34° Vacanza Basket, da Ischia si passa a Forio sempre all’insegna dell’amore per la pallacanestro

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Si è chiusa ieri nel campetto da basket all’interno dell’ex Liceo “G. Scotti” la prima settimana della 34° edizione della Vacanza Basket, imperdibile appuntamento estivo organizzato dal maestro Cesare Covino con la collaborazione della Cestistica Ischia. Durante la settimana prossima, infatti, il celeberrimo avvenimento che riesce a coniugare in se sport, turismo e solidarietà, si sposerà al campo “Balsofiore” di Forio, dove sarà presente anche un gruppo di ragazzi della penisola Sorrentina insieme al loro coach, Mimmo Montuori, da anni buon amico di basket isolano. Comunque, a questa scoppiettante edizione della Vacanza Basket sono intervenuti – come al solito – grandi personaggi del basket, come coach Maurizio Mondoni (che si è occupato del minibasket), gli ex cestisti professionisti Maurizio Ferro, Nino Pellacani e Matteo Lanza, oltre al giovane coach Stefano Scotto di Luzio, che la prossima settimana sarà presente a Forio insieme a Mondoni. Last but not list, coach Lele Molin, storico secondo di Ettore Messina e fresco di esperienza all’estero sulla panchina di Kazan ed appena nominato assistant coach di Trento. Proprio con coach Molin, alla seconda partecipazione al Camp organizzato da Covino e la Cestistica Ischia, in una attimo di pausa dalla intensa attività, abbiamo fatto una bella chiacchierata.

“Noi della Cestistica Ischia abbiamo sempre preferito portare avanti questi appuntamenti con persone di grande esperienza, sia di basket ad alto livello sia nell’ambito del Settore Giovanile, come coach Lele Molin. Per noi istruttori ischitani, quasi di frontiera, è importantissimo il supporto di allenatori come Lele, perché il ragazzo magari riesce a capire meglio  un movimento, una azione da compiere, se la stessa gli viene spiegata da una persona che sa comunicare meglio”, afferma sulla presenza di Molin al Camp, Giovanni Cervera, membro dello Staff Tecnico della Cestistica Ischia.

“Sono qui al Camp organizzato da Covino e la Cestistica – esordisce coach Molin – che è un po’ diverso da tutti gli altri Camp che si giocano in giro per l’Italia e che hanno scopi diversi. Invece, qui l’idea è semplice ed originale e fatta da persone con le quali è piacevole trascorrere alcuni giorni di vacanza qui e fare la cosa che ci piace di più. Per cui sono ritornato con piacere”, afferma l’affermato tecnico.

 

Cosa fate in queste giornate di intenso lavoro insieme ai ragazzi?

“Durante la giornata abbiamo un allenamento di 2 ore insieme ai ragazzi e cerchiamo innanzitutto di fare gruppo e poi attraverso l’insegnamento dei fondamentali cerchiamo di trasmettere l’essenza del gioco. Il mondo di oggi è fatto da individualismi, ma il basket è un gioco di squadra quindi il comunicare, il passarsi la palla, il giocare l’uno per l’altro sono tutti valori che attraverso gli esercizi e l’insegnamento dei fondamentali cerchiamo di ricordargli. Li ricordiamo perché chi li allena qui è già molto capace, ma magari sentendo certe cose anche da un’altra voce aiuta a crescere”.

 

Quindi lei viene ad integrare il lavoro che gli istruttori fanno già qui sulla nostra isola…

“Si, veniamo a divertirci con i ragazzi e sicuramente ad integrare il lavoro che gli stessi ragazzi già svolgono con gli istruttori di Ischia. La pallacanestro è una sola, ma è chiaro che il modo di trasmetterla dipende dalle esperienze che ognuno di noi ha maturato. Questo del Camp è un modo per sentire un’altra voce, ma nella sostanza è la stessa cosa. Quindi questa ripetizione, magari ascoltata attraverso un altro tono di voce, può diventare più curiosa e forse può seminare basket e giocatori in un contesto un po’ di frontiera come questo”.

 

Lei ha vissuto tantissimi anni da secondo di Ettore Messina che è fra le icone del basket mondiale. Cosa ha coach Messina in più rispetto agli altri? Perché è così grande?

“In primis Ettore Messina è un insegnante. Ho lavorato con lui più di 10 anni. Ogni volta che scende in campo o fa una lezione o cerca di dire qualcosa alla squadra lo fa in un modo così sintetico e chiaro che ti fa chiedere il perché non lo abbia pensato tu. Ettore è un maestro. Se non fosse diventato coach di pallacanestro, sicuramente sarebbe finito in un’aula universitaria ad insegnare una qualsiasi materia. Ha un modo di comunicare, una chiarezza, che sono sorprendenti”.

 

Ha passato due anni in Russia, a Kazan. Cosa porta con se da questa esperienza?

“Lavorare all’estero non è facile. Oggi c’è il desiderio di fuggire dalla nostra Italia perché siamo infelici, però essere all’estero, anche se faccio il lavoro che mi piace, ci si sente stranieri. Quindi, riuscire a guadagnare credibilità e riuscire a comunicare con un nuovo ambiente è difficile. In particolare, in questi 2 anni a Kazan, mi sono dovuto confrontare con questo tipo di difficoltà, quindi mi porto dietro una esperienza di vita importante, durante la quale ho conosciuto una cultura e delle persone con diverse abitudini rispetto alle nostre. Mi auguro, quindi, di essere diventato una persona migliore”.

 

Sta per cominciare una nuova avventura, quella di assistant coach sulla panchina di Trento, vice Campione d’Italia. Cosa può dirci al riguardo?

“Sono felicissimo di rientrare in Italia dopo due anni trascorsi a Kazan e sono felicissimo di aggiungermi allo Staff Tecnico di Trento, in un club che in questo momento – dopo aver raggiunto la finale scudetto – ha una idea di pallacanestro semplice e che cerca di organizzarsi con efficacia, avendo sempre il desiderio di migliorarsi. Ciò è essenziale per avere ogni giorno il desiderio di fare bene”.

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