73 candeline per Elena, tanti auguri pulcino sperduto

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Elena Mazzella | “Cientu catene nun se ponnu scurdà. E pazz stann a fora. Noi siamo pullicini sperduti.” Sono queste alcune frasi che Elena, struggente nella sua folle lucidità, ama ripetere con forza. E chi ha il coraggio di darle torto?

Avvolta nel candido velo da sposina, è bellissima con il suo mazzo di fiori di campo tra le mani: Elena Arleo festeggia così il suo compleanno circondata dal calore e dall’affetto dei suoi tanti amici e volontari. Con una struggente ironia, quella che l’ha sempre contraddistinta, esorcizza il giorno del suo sfortunato matrimonio avvenuto tanti anni fa che ha segnato purtroppo l’inizio della sua “vita non vita” tra le mura di un manicomio.

Elena, malgrado abbia trascorso la maggior parte dei suoi giorni al di là del muro, ha sempre continuato a vedere nell’impossibile tutte le ragioni per continuare. Accolta ad Ischia da “pullicino sperduto” 23 anni or sono, soffia allegra per spegnere le candeline dei sui suoi primi 73 anni. Aveva 50 anni quando, dopo un vita vissuta nell’ex Ospedale Psichiatrico L. Bianchi di Napoli, venne trasferita alla Sir Villa Orizzonte ad Ischia insieme agli altri pazienti ischitani.

Originaria di Castronuovo di Sant’Andrea (PZ), nel 1994 anno in cui il Governo chiuse i Manicomi, Elena Arleo si ritrovò a fare di nuovo i conti con il suo destino che aveva in serbo per lei un bellissimo regalo. Per legge sarebbe dovuta tornare nel suo comune di origine, ma le carte si rimescolarono fatalmente e come spesso accade l’imprevisto si impone: il direttore del Bianchi dell’epoca, tenne conto della relazione di accudimento di Elena verso una sig.ra di Casamicciola e, non volendo rompere l’amicizia tra le due, venne trasferita ed accolta alla Sir Villa Orizzonte di Barano. Era il 1997 quando sbarcò sull’isola, che da allora è diventata la sua seconda casa in cui ha trovato la sua seconda famiglia.

La comunità di Barano non fece fatica ad adottare Elena che subito si distinse per la sua simpatia e il suo essere colorato ed estroso, carico di autoironia.

“Ieri era felicissima ed emozionata per i regali, la festa, le canzoni, le telefonate ricevute, i dolci che alcune volontarie hanno fatto per lei con tanto amore” ci racconta Egidio Ferrante, educatore sociale che si occupa di Elena sin dai primi giorni in cui ha messo piede sull’isola, diventato per lei un importante punto di riferimento. Un mix di allegria e commozione l’hanno pervasa quando Egidio le ha dedicato e suonato una canzone per il suo compleanno, perché la musica in quanto arte è tra i linguaggi più nobili e diretti preferiti da Elena per esprimere il suo essere.

La prima cosa che chiediamo ad Egidio è cosa rappresenta per lui questa donna particolare, che ha avuto il coraggio di vedere oltre il buio delle mura tra le quali è stata rinchiusa, capace di avvolgersi di tutti i colori che, malgrado tutto, aveva dentro di sé.

“Elena è una persona particolare, è un mix esplosivo di colori, euforia, sofferenza, allegria, divertimento, generosità, “cazzimma” e caratterizzata da tanto esibizionismo da prima donna.

Canta, balla ma la sua passione predominante resta il disegno, diventato la forma di espressione attraverso la quale comunica, con disegni semplici ma coloratissimi, il suo mondo interiore. 

Ama farsi notare, veste in modo stravagante e colorato proprio perché non ha mai avuto niente.

Le piaceva tanto recitare e coinvolgere il prossimo nei momenti di vita comune. Ai laboratori di musica che conduco lei danza sempre coinvolgendo con la sua allegria gli altri malati. Inoltre amava partecipare sempre ai presepi viventi che mettevamo in scena dal Vescovo”

Chiediamo ad Egidio, che ha seguito Elena nel suo percorso terapeutico in tutti questi suoi anni “ischitani”, di raccontarci a grandi linee la sua storia.

“Era giovanissima quando appena sposata fu ricoverata nell’ex manicomio a causa di segni di isteria provocati dalla violenza subita dal marito a soli due giorni dal matrimonio. All’epoca funzionava così: non esitavano a rinchiuderti in questi luoghi senza tempo e senza memoria in cui spesso si finiva di ammalarsi ancora di più.

Un anno prima che aprimmo la Sir a Barano, era il 1996, andai col primario al Leonardo Bianchi a conoscere i pazienti ischitani che sarebbero poi venuti a Barano. I ricordi di quel luogo li porto ancora dentro: la puzza, l’orrore dipinto negli occhi dei pazienti che trovammo in posizione rannicchiata, fetale, che non esprimevano parola, racchiudevano tutto l’orrore con il quale si annientava la loro dignità.

Poi pian piano, con un lavoro certosino, abbiamo ridato loro la dignità.

Ora vivono alla Casa alloggio Baia verde di Forio, la struttura socio sanitaria autorizzata dalla Regione Campania”. 

Ma c’è un episodio in particolare che Egidio ci tiene a raccontare, che ancora oggi fa brillare gli occhi di Elena.

“Ama sempre ricordare con felicità l’esperienza di ritorno nel suo paese dove la accompagnai dopo una ricerca certosina. Mi impegnai a prendere contatti con il sindaco e i servizi sociali ed organizzai la spedizione.

Con mia grande sorpresa appresi che alcuni se la ricordavano bene cosi ci accolsero in pompa magna. Il vicesindaco, suo ex compagno di scuola, ci accompagnò a fare il giro del paese con tanto di striscia tricolore. Andammo a visitare i suoi parenti rimasti ancora in vita e potè ritrornare alla sua casa paterna, dove era nata e cresciuta sino al giorno nefasto del suo matrimonio. Nei ricordi dei suoi conterranei, Elena venne descritta come una ragazza molto bella e molto vivace, piena di voglia di vivere”. Voglia di vivere e vivacità che non ha mai perso nonostante i tanti anni bui di prigionia in un luogo senza memoria ma del quale purtroppo, la sua memoria non può annullare. L’anno scorso arrivò sull’isola una troupe da Roma per intervistarla e lei, con grnde forza e coraggio, non esitò a raccontare la sua vita passata in manicomio.

“Qui sull’isola e’ molto amata e molto conosciuta” continua Egidio Ferrante. “Ha tantissime amiche e amici che la invitano a feste e pranzi. C’è un parrucchiere che le è molto affezionato, la vuole molto bene e le assicura gratis tinta e taglio costantemente da sempre. Amava spostarsi autonomamente in autobus fino a qualche tempo fa. Ora purtroppo non è piu autonoma ma provvediamo noi a portarla in giro.

Ora poverina, per via della pandemia, sono 70 giorni che non esce, così come non escono gli altri pazienti. Ma siamo consapevoli, così facendo, di averli protetti da eventuali contagi ancor prima che venissero emanati i protocolli del governo e dell’Asl”.

Auguriamo ad Elena di non perdere mai la sua scintilla di follia che la rende così speciale.

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