Addio allo storico Pierino ‘u barbiere: così Ischia perde la sua identità

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    Pasquale Raicaldo | Pierino ‘u barbiere ha seguito l’inesorabile destino, nefasto, di Peppe ‘u zuzzù e di Tonino ‘e Salemme, che vendeva lo stoccafisso dove oggi sorgono un piccolo deposito e un punto Western Union. E chissà che non nascerà una sala slot o un negozio di limoncelli “pezzotti” – ve ne stupireste? – in questo piccolo angolo che ha raccontato per sessant’anni la storia di Monterone, custodendo le chiacchiere di generazioni di foriani, tra interminabili partite a scopa tra i commercianti dell’isolato e, ça va sans dire, gli inciuci dell’intero comune com’è prassi consolidata nelle botteghe del genere.

    Ha chiuso ieri, dopo sessant’anni di attività, la bottega di Pierino. Dicono che, sopraffatto dalle tasse, abbia alzato bandiera bianca. Altre serrate abbassate nel quartiere che cambia, e qui non è solo una questione d’amarcord e di nostalgia. Qui, la senti, la globalizzazione che avanza a discapito di artigianato e vecchi mestieri, mura che sanno di storia e che si ritrovano a custodire paccottiglia “made in China” o macchinette mangia-soldi, come le chiamano i vecchi.

    «Ero in questo negozio da quando andavo alle scuole elementari, secondo voi come si sento?» ha fatto spallucce ieri il barbiere pre-pensionato, e mentre lo diceva neanche si accorgeva di assurgere a icona di una specie in via d’estinzione: non soltanto il barbiere che diventa coiffeur, la “Gazzetta dello Sport” che passa di mano in mano sostituita dai modernissimi tablet, ma l’epocale trasformazione di piccoli centri che giocano a travestirsi da metropoli. Colori sgargianti, griffe e prodotti dozzinali, il commesso impersonale che prende il posto del commerciante confidente, punto di riferimento del quartiere: è il prezzo da pagare al progresso o il risultato di amministrazioni comunali poco attente al tessuto sociale e per nulla interessate a preservare quel grande patrimonio in parte immateriale dell’isola dei mestieri e dell’artigianato?
    Dubbi che in questo fazzoletto di Forio assumono risvolti ancor più inquietanti. Perché, denunciano i cittadini, «il rione è diventato un covo: famiglie disagiate, bambini che non vanno a scuola, spaccio, prostituzione: aree davvero degradate». E aggiungono: «Sono state allertate più volte le forze dell’ordine e le autorità, ma il problema non lo si risolve».
    Pierino ha appeso al chiodo forbici e rasoi, e non certo per sopraggiunti limiti d’età: poco lavoro e troppe tasse, qui non è neanche una questione di canoni di locazione. E’ che la gente si disaffeziona al passato e guarda altrove. «Non ci scandalizziamo se scompare una merceria. – ci spiegano, passeggiando per Monterone, alcuni cittadini – Il problema è con cosa la si sostituisce. Un “compro oro” o una sala slot non qualificano certo il territorio».
    E’ una storia triste come quella serranda che resterà abbassata, e che qualcuno già fotografa restituendola – non è anche questo un paradosso? – all’immortalità del web, condividendola su Facebook e provando a raccontare a migliaia di internauti adolescenti cosa fosse Pierino. «Era il barbiere di fiducia degli anziani qui a Monterone». Già, ma gli anziani muoiono prima o poi. Era quello che andava a fare la barba a casa dei vecchietti che non ce la facevano più ad uscire. «Uno che aveva il vecchio tariffario su cui il taglio restava fermo a 7 o 8 euro». La logica del mercato deve averlo stritolato, né dalla politica sembrano essere arrivate ciambelle di salvataggio. Benché la Regione Campania si sforzi a parlare di salvaguardia di artigianato e antichi mestieri. No, la realtà è un’altra. E allora Pierino, uscito dalla forbice prima di «Zì Francisco» e poi di Mario (è gente che non ha il cognome, ci spiegano: bastava aggiungere ‘u barbiere alla fine), ha detto basta in un 4 novembre che non poteva che portare pioggia e maltempo, in una «estate persa per quest’isola», come scrive Giovanni su Facebook dando all’isola la cattiva notizia. E ci si divide tra gli assertori di cambiamenti ineluttabili, ché non è il caso di fasciarsi la testa, e chi invece si chiede e chiede se un altro futuro sia possibile, per quest’isola, e se questo futuro possa assomigliare almeno un poco al suo passato. Che non doveva poi essere così male, in questo rione che racconta storie meravigliose come quella di Franchino ‘u ferracavallo, 80 anni, e una bottega nella quale ci si perderebbe, tra migliaia di attrezzi che da soli varrebbero – con le storie che raccontano – un tour guidato. E nel quale lui, Franchino Iacono, è invece abbandonato alla solitudine di un paese che non comprende quanto possa valere il suo passato, e quanto al turismo piaccia conoscerlo. Lui, Franchino, abbandonò certo assai prima di Pierino: «Avevo capito che come maniscalco non avrei avuto futuro – ci raccontò – Erano gli anni Sessanta e Ischia si affacciava al futuro. Non ci sarebbe più stato spazio per i muli e i cavalli che, in processione, affollavano la piazza di Forio in attesa del lavoro di mio padre, che era il miglior ferracavallo e su questo c’erano pochi dubbi. Allora, beh, decisi di affacciarmi anche io al mondo del turismo. Dovevo garantirmi un futuro, e garantirlo successivamente alla mia famiglia. Entrai come custode al “Poseidon”. E’ lì che ho lavorato fino alla pensione». Storie di tempi andati, come quella di Pierino. Ieri la serranda della sua bottega è rimasta abbassata. Molti si sono chiesti se non fosse un lunedì. Era un lunedì atipico, in realtà. Il lunedì dell’isola che volta pagina, senza rammaricarsene.

     

    2 Commenti

    1. Ottimo articolo e purtroppo su un tema non bello.

      La notizia è notizia e leggendo si anima la scena che ho visto anche per altre località e non è dissimile.

      Le foto ci documentano bene e resteranno nella storia dell’isola. La prima con tutti gli attrezzi è però sconvolgente e penso ai problemi socioeconomici che presenta. Quando termina un’attività è una luce che si spegne e il buio è ben presentato nell’articolo.

      Naturalmente non sono convinto che l’interrogativo che si presenta, ” ….. il prezzo da pagare al progresso o il risultato di amministrazioni comunali poco attente al tessuto sociale e per nulla interessate a preservare quel grande patrimonio in parte immateriale dell’isola dei mestieri e dell’artigianato?” sia ben strutturato. Molto umilmente penso che si tratta che i processi d’innovazione tecnologica in funzione degli stili di vita non sono adeguatamente partecipati a livello di cellula di strada e all’interno dei quartieri urbani.

      Ischia è un’isola ed ha comunque un Pil (Prodotto interno lordo) pro-capite e cioè in media per ogni cittadino che non è basso. L’economia locale si alimenta con flussi continui di liquidità ma debbono essere in funzione di investimenti. Se si ragiona a livello di strada o di quartiere è difficile determinare equilibrio economico, a livello di isola è diverso perché risorse varie ci sono.

    2. CON LA CHIUSURA DEL MITICO PIERINO UN ALTRA ICONA DEL COMUNE DI FORIO TRAMONTA CHE DIRE CHE PECCATO FORZA PIERO ANIMA E CORRAGGIO TUTTO IL RESTO E’ SUPERFLUO

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