2016: un anno per porre fine all’indifferenza

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ATTORI E SPETTATORI di Anna Fermo

Dai discorsi del Papa ai discorsi del Presidente della Repubblica, passando per le dichiarazioni dei Presidenti dell’UE e della Commissione Europea, il fil rouge è uno solo: l’indifferenza non fa bene alla pacificazione, politica quanto religiosa, nazionale, quanto internazionale.

E’ sempre così: in attesa dello scoccare della mezzanotte del 31 dicembre, ogni anno ci si predispone a fare bilanci di un anno trascorso per augurarsi un nuovo anno capace di comprimere i gap passati sino ad annullarli. Lo si fa nel proprio piccolo e lo si fa a livello più alto. Per un Papa così come per un Presidente di una Repubblica o di un organo istituzionale sopranazionale è certamente un atto dovuto a fine anno, ma è il modo in cui si decide di farlo che segna la differenza rispetto ai precedenti e predecessori.

Se pensiamo a Papa Francesco, a partire dall’apertura del Giubileo 2015, i primi giorni del mese di dicembre appena trascorso, e sino all’Ultimo dell’anno 2015, soffermandoci sulle sue parole e sul senso dei suoi discorsi, ci rendiamo subito conto che è proprio la nostra indifferenza ai problemi sociali, della nostra comunità di appartenenza quanto del mondo, ad impedirne la risoluzione. A volte siamo distratti rispetto a ciò che accade intorno a noi, ma sempre più spesso, più che di distrazione si tratta di vera e propria indifferenza. Accade con i nostri cari, con i nostri vicini di  casa e figuriamoci se non accade rispetto al resto della nostra comunità, della nostra società o di un mondo ormai globalizzato. A meno che non ci sia qualcuno che venga a ledere i nostri “interessi”, preferiamo lasciarci all’oblio dell’indifferenza. Tanto per rimanere in tema religioso: val bene una messa, ma battersi la mano al petto senza porgerla a chi ha bisogno o usarne la forza per costruire l’argine al fiume prima che inondi la città, sarebbe meglio!

Indifferenza: è questo il nostro limite, quel limite che il nostro Presidente Mazzarella, con il suo Discorso di fine anno ha cercato, riuscendoci, di travalicare. Eravamo abituati a Discorsi Istituzionali standardizzati sulla necessità di una programmazione politica che sapesse infondere nella nostra Dirigenza il senso del dovere, ma soprattutto scadenzarne l’azione proponendo obiettivi condivisibili dalle varie controparti politiche. Eravamo abituati, mettiamola così, a discorsi importanti quanto astratti rispetto alla nostra quotidianità. Il nuovo Presidente quest’anno c’ha piacevolmente sorpresi. Messe al bando programmazioni politiche varie, si è concentrato su noi cittadini, sulle nostre vertenze primarie e lo ha fatto, cogliendo anche l’invito di Papa Francesco, dimostrando sensibilità istituzionale, cosa assai rara, ai veri problemi che attanagliano tutti noi. La voragine che ormai tiene lontani i cittadini dalle istituzioni si nutre certamente di populismo, ma ancor di più della nostra indifferenza rispetto alle nostre istituzioni ed ai loro compiti. Pretendere un forte senso di responsabilità in chi ci rappresenta non ha senso se dimentichiamo che la prima delle responsabilità democratiche è quella che dovremmo esercitare noi stessi come singoli cittadini rispetto alla comunità cui apparteniamo.

Voltiamo pagina ed incolpiamo l’Europa della nostra crisi economica, sempre l’Europa di mancate risoluzioni su problematiche che minacciano non solo la nostra sicurezza, ma la nostra sopravvivenza. Nessuno di noi tuttavia ammette d’essere indifferente rispetto all’Europa ed alle sue Istituzioni. Soggiunge su queste premesse la dichiarazione dei Capi UE: l’indifferenza dei Governi nazionali all’Europa, alle sue istituzioni ed alle sue politiche rischia di far crollar il castello unitario. Il 2015 si chiude come l’anno nero dell’Europa, l’anno in cui la sua fragilità, sotto tutti i punti di vista, ha raggiunto l’apice. Tutta colpa dell’inutilità delle sue Istituzioni? No. Le istituzioni le fanno gli uomini e si da il caso che a tal uopo, le fanno i nostri uomini di Stato, quelli che purtroppo si sono macchiati d’indifferenza rispetto ad esse.

Credete che a livello locale la situazione sia diversa?

Anche qui, sulla nostra isola, se c’è una responsabilità rispetto alle cose che non funzionano, non è addebitabile alla sola irresponsabilità delle componenti politico-amministrative, ma anche alla nostra irresponsabilità, quella che nutriamo quotidianamente con la nostra indifferenza.

Un conto è criticare da lontano fatti ed atti, un conto proporsi di supporto a chi è chiamato a fare ed agire per tutti. D’altro canto: chi non fa non sbaglia!

Indifferenti: lo siamo rispetto alle nuove generazioni che non hanno un lavoro quanto rispetto a quelle dei nostri quarantenni e cinquantenni che l’hanno perso il lavoro e che difficilmente lo troveranno; lo siamo rispetto ai bisogni primari di un territorio come il nostro che ha bisogno di risorse umane per decretare una crescita economica ridistribuita equamente facendo leva sulle proprie risorse naturali; lo siamo rispetto alle nostre necessità di cure, sanitarie e sociali; lo siamo rispetto alle nostre necessità di mobilità; lo siamo rispetto ai nostri disabili; siamo indifferenti a tutto ciò che ci dovrebbe riguardare prima di ogni cosa, in una sola espressione, al nostro senso civico.

Ci siamo interessati ai discorsi del Papa, ci siamo interessati al discorso del Presidente della Repubblica, ci siamo, forse in pochi casi, interessati a ciò che si dice a livello internazionale, ed allora? Cosa aspettiamo ad interessarci realmente al senso di ciò che ci viene detto? Cosa aspettiamo per mettere al bando la nostra indifferenza?

In un clima di terrore, di annientamento istituzionale, di fragilità statali ed amministrative, ci rendiamo realmente conto che la soluzione è alla nostra portata perché dipende da noi?

Per questo 2016 non poteva esserci migliore auspicio per tutti noi: demolire la nostra indifferenza, politica, istituzionale, religiosa, sociale, e sulle sue macerie avere la forza di costruire finalmente una pacificazione globale.

 

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