‘A terra t’atterra? | #4WD

Daily 4ward di Davide Conte del 04 aprile 2020

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Liberare le piante di carciofi dalle foglie basse che le opprimono; togliere le erbacce intorno alle cipolle; spuntare le fave affinché producano di più; e poi… piantare pomodori, centinaia di piantine di pomodori di varie specie.

L’assenza prolungata del mitico Giuseppe, fidato aiutante e custode premuroso del nostro magnifico orto di famiglia davanti casa, ha costretto Catrin (di sicuro più avvezza a tali attività) e me a improvvisarci contadini e giardinieri.

Per me si è trattato di un’esperienza alquanto nuova: pensate che in cinquantatré anni di vita, nonostante il buon proposito, auspico invano di poter partecipare ad una vendemmia, pratica estremamente diffusa qui sulla nostra Isola, non riuscendo sistematicamente a tener fede all’intento. Figuriamoci quanto difficile sarebbe, in tempi extra-virus, trovare un po’ di tempo libero da trascorrere in giardino… Si tratterebbe di un’attività da porre senz’altro in coda al tennis, alla cura dei cani da caccia e alle loro meritate quanto necessarie passeggiate nel bosco, senza per questo dimenticare l’appuntamento quotidiano con questa rubrica e la lettura di un buon libro, che non manca mai.

Devo dire che lavorare la terra non è esattamente la più confortevole delle attività, specialmente per chi non è abituato ai ritmi e ai movimenti del provetto agricoltore. Al tempo stesso, ho avuto l’impressione di immergermi in una realtà quasi surreale, come se quello che stavo facendo fosse un mio preciso e abituale compito, reso ancor più affascinante dal fatto che nelle cuffie wireless che avevo alle orecchie, piuttosto che un po’ di pop o lounge, avevo scelto di ascoltare alcune tra le più affascinanti sinfonie di Beethoven (secondo quel melomane del mio già inimitabile Sindaco Peppino Brandi, la settima è senza dubbio la più pregevole).

Si è trattato, comunque, di fare di necessità virtù! Ma come diceva un vecchio adagio, “quann nun è arta vost…” (il resto completatelo Voi, amici).

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