Addio a Don Camillo D’Ambra. Una vita vissuta da sacerdote

La Chiesa d’Ischia piange la scomparsa del sacerdote centenario, guida silenziosa della comunità isolana. Settantacinque anni di ministero, archivio vivente della diocesi e guida discreta della comunità isolana

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Don Camillo, il sacerdote più anziano della nostra Chiesa. A lui va il grazie di questa nostra Chiesa di Ischia. Rendiamo grazie al Signore per il dono del suo sacerdozio, speso al servizio del popolo di Dio. Oggi ne raccogliamo la lunga testimonianza: preghiamo per lui, perché il Signore gli doni la Vita eterna». Con queste parole il vescovo di Ischia, Monsignor Carlo Villano, ha voluto affidare alla comunità il ricordo di Don Camillo D’Ambra, figura storica del clero isolano.

Nel giorno consacrato a Maria Santissima Immacolata, la comunità ecclesiale dell’isola ha accompagnato nella preghiera il sacerdote, salito a celebrare la liturgia celeste al termine di una vita lunghissima, interamente donata a Cristo e alla Chiesa locale. Solo poche settimane prima, il 4 novembre, aveva raggiunto il traguardo dei cento anni, festeggiato con affetto sincero e senza retorica da un’intera comunità che lo ha sempre riconosciuto come punto di riferimento spirituale e umano.

Sacerdote da settantacinque anni, devotissimo e coltissimo, D’Ambra si è formato nella tradizione ecclesiastica che lega Monsignor Onofrio Buonocore al Venerabile Giuseppe Morgera, una linea spirituale che ha attraversato generazioni e che in lui ha trovato una delle espressioni più limpide. Nessuno lo ha mai immaginato lontano dall’altare. La sua vita è stata tutta lì, tra chiese, seminario, studio e servizio quotidiano, con uno stile fatto di silenzio, misura e dedizione.

Fisico esile, passo sempre uguale negli anni, poche parole fuori dal contesto liturgico. Lo si ascoltava soprattutto durante le omelie, mentre nella vita quotidiana preferiva la discrezione. Obbediente ai superiori, rispettoso dei fedeli, mai una parola fuori posto, ha ricoperto incarichi di fiducia nella diocesi sotto diversi vescovi, fino a diventare una delle figure più autorevoli e allo stesso tempo più riservate della Chiesa isolana.

Tra i contributi più significativi, la riorganizzazione dell’archivio diocesano, di cui conosceva ogni dettaglio. Possedeva una memoria straordinaria, capace di ricostruire vicende, documenti e passaggi storici anche remoti. Per molti era una sorta di archivio vivente: bastava rivolgersi a lui per ritrovare episodi dimenticati o comprendere passaggi della storia ecclesiale isolana.

Il seminario è stato la sua vera casa. Lo ha vissuto in tutte le stagioni della vita: studente, insegnante, rettore, poi sacerdote, parroco, canonico e bibliotecario. Generazioni di isolani sono passate dalle sue lezioni e lo ricordano come educatore attento, comprensivo, capace di spronare senza mai mortificare. In un tempo in cui il seminario rappresentava il centro culturale della gioventù dell’isola, la sua figura ha accompagnato percorsi di studio e vocazioni, lasciando un segno profondo.

Da parroco ha vissuto la stagione di un’Ischia ancora lontana dal turismo di massa, quando il sacerdote era riferimento sociale prima ancora che religioso. Eppure non ha mai cercato un ruolo dominante nella vita pubblica. Ha attraversato gli anni con discrezione, ascoltando, consigliando, sostenendo chi lo cercava, senza mai imporre visioni personali. Ha privilegiato la dimensione spirituale rispetto a quella organizzativa, lasciando libertà alle iniziative dei fedeli e limitandosi a custodire la vita religiosa della comunità.

Studioso attento e appassionato di San Giovan Giuseppe della Croce, ne conosceva a fondo la vita, i miracoli, le lettere e il pensiero spirituale. Lo richiamava spesso nelle funzioni religiose, affidando alla sua protezione la comunità isolana. Tra le chiese frequentate in un secolo di vita, una gli era particolarmente cara: la congrega della Madonna di Costantinopoli, luogo intimo e raccolto dove si sentiva a casa e dove pronunciava alcune delle sue omelie più sentite, ai piedi della statua della Vergine.

I festeggiamenti per i cento anni, lo scorso novembre, furono vissuti con semplicità e autenticità. Auguri sinceri, affetto diffuso, nessuna celebrazione artificiale. Il riconoscimento naturale di una vita trascorsa interamente al servizio degli altri, senza mai cercare visibilità.

Con la sua scomparsa, la Chiesa d’Ischia perde non solo un sacerdote, ma una memoria viva, un testimone di epoche diverse, un uomo che ha attraversato il tempo restando fedele alla propria vocazione. Resta l’eredità di un esempio limpido di sacerdozio ministeriale, costruito giorno dopo giorno nella discrezione, nella preghiera e nello studio, destinato a rimanere inciso nella storia spirituale dell’isola.

  • Articolo realizzato dalla Redazione Web de Il Dispari Quotidiano. La redazione si occupa dell'analisi e della pubblicazione fedele degli atti e dei documenti ufficiali, garantendo un'informazione precisa, imparziale e trasparente. Ogni contenuto viene riportato senza interpretazioni o valutazioni personali, nel rispetto dell’integrità delle fonti e della veridicità dei fatti.

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