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2022, un anno giudiziario contrassegnato da assoluzioni e prescrizioni. Nulla di fatto diversi processi che riguardavano Forio

Anche la famosa inchiesta “Marittimi onesti” che aveva portato al processo per 64 imputati tra Ischia e Procida è stata stoppata dal troppo tempo trascorso. A beccarsi la condanna ad un anno e quattro mesi è stato Abramo De Siano, per il famoso episodio di tentata estorsione ai danni di Francesco Del Deo. Il 23 settembre è scomparso il nostro vicedirettore Paolo Mosè, impegnato da sempre non solo come cronista di giudiziaria, ma per la salvaguardia del presidio di giustizia sull’isola

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1a puntata Un anno giudiziario in chiaroscuro, il 2022, contrassegnato da prescrizioni e assoluzioni che però nei primi sei mesi rientrano nella “ordinaria amministrazione” della giustizia italiana. Ma segnato, il 23 settembre, dalla scomparsa del nostro vicedirettore Paolo Mosè, impegnato da una vita come cronista giudiziaria e per la salvaguardia della giustizia sull’isola. Proprio sul finire di questo anno maledetto, è arrivata la proroga di un anno per la sezione distaccata di Ischia.

Il 2022 si era aperto a gennaio con la conferma da parte della Corte di Appello di Assise della condanna a dodici anni di reclusione inflitta in primo grado a Raffaele Napolitano per maltrattamenti in famiglia con l’aggravante di aver causato il decesso della sua ex convivente, la polacca Renata Czesniak.

Nello stesso mese è arrivata la prescrizione per una inchiesta che oltre dieci anni fa aveva destato grande scalpore sulle isole di Ischia e Procida. Una indagine all’epoca condotta dal sostituto procuratore della Repubblica John Henry Woodcock. L’inchiesta “Marittimi onesti”, in quanto i 64 imputati, in gran parte marittimi e quattro medici, erano processati con l’accusa di truffa ai danni dello Stato, falso ideologico e manomissione di sigillo pubblico. Era emerso che molti di questi marittimi risultavano fittiziamente imbarcati su un’unica motonave ma ad un certo punto venivano tutti sbarcati perché lamentavano patologie incompatibili con il proseguimento del lavoro. Il che consentiva di ricevere dalla Cassa Marittima la retribuzione. Agli albori di questa indagine venne anche emessa una ordinanza cautelare di detenzione domiciliare nei confronti di un medico e di un marittimo e la sospensione dalla professione di altri tre dottori. Il numero di imputati coinvolti e la complessità del processo ha fatto sì che l’unico giudice chiamato a gestirlo non sia mai neanche arrivato ad aprire il dibattimento. E alla fine è giunta per tutti la prescrizione. L’inchiesta era nata quasi per caso, da un controllo su strada effettuato dalla Polizia di Stato. Durante la verifica dei documenti del guidatore, gli agenti ispezionarono l’intera autovettura, rinvenendo nel portabagagli centinaia di certificazioni sullo stato di lavoro e di imbarco dei marittimi. Certificati “dubbi” e con sigilli risultati falsificati.

DOPO 16 ANNI ARRIVA LA PRESCRIZIONE
A marzo, abbiamo dovuto riferire di una ennesima prescrizione per reati contro la Pubblica Amministrazione di cui erano imputati tre tecnici comunali e due vigili urbani del Comune di Forio oltre al presunto beneficiario. Accusati a vario titolo di falso ideologico in certificazione, omessa denuncia all’autorità giudiziaria, rifiuto in atti d’ufficio e abuso d’ufficio in relazione a un immobile che sarebbe stato realizzato abusivamente. Dopo 16 anni dai fatti, non c’è stato più spazio per decidere. Una beffa per i sei imputati che si sono sempre dichiarati innocenti e avrebbero voluto una sentenza di assoluzione: Mattia Di Maio, Vito Sacchetti, Giosuè Colella, Bartolomeo Regine, Salvatore Nicolella e Salvatore Castellaccio. Una conclusione che non è piaciuta nemmeno ai difensori, che considerati anche gli errori commessi durante le indagini, avevano sperato in una assoluzione piena nel merito per cancellare la “macchia” dai loro assistiti. In dibattimento la difesa aveva sostenuto con forza che non sussisteva l’ipotesi di rifiuto in atti d’ufficio nei confronti dell’ufficiale della Polizia Municipale che governava la squadra di repressione antiabusivismo edilizio. Proprio per la sua attività, lo stesso ufficiale era stato oggetto di una ritorsione da parte di soggetti rimasti ignoti che gli avevano incendiato l’autovettura.

ASSOLTO L’ING. DE GIROLAMO
Sempre a Forio, ad aprile abbiamo riportato l’assoluzione con la formula perché il fatto non sussiste dell’ing. Luca De Girolamo, finito a giudizio con l’accusa di abuso d’ufficio e falso ideologico. Accuse che la prima sezione penale del tribunale di Napoli ha ritenuto insussistenti. La posizione di De Girolamo rientrava in una vicenda più ampia e complessa che vedeva contrapposti due vicini che a più riprese erano ricorsi all’autorità giudiziaria per chiedere controlli sulla realizzazione di opere edili, in particolare due soppalchi realizzati in un’abitazione privata e che la parte civile aveva denunciato. Un contenzioso che aveva interessato anche la giustizia civile ed amministrativa. Nella fase conclusiva dell’inchiesta il pubblico ministero aveva chiesto l’archiviazione per tutti gli indagati, ma il gip dispose l’imputazione coatta per il solo De Girolamo in qualità di responsabile dell’Edilizia privata. A smontare le tesi dell’accusa il legale del tecnico, l’avv. Nicola Nicolella: «Bisogna aggiungere che l’attuale processo appare ancor di più incomprensibile se si consideri che un primo giudizio sulla natura delle opere contestate veniva già emesso da un’Autorità Giudiziaria nel 1992 allorquando sorgeva proprio a seguito dell’accertamento operato dalla Polizia Municipale in ordine alle opere contestate (i due ormai famosi soppalchi) con il decreto di archiviazione a seguito della richiesta del P.M.; infatti, l’allora P.M. chiedeva la definizione del procedimento instauratosi ponendo a base della motivazione “… trattasi di opere interne relative alla realizzazione di due piccoli soppalchi non abitabili e di una scala interna in Locale a piano terra, dotato di luci ed accesso preesistente…” ed il Gip emetteva decreto di archiviazione motivando “… trattasi di fatto nel quale non si ravvisano estremi di reato poiché non rilevante sotto il profilo urbanistico” (quest’ultimo scritto a penna) facendo rilevare che da un lato lo stesso Gip non si uniformava semplicemente alla motivazione della richiesta del P.M. ma aggiungeva un elemento valutativo in ordine alla rilevanza urbanistica dell’accertato e dall’altro lato le dette motivazioni non avrebbero mai potuto portare alla condivisione dell’Ordinanza n. 409/92 né alla sanzione ablatoria dalla stessa prevista».

MATARESE SI SALVA
A giugno ci siamo occupati ancora di Forio, dove il processo per i lavori di riqualificazione al lungomare di Citara si è concluso con la ennesima prescrizione. Gli imputati erano Giovanni Matarese, all’epoca dei fatti responsabile dell’Ufficio tecnico comunale di Forio; Dario Amoroso, responsabile del procedimento dei lavori; Giuseppe Castagliuolo nella sua qualità di collaudatore. La posizione di Nicola Malinconico in qualità di amministratore delegato della “Italstrade” era stata stralciata ma poi riunita durante il dibattimento. Le accuse mosse a seconda delle competenze vertevano sulla truffa, falso ideologico e materiale ed omessa denuncia di un reato. Ma anche in questo caso il tempo trascorso ha inesorabilmente impedito al tribunale di pronunciarsi sulla loro sussistenza o meno. Al centro del procedimento, lo smaltimento dei rifiuti speciali derivanti dai lavori. Il contratto di appalto stabiliva che dovessero essere trasferiti in una discarica specializzata, ma secondo l’accusa questa clausola era stata aggirata.

LA CONDANNA DI ABRAMO DE SIANO
Forio resta al centro della cronaca giudiziaria per un episodio che nel 2013 destò grande scalpore, anche per la notorietà dei protagonisti. E stavolta è arrivata una sentenza di condanna per Abramo De Siano, accusato di tentata estorsione a seguito della denuncia che venne sporta da Francesco Del Deo. All’ex esponente politico casamicciolese è andata tutto sommato bene, in quanto la pena comminata di un anno e quattro mesi di reclusione è decisamente inferiore a quella richiesta dal pubblico ministero: quattro anni. I fatti sono noti. Un tentativo di far assumere il figlio dall’amministrazione di Forio appena insediatasi “minacciando” ricorsi al Tar. Una storia ben descritta dal capo d’imputazione: «Perché in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, anche in tempi diversi, compiva atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere con reiterata minaccia Del Deo Francesco, sindaco del comune di Forio, ad assumere il proprio figlio De Siano Ambrogio presso il predetto ente locale, quale collaboratore e previa pubblicazione di un “avviso di selezione pubblica”. A tal fine consegnando un facsimile di detto avviso, già redatto in occasione di una precedente selezione indetta dal comune di Casamicciola Terme, aggiudicata sempre al predetto De Siano Ambrogio e predisposto in modo da favorirlo, in sede di aggiudicazione. Il tutto al fine di far conseguire al figlio un profitto illecito allo stato non quantificato ma comunque di significativo valore economico, pari almeno al compenso mensile di 2.400 euro lordo, percepito dallo stesso in occasione della nomina presso il predetto comune di Casamicciola. Con minaccia consumata tra il giugno e il luglio del 2013 in occasione di colloqui intercorsi tra il sindaco Del Deo Francesco e alla presenza del vice sindaco Matarese Giovanni, e consistita nell’aver paventato di far cadere l’amministrazione comunale di Forio, attraverso la presentazione di un ricorso amministrativo, la cui bozza veniva consegnata alla persona offesa per rafforzare l’intimidazione in atto (nel cui corpo si deduceva l’illegittima composizione della commissione mandamentale relativa all’ultima competizione elettorale svolta a Forio, a seguito della quale veniva eletta l’attuale giunta), laddove l’amministrazione comunale di Forio, non avesse pubblicato il predetto bando predisposto per favorire il figlio dell’indagato. Evento non verificatosi per cause non dipendenti dalla sua volontà, ossia la denuncia della persona offesa. Con l’aggravante di aver commesso il reato contro un pubblico ufficiale, in particolare nei confronti del sindaco del comune di Forio».

PROROGA PER LA SEZIONE DISTACCATA
Fin qui questi processi sono stati raccontati dal nostro vicedirettore Paolo Mosè, stroncato da un infarto il 23 settembre. Ma il dovere di cronisti impone di andare avanti anche per rispetto al suo lavoro. E proprio ad ottobre si è riaccesa la battaglia che lo aveva visto in prima linea per la salvaguardia del presidio giudiziario sull’isola. Nella imminente scadenza della data del 31 dicembre, al Congresso Nazionale Forense di Lecce è stata accolta la proposta del presidente dell’Ordine di Napoli Antonio Tafuri e del segretario dell’Assoforense ischitana Francesco Cellammare. Con la richiesta di stabilizzazione delle sezioni distaccate di tribunale insulari o l’istituzione di nuovi modelli di tribunale per le isole ed il loro riconoscimento quali sedi disagiate. Richiesta ancora attuale, anche se all’indomani della tragedia del 26 novembre nel Decreto Ischia il governo Meloni ha inserito la proroga per un anno della sezione distaccata di Ischia. L’orientamento di questo nuovo governo politico induce all’ottimismo affinché in breve si giunga effettivamente alla stabilizzazione.

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