A noi del vino resta solo la sbornia. Vinitaly, un altro fallimento della politica ischitana

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Gaetano Di Meglio | In questi giorni, a Vinitaly, l’ischitana “Antonio Mazzella” è stata eletta quale “migliore Cantina dell’anno”. Un riconoscimento importante che fa pendant con quello dello scorso anno, quando il “Vigna del Lume”, il bianco della casa vinicola di Campagnano, fu eletto “miglior bianco” sempre durante l’evento più importante, dedicato al vino, che abbiamo in Italia.
Un evento così importante che litiga il governo. Salvini si, Di Maio no al centro di una sciame di polemiche che prende le prime pagine dei giornali. Ma restiamo dalle nostre parti.
Parto da un punto di vista personale. Non bevo vino e ho una pessima considerazione della cantina isolana. Due semplici motivazioni personali che, però, non mi impediscono di analizzare il fenomeno sociale, l’atteggiamento della nostra classe dirigente e la grande assenza del “brand” Ischia all’evento di Verona.
Credo che le Cantine Mazzella avrebbero dovuto investire in maniera diretta al Vinitaly con uno spazio di tutto rispetto. Credo che avrebbero dovuto puntare sul loro prodotto che, solo l’anno prima, aveva ricevuto successo e gloria. Ma non è stato così. E queste sono scelte aziendali che, però, non possiamo commentare.
Quello che, però, possiamo commentare è l’atteggiamento distaccato dell’intero mondo politico rispetto a questo evento.
Quando inizieremo a capire che non c’è solo la BIT o il mondo delle fiere con fondi regionali? O quelle in terra tedesca per organizzare la vacanza a tizio e a caio? Quando inizieremo a capire che la nostra presenza, istituzionale, in eventi come quello di Vinitaly dovrebbe essere massiccia, personalizzata, forte e non aggregata o in coda a qualche altro?
Chi se ne dovrebbe preoccupare? Chi dovrebbe avere il compito di rappresentare la nostra isola e gran parte delle aziende che portano avanti uno dei nostri migliori prodotti?
Ci vorrebbe qualcuno che spiegasse ai nostri sindaci che il vino è un argomento turistico al pari del trekking, del mare, del sole e delle terme.
Ci vorrebbe qualcuno che spiegasse ai nostri sindaci che dovrebbero guardare oltre Vito Iacono e Andrea D’Ambra. E che il settore “vino” è ben più ampio delle loro beghe politiche.
E’ vero, se facessimo squadra e iniziassimo a considerare il vino come un fattore del nostro turismo, in parte daremmo una mano anche alle aziende di Vito e Andrea, ma daremmo, soprattutto, una mano a tutto il turismo ischitano.
Non serve a nulla dare la targa a Mazzella come ha fatto in passato il Comune di Ischia e, come, forse, farà tra qualche tempo.
Sarebbe servito, invece, l’unione delle forze istituzionali dell’isola per raccontare, a Verona e a tutta l’Italia la nostra storia. Il nostro turismo. Una delle nostre specialità. Ma siamo amministrati da persone che non lo hanno compreso. Siamo gestiti da sindaci a cui piace solo l’altro effetto del vino. Non quello del turismo, quello della sbornia.
E’ un’occasione persa. L’ennesima.
E questa, quella della promozione di settore, si affianca a tutte le altre occasioni perse che collezioniamo anno dopo anno.
E la mente torna, fissa, al CISI. In attesa del comune unico, mi chiedo perché non dobbiamo sfruttare gli strumenti comuni di cui siamo già in possesso?
Perché non possiamo pensare che, insieme, possiamo iniziamo a contare, già da subito? Perché non possiamo guardare oltre il quotidiano e renderci conto che siamo chiamati ad affrontare sfide sempre più complicate. Sfide che ci chiamano ad aggredire mercati più ampi, dinamiche che si sviluppano sui social e che ci toccano in maniera diretta?
Evito di entrare nel loop del mondo che cambia e delle risposte che come isola non riusciamo a dare, ma mi chiedo perché la mia isola, guidata da un esercito di consiglieri comunali, diversi assessori e sei sindaci non riesca ad essere, per una volta, presente.
E’ questo il dramma, vero, che dobbiamo affrontare.
Dirci che “Andar per Cantine”, l’iniziativa del Comune di Serrara Fontana, nata nel 1982 da un’idea di Domenico Di Meglio e poi, dopo molti anni, ripresa da una proloco locale, non basta.
Dirci che questo settore, quello del vino, in particolare, meriterebbe maggiore attenzione per l’elevata qualità che continuiamo a produrre e garantire e che dalla nostra politica ci vorrebbe maggior impegno è tempo perso. Eppure è la verità.
In due anni abbiamo avuto il miglior vino, la migliore cantina e il miglior bianco. E se Cantine Mazzella non ha saputo sfruttare (o meglio, ha preferito solo incassare gli eventuali “ricavi” e non reinvestirli) o non ha voluto sfruttare questi risultati, noi “isola” o meglio, la classe politica che sarebbe chiamata a dare risposte ai singoli, cosa ha fatto? Nulla. Ancora una volta.
Ed è questa “grande” assenza che pesa sul presente e sul futuro di tutti noi.
Non mettere al centro di un serio dibattito politico e promozionale il vino, elemento che caratterizza la nostra storia da sempre, è uno sgarro, imperdonabile, alla nostra storia.
I viticoltori, spesso definiti eroici, dell’isola d’Ischia meritano, sicuramente, maggiore attenzione. Fare leva su questo settore, metterlo al centro della nostra promozione e non lasciarlo chiuso in una cantina abbandonata, deve essere la sfida dei prossimi anni.
Una sfida che passa dalle mani ruvide dei nostri viticoltori a quelle delicate di social media manager, di influencer e di politici locali.
Continuare ad essere appendici di ragionamenti regionali o, peggio, zavorra, non va più bene.
A Verona, Vincenzo De Luca ha parlato di Falanghina. Anzi, ha parlato di “Sannio Falanghina-Città Europea del Vino 2019”. Ha parlato di altri e di altro.
Ci rallegriamo del nostro niente e dei prestigiosi riconoscimenti dei Mazzella e non ci rendiamo conto del torto che stiamo facendo alla nostra storia e al nostro futuro.
Ritorno, per un attimo, all’essere presenti e al CISI.
Rivedere il moribondo consorzio, renderlo attivo e lontano dalla inutile gestione attuale e iniziare ad affidargli qualche compito di rappresentanza e di studio sarebbe il modo di rispondere a sfide comuni.
Proporre idee, partecipare ai bandi regionali, pensare di programmare con un po’ di anticipo, mostrare un po’ di amor proprio e avere una buona dose di visione complessiva di paese è troppo per la nostra drunk politic? Evidentemente si.

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