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Al via il “Procida Sud Festival”: Slowfood e confronti tematici

Leo Pugliese | Tutto pronto o quasi. La Terza edizione del Procida Sud Festival accende i motori. Si inizia domani a Marina Chiaiolella con Slowfood e le tante aziende che offriranno i loro eccellenti prodotti con il ricavato della serata che andrà in beneficenza.
Mostra Mercato Sud, Mercato della terra Paniere Vesuviano, Comunità Slow food, in un percorso di degustazione con eccellenze meridionali e la partecipazione della caritas di Procida.
“Ricetta sostenibile” e la partecipazione della dott.ssa Maria Mattera ricercatrice CREA alimenti e e nutrizione.
Laboratorio della terra, pomodoro del piennolo DOP e Zafferano Vesuviano e tanta buona musica folk itinerante del gruppo musicale “Rareca Antica”.
La seconda serata si snoderà sul molo di sopraflutto nella splendida cornice del Marina di Procida dove sarà presentato il libro “Tu non sai quanto sia ingiusto questo paese” del giornalista e scrittore Pino Aprile e a seguire il dibattito sulla Questione Meridionale con: Pino Aprile, Prof. Massimo Villone, costituzionalista Emerito della Università Federico II di Napoli e l’Ing. Renato Marconi, Imprenditore.
Subito prima per le ore 20.00 lo spettacolo teatrale/musicale “Terroni”, adattato dal libro “Terroni” di Pino Aprile, diretto ed interpretato da Roberto D’Alessandro con voce e chitarra di Mariano Perrella
«Ci siamo allora – dice l’organizzatore Antonio Visaggio – il festival anche in questa edizione vuole presentare al pubblico, scrittori, storici, musicisti, artigiani ed aziende produttrici enogastronomiche del Meridione. Iniziative simili servono a riaccendere i riflettori sul Mezzogiorno, a partire dalla conoscenza e dalla valorizzazione delle numerose eccellenze meridionali, occultate da un atavico pregiudizio».
Tu non sai quanto è ingiusto questo paese
L’erede di un italiano scappato per disperazione dalla sua città natale, ed emigrato all’estero, racconta che nella sua famiglia, da quattro generazioni, dell’Italia hanno presente solamente una frase: You don’t know how unjust is this Country!
Dopo aver aperto una salutare breccia nella retorica nazionalistica con il suo straordinario bestseller Terroni , Pino Aprile racconta, dati alla mano, come e perché in Italia oggi la disuguaglianza non ha eguali. È l’italiano il cittadino europeo con meno diritti di tutti, e in special modo se vive a Sud o nelle aree periferiche, se è in cerca di occupazione o l’ha persa, se è giovane, se è donna (e figuriamoci poi se è una madre single).
Un Paese il nostro che, come fosse la feroce e grottesca nemesi di Robin Hood, aggiunge ogni volta disuguaglianze su disuguaglianze: soccorre i ricchi a spese dei poveri, i garantiti a scapito di chi non ha tutele, toglie risorse a chi ne ha di meno, investe solo dove c’è tutto. In Spagna, tanto per dire, l’alta velocità partì dalle regioni più povere, per favorirne la crescita: da noi esattamente il contrario, e a costi sette volte superiori rispetto alla confinante Francia. A Matera, intanto, alla faccia della capitale europea della cultura, sono ancora lì ad aspettare il treno: da un secolo e mezzo.
Un Paese senza una reale politica dello sviluppo, o per la famiglia, a parte episodiche regalie. Un Paese quindi più di sudditi che di cittadini, perché senza equità non ci può essere davvero cittadinanza, e senza diritto solo privilegio. Ecco perché questo libro urticante è destinato a diventare il vero banco di prova di ogni governo: perché solamente diventando meno iniqua l’Italia potrà ancora esistere.
Se ho scritto ora queste pagine è perché l’enormità delle disuguaglianze in Italia impone che la loro drastica riduzione sia non il primo compito: l’unico. Oppure non ci sarà più tempo di fare altro.

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