostra collettività, dove amministratori impreparati fanno pendant con imprenditori di scarsa qualità, le parole del presidente Mattarella cadono nel vuoto.

“Senza imprudenze, ma senza allarmismi, possiamo e dobbiamo avere fiducia nelle capacità e nelle risorse di cui disponiamo. Possiamo e dobbiamo avere fiducia nell’Italia”.

Oggi è venerdì 6 marzo e, come in un incubo ci svegliamo in una nuova psicosi collettiva da Coronavirus. La nuova battaglia da portare avanti, oggi, è quella, folle, di chiudere tutti gli alberghi di Ischia per un mese.

E questa follia, questo messaggio assurdo lo abbiamo affidato al Tg1. Sì, avete capito bene, in un servizio titolato “allarme turismo” abbiamo fatto in modo che l’intera Italia sapesse oltre al nostro “caso” di Coronavirus abbiamo allo studio una “misura per la chiusura di tutti gli alberghi per un mese”.

Una follia partita da Ischia, sostenuta da ASL e sindaci (in strane manovre suggerite da piccoli poteri locali) e che, servirebbe, assurdo nell’assurdo, come rimedio ad un possibile, potenziale, nuovo caso di Coronavirus.

Come “asini in mezzo ai suoni”, solo noi, a livello planetario, facciamo in modo che i nostri guai vengano proiettati sulla stampa nazionale. Addirittura nel tg istituzionale di Rai Uno. Assurdo sotto l’aspetto della comunicazione.

Un danneggiamento alla nostra immagine. Un’azione, così improvvida che, ancora una volta, crea più danno del caso di Coronavirus.

Però, prima di procedere e di condividere con voi una riflessione diversa, è giusto chiarire due aspetti.

E’ triste ammetterlo, ma pensare di dover annunciare al Tg1 di chiudere tutti gli alberghi di Ischia per consentire qualcuno di non pagare il “vuoto per pieno” è l’ennesimo inchino, folle, di una classe dirigente impreparata.

Ma questa folle volontà di chiudere tutto fino a Pasqua (ovvero un mese, con la speranza che sia tutto passato) cos’è? E’ la fotocopia, ancora più grave, dell’ordinanza dei sindaci poi annullata dal prefetto.

15 giorni fa, il 22 febbraio, quando il caso coronavirus non era ancora scoppiato, i sindaci hanno iniziato con questa idea di ammazzare il turismo locale credendo che il contagio potesse arrivare sulla nostra isola solo attraverso i turisti. E, da allora, non solo loro, si è attivata una macchina che ci ha esposto a questa farsa mediatica senza pari.

Da domenica 23 febbraio ad oggi, però, di acqua sotto i ponti ne è passata tanta.

L’Italia è stata sconvolta da nord a sud. I sindaci avevano provato con la loro ordinanza annullata dal prefetto e poi hanno rinunciato dopo aver perso la faccia. Domenica scorsa, abbiamo fatto finta di nulla, e abbiamo accolto diverse centinai di turisti e, da un paio di giorni, stiamo dibattendo contro l’arrivo, domenica prossima, dell’ultimo residuo di turisti che non hanno ancora annullato la loro vacanza a Ischia.

Quel piccolo residuo di turisti che hanno scelto di vivere la loro settimana termale a Ischia e che terranno aperti, solo per sette giorni, i pochi hotel ischitani ancora aperti.

In queste due settimane, infatti, chi stava aperto ha chiuso o ha programmato di chiudere fino all’esaurimento dei posti a disposizione. Il risultato di questa emergenza nazionale, infatti, ci ha colpito in pieno. Una botta che abbiamo preso in pieno e alla quale dobbiamo far fronte come dovrà fare fronte tutta la nostra nazione.

Ma domenica, senza rinnegare neanche una parola di quelle scritte in questi giorni, ci troveremo tutti in gravissima difficoltà. Proprio così! Perché dopo la pubblicazione del decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, non ci sono più alibi per nessuno, neppure per chi fa dell’ospitalità il suo pane quotidiano. Anzi, proprio per questi ultimi, ospitare nelle proprie strutture ricettive centinaia di persone contemporaneamente, per quanto scrupolose possano essere le sue procedure, mette questi operatori nelle condizioni di essere fuorilegge, perché le disposizioni del decreto sono impossibili da rispettare, tanto nella sala ristorante o nel reparto termale di un hotel quanto in una chiesa che festeggia il Santo patrono o nelle scuderie del Quirinale dove Mattarella ha inaugurato la mostra di Raffaello poi aperta gradualmente agli oltre settantamila prenotati.

Sarebbe necessario che nessuno sbarcasse ad Ischia, così come nessuno avesse modo di spostarsi in alcun modo dalle proprie case sul territorio nazionale. E non perché c’è la paura del coronavirus, non perché abbiamo paura del contagio, non perché non abbiamo un buon ospedale, ma perché deve vincere un sentimento nazionale che aiuti tutti ad assumersi ciascuno la propria quota di responsabilità, a partire proprio dal Governo centrale. Perché deve vincere il buon senso e perché, in uno Stato che non riesce a trovare una soluzione seria ai problemi, che lascia aperti i campi di serie B mentre chiude quelli di seria A, non si possono chiudere i bar e fermare i trasporti pubblici in Lombardia e Veneto ma lasciare che quelli delle altre regioni, compreso la nostra, lavorino e funzionino regolarmente, chiedendo l’osservanza di regole pur sapendo che sia impossibile rispettarle e che saranno puntualmente disattese da una pletora di novelli fuorilegge.

Il 23 febbraio non avevamo ancora preso atto di quello che è l’impatto del Coronavirus. Oggi sì.

E considerare che domenica 8 marzo ci siano ancora sbarchi di centinaia di turisti non è una situazione da affrontare a cuor leggero. Di sicuro, non con le contraddizioni che il decreto Conte porta con sé.

Sindaci, ASL e Regione non hanno il potere di bloccare il viaggio di nessuno. Così come non hanno nessuno strumento per chiudere alberghi regolarmente aperti e in funzione.

Se fossi sindaco, però, con il pericolo sociale, con la fobia che sta crescendo, giorno dopo giorno, post dopo post, e con l’ignoranza dilagante di tanti nostri amministratori e concittadini, chiederei con forza alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, tramite il Prefetto che è ufficiale territoriale di Governo, di assumersi la responsabilità di una decisione drastica ma oltremodo necessaria, almeno nei prossimi venti giorni. Chiederei ai nostri operatori, ai nostri albergatori, di farsi portavoce di una nota ufficiale ed istituzionale firmata dai sindaci e di condividerla con tutti i media italiani, facendo sì che la difficile quanto scomoda decisione del Governo, unico a poterla assumere, appaia oltremodo condivisa.

Un messaggio che potremmo sintetizzare così:

«Presidente Conte, ti chiediamo un gesto di rispetto ed attenzione per il turismo di tutta Italia che vada oltre i pur utilissimi (e speriamo sufficienti) aiuti stanziati a favore di chi sta vivendo con enormi difficoltà le conseguenze del Coronavirus sul proprio bilancio, familiare o aziendale. Per soli venti giorni, Ti chiediamo di fermare qualsiasi forma di viaggio per diletto, qualsiasi forma di accoglienza di massa, in tutta Italia. Te lo chiediamo, non perché abbiamo paura delle presenze (nostro pane quotidiano) o di un possibile contagio. Te lo chiediamo, perché solo il buon senso e solo il nostro essere italiani responsabili, tutti, nessuno escluso, ci possono permettere di superare questo momento. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ci ha esortato a vivere regolarmente la nostra vita, senza allarmismi e senza paura. Ma dobbiamo essere consapevoli dei rischi che ognuno di noi può correre in questo momento, anche e principalmente se costretti ad eludere le pur condivisibili ma poco esaustive direttive del Tuo decreto. Scoprire il Castello Aragonese come la Cappella Sistina, i giardini termali di Ischia come la Galleria degli Uffizi, così come godere di tutti i sapori e le meraviglie della nostra isola e di tutta l’Italia temendo di portare alla bocca una forchetta, stando a distanza di un metro uno dall’altro, senza potersi scambiare un bacio e senza abbracciarsi sullo sfondo di uno dei nostri meravigliosi panorami non è il massimo. Solo Tu, ad oggi, puoi decidere di impedire a tutti di mettersi in viaggio se non per cause di forza maggiore; solo tu puoi decidere di impedire una vacanza nel momento peggiore della storia della nostra nazione. Per soli venti giorni. Siamo l’isola dell’accoglienza da sempre e continueremo ad esserlo anche con il Coronavirus, ma abbiamo bisogno anche del tuo aiuto per continuare ad essere tutti più sereni, senza per questo mettere in crisi ancor più grave quello che rappresenta uno dei comparti economici vitali del nostro Paese. E tra venti giorni, saremo ancora più forti di prima. Tutti. Anche il Tuo Governo!”

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