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Agibilità provvisoria in attesa del condono, la proposta di Lavista che Del Deo ha snobbato

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Nell’ultima seduta del Consiglio comunale, il consigliere di opposizione avv. Jessica Maria Lavista nel suo intervento aveva presentato una proposta di delibera sulla importante problematica dell’agibilità per gli immobili in attesa di condono. Lavista proponeva in sostanza una “Norma transitoria per gli edifici oggetto di istanza di condono edilizio con segnalazione certificata per l’agibilità acquisita a titolo provvisorio per gli immobili con destinazione d’uso consolidata». Conseguente alla sospensione di ogni sanzione in attesa dell’esito della pratica. Ovviamente la maggioranza di Del Deo ha bocciato l’iniziativa, che pure andava nell’interesse della intera economia locale.

Nell’articolata proposta, il consigliere Lavista innanzitutto ricordava che già la legge 47/1985 (primo condono) «prevede per gli immobili oggetto di istanza di condono edilizio che “Dalla data di entrata in vigore della presente legge e fino alla scadenza dei termini fissati dall’articolo 35, sono sospesi i procedimenti amministrativi e giurisdizionali e la loro esecuzione, quelli penali…». Il tutto “sancito” da una giurisprudenza amministrativa consolidata, e ciò vale anche per gli immobili ricadenti in zona vincolata.
Questo per quanto riguarda i procedimenti sanzionatori. Il consigliere di opposizione analizza poi sia il vincolo paesistico cui è sottoposta l’isola, sia le previsioni del Piano Territoriale Paesistico, che impongono in entrambi i casi una verifica caso per caso. Sta di fatto che le istanze di condono restano inevase negli uffici comunali con grave danno per gli interessati e da qui la proposta di Jessica Lavista: «Rilevato che in assenza di formale rilascio dei permessi di costruire in sanatoria i locali non possono ottenere la relativa segnalazione certificata per l’agibilità, con conseguente impossibilità di proseguire le proprie attività imprenditoriali per la mancanza di tale requisito.

Ritenuto che risponde all’interesse pubblico generale salvaguardare gli interessi economici dei soggetti coinvolti da eventuali danni connessi ai ritardi burocratici nell’evasione delle istanze di condono; interesse particolarmente rilevante nel territorio comunale di Forio, appartenente all’isola d’Ischia, se si tenga presente che l’intero indotto economico ruota intorno al comparto turistico ed alle attività ad esso connesso, quali alberghi, centri termali e esercizi commerciali, ecc.».

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E qui l’esponente della minoranza richiama anche il R.U.E.C. di Forio approvato nel 2007. Che per quanto riguarda l’abitabilità prevedeva «per gli edifici oggetto di istanze di condono edilizio la sospensione dei procedimenti amministrativi e giurisdizionali, anche penali, comporta che i titolari hanno facoltà di continuare ad utilizzare gli immobili per le destinazioni d’uso consolidate ed in atto alla data di presentazione delle istanze, pur in assenza di un formale certificato di abitabilità, qualora il titolare formuli richiesta di certificato di abitabilità questa può essere rilasciata a titolo provvisorio e, comunque, sino alla definizione del procedimento di sanatoria…».

Di qui la necessità di un atto di indirizzo del Consiglio Comunale «agli uffici interessati alle problematiche in oggetto, affinché questi ultimi, nelle more della conclusione dell’iter procedimentale che vede coinvolta la Sovrintendenza, assumano atti e comportamenti uniformi sul territorio comunale, conformemente al dettato legislativo nonché alla consolidata giurisprudenza in materia».
Evidenziando: «Considerato che, il presente atto di indirizzo si impone nel perseguimento dell’interesse pubblico generale teso alla salvaguardia della economia territoriale, esercitata in buona parte in immobili oggetto di istanza di sanatoria per i quali non si è arrivati alla definizione delle istanze, con la conseguenza di una inevitabile chiusura delle stesse per mancanza del titolo di agibilità, ove non venisse consentito l’uso conforme a quello in atto alla data di presentazione dell’istanza di sanatoria e sussistendone all’attualità i requisiti di salubrità, di igiene, di sicurezza, prescritti dalla legislazione vigente per la specifica destinazione d’uso. Non può sottacersi che la chiusura delle attività commerciali del territorio di Forio in immobili oggetto di istanza di sanatoria per i quali non si è arrivati alla definizione delle istanze di sanatoria, avrebbe riflessi negativi sottomolteplici profili: da un lato, comporterebbe infatti, una paralisi economica dell’intero sistema del paese con riflessi sulla occupazione dei giovani e dei padri di famiglia, dall’altro genererebbe numerosi contenziosi che esporrebbero l’ente all’esborso di ingenti risarcimenti dovuti ad eventuali interruzioni di attività commerciali e alberghieri, per non parlare degli effetti negativi sull’immagine internazionale del comune di Forio».

LA PROPOSTA
Ed ecco dunque la proposta caduta nel vuoto: «Dare indirizzo agli uffici comunali di astenersi, sino alla definizione del procedimento attivato per il rilascio della concessione in sanatoria, da ogni iniziativa repressiva che vanificherebbe a priori il rilascio del titolo abilitativo in sanatoria degli immobili oggetto di istanza di sanatoria edilizia, per i quali vige sospensione dei procedimenti sanzionatori.

Dare atto che dalla lettura sistematica della L. n.47/85, dell’ art. 32, comma 25 del d.l. n. 269/2003, convertito con L. n. 326/2003 ed, in ossequio all’orientamento consolidato della giurisprudenza amministrativa, è consentita la continuità di utilizzazione per gli immobili con destinazione residenziale o produttiva per i quali sia consolidato un uso già in atto alla data di ultimazione prescritta dalla legge per la presentazione delle istanze di sanatoria e certificata nella istanza di condono, ancorché in assenza di formale certificato di agibilità/abitabilità, purché siano verificati la sussistenza dei requisiti di salubrità, di igiene, di sicurezza, prescritti dalla legislazione vigente per la specifica destinazione d’uso, che gli uffici interessati accetteranno, ognuno per quanto di competenza, anche mediante segnalazione certificata per l’agibilità».

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