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Al “MATTEI” lezione sull’Europa del Prof. Gianluca Luise, docente Dipartimento di Scienze Politiche della “Federico II”

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Rosario  Starace | Anche per l’a.s. 2020/2021, come è stato lo scorso anno e sempre in videoconferenza,  il relatore sul tema “Cittadinanza Europea e funzionamento dell’Europa”, trattato nell’incontro del 26 maggio scorso, inserito nell’ambito del POT Gruppo 9 del Dipartimento di Scienze Politiche della “Federico II”, cui ha aderito l’Istituto “MATTEI” di Casamicciola, è stato  il chiarissimo  Prof.  Gianluca Luise,  attento studioso, storico e docente di Storia delle Istituzioni Politiche Europee. Con  passione e usando un linguaggio chiaro e comprensibile a tutti gli studenti, il giovane docente universitario dell’Ateneo Federiciano ha illustrato il funzionamento dell’Unione Europea, analizzando la sua Architettura istituzionale ed affrontando, poi, i temi legati al COVID-19 ed alle politiche che l’U.E. sta adottando per fronteggiare la crisi economica generata dalla pandemia. Luise si è rivolto ai ragazzi delle quinte classi del “MATTEI” parlando del  P.N.R.R. (Piano nazionale di ripresa e resilienza n.d.r.) e del Next Generation EU: piani che dovrebbe rilanciare l’economia europea affossata dalla crisi pandemica.

“Gli aiuti dell’Unione europea arrivano ormai sui nostri territori dalla metà degli anni ’60 – ha esordito il Prof. Luise-, ma il divario tra nord e sud del continente in alcuni casi si è accorciato, anche se però non è stato totalmente colmato. Insomma c’è qualcosa che non ha funzionato. Noi oggi viviamo in un sistema, quale  quello europeo, che è grande e complesso. L’U.E. è composta da 27 stati che sono rappresentativi di oltre 400 milioni di cittadini che si muovono con assoluta libertà e attraversano liberamente i confini degli stati membri perché non esistono più le frontiere. L’Unione europea, inoltre, ha una moneta unica, l’Euro, ed intorno ad essa sono nati e sono stati avviati numerosi progetti.”

Sull’Architettura istituzionale dell’Unione Europea il Prof. Luise ha spiegato ai ragazzi che “L’Unione Europea, come diceva Jacques Delors, ex Presidente della Commissione Europea, è un’unione economica e politica. La U.E. di  oggi è un po’ un ibrido, perché non è uno stato federale in quanto non esiste un vero e proprio governo europeo, ma anche perché lo spazio lasciato ai singoli stati è ancora molto ampio, però è molto più di una semplice organizzazione internazionale.  E’ vero, infatti, che è nata innanzitutto come unione economica, cioè doveva favorire gli stati aderenti a sviluppare la propria economia. Progressivamente, poi, si è dovuta trasformare anche in unione politica, perché avendo rafforzato solo l’economia si sono create delle disparità socio-economiche in alcuni contesti che andavano contrastate e sanate con specifiche politiche a carattere europeo, ad esempio,  nel campo del sociale, dell’ambiente, ecc.. Un sistema particolarmente complesso è l’Architettura istituzionale dell’Unione Europea che prevede tutta una serie di istituzioni con diversa connotazione a partire dal Consiglio Europeo che è la struttura nella quale siedono i capi di Stato e di governo dei 27 paesi membri, per passare, poi, al Consiglio dell’Unione Europea ed al Parlamento europeo, che è l’organo che rappresenta gli interessi dei cittadini europei, e a tanti altri organi ancora. Questo sistema di governo del nostro continente, così intrigato, prende, però, delle decisioni che sono fondamentali per la vita quotidianità di noi cittadini europei”.

Passando, poi, alla gestione della pandemia, soprattutto dal punto di vista economico e finanziario, il Prof. Luise, benché sia uno storico, ha trattato con  padronanza anche la materia economica relativamente agli interventi  che la U.E. di recente ha adottato per garantire la ripresa. “I 1.824,30 miliardi di euro, che sono la dotazione del Recovery Fund, il principale strumento comunitario per stimolare la ripresa economica dopo la pandemia da coronavirus, di cui 750 miliardi raccolti dall’Europa sui mercati finanziari – ha sostenuto il chiarissimo Prof. Luise –, rappresentano una cifra davvero consistente per affrontare la spaventosa crisi economica causata dalla pandemia da Covid 19. Ovviamente a fronte di questa enorme massa di finanziamenti messa a disposizione degli stati membri, l’Unione Europea pretende che saranno spesi adeguatamente, con competenza  ed in determinati settori d’intervento ed essi cominceranno ad essere erogati solo dopo che la Commissione europea avrà valutato positivamente il piano che i singoli governi hanno presentato. Noi cittadini europei, a questo punto – si è chiesto il Professore – ci troveremo di fronte ad un bivio: disinteressarci totalmente di quanto l’Unione sta facendo, che rappresenta la peggior cosa da non augurarsi assolutamente, oppure domandarsi quali progetti contiene il P.N.R.R. (Piano nazionale di ripresa e resilienza n.d.r.) e come saranno utilizzati i fondi del Recovery Fund messi a disposizione? E’ questa seconda strada che deve essere percorsa e per fare ciò serve, però, una seria politica europea che con le sue decisioni consenta di far attuare i piani e di favorire l’uso delle risorse finanziarie messe a disposizione.”

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