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100 anni di Ischia Calcio, da Gigino ‘u tabaccar a oggi. Un racconto diverso

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Sandra Malatesta | Io sono nata da una madre ischitana e da un padre di Teramo che venne a Ischia per insegnare inglese. La famiglia di mamma chiamata con il soprannome “A razza e Bias ‘u tabbaccar” gestiva una tabaccheria e un colorificio a Via Roma. Otto figlie e tre figli e tra questi, oggi, sento il bisogno di raccontare di mio zio Biagio Di Meglio conosciuto come Gigino, perché ebbe come unico svago in una vita faticosa dovendo fare da padre alle sue sorelle e ai suoi fratelli, il calcio cioè “U pallon”.

Aveva fiuto, sapeva capire chi valeva in questo gioco. Nel suo negozio gestito insieme al fratello Luigi arrivavano tanti pittori a comprare vernici e tanti uomini a scambiare due chiacchiere. Anche zio Luigi amava il calcio e lo aveva anche giocato. E io, nipote di questi due uomini, come non potevo amare il calcio?…

Mi è arrivato nelle vene fin da piccolissima e guardavo seduta i grandi fare la partita fino a che anche io cominciai a giocare guidata dai più grandi che allora erano Aniello Lauro, Peppe Mignolo, Commitante detto Parola, Centinaia Di Meglio, Antonio De Simone, mio fratello Massimo, Vincenzo Saurino, Guglielmo Buonocore, Giuseppe Di Meglio, Giò Scaglione e tanti altri che mi perdoneranno se non li scrivo tutti.

Mi insegnarono a scartare, a fare i tiri ad effetto, a non mettere la punta del piede sotto al pallone a mantenere il mio ruolo di mezz’ora destra. E da allora è rimasto il mio sport preferito insieme alla pallavolo. Andavo spesso da zio Gigino e, seduta sulla soglia, ascoltavo quello che dicevano.

L’Ischia Calcio non è nata come prima squadra delle nostre parti, perché ci fu prima la Robur e poi mio zio Luigi fondò prima l’Isola Verde che, però, non aveva mai aiuti nemmeno per gli allenamenti visto che i ragazzi dovevano andare alle sei di mattina in quanto, nel frattempo, si stava formando la prima Ischia calcio. Mio zio Gigino prese una grande decisione insieme al suo amico di sempre Filippo Ferrandino dei “Cap e fierr”. Il negozio rendeva bene e potè mettere “mano alla sacca”, come si diceva allora, e oggi si festeggiano i cento anni dell’Ischia Calcio con il presidente Pino Taglialatela che praticamente ho visto crescere. E’ il figlio di Mimi Taglialatela, grande uomo e costruttore e grande amico di zio Gigino. E allenatore? Enrico Buonocore, sì, Enrico nostro, figlio di Guglielmo che ha come secondo suo fratello Massimo: questi nomi fanno battere il cuore.

Ragazzi innamorati del pallone che sono andati via piccoli per crescere in questo sport e sono cresciuti eccome. Mimì e Guglielmo erano tifosi dei loro figli, credevano in loro, li seguivano sempre e ricordo che Pino giocava sempre con la foto di Mimi, morto giovane, cucita sul rovescio della maglietta…

Ma torniamo a zio Gigino che negli anni cinquanta insieme a Nino D’Amico, Filippo Ferrandino, Franco Postiglione, Raffaele Trosa cominciò a fare incontri per cercare di far nascere l’Ischia Calcio. Filippo Ferrandino fu subito il primo a darsi da fare per riuscire a far completare il Campo Sportivo “Vincenzo Rispoli” nella zona dell’arso dove c’era una grande pineta.

A quell’epoca (1945) da poco Ischia era stata divisa in sei comuni e il primo sindaco di Ischia fu Vincenzo Telese. Devo dire che la prima vera squadra ischitana nacque nel 1922 grazie all’impegno del Professore Biagio Buonocore, con il nome di ROBUR. Ci furono vari campionati locali e si notavano buoni giocatori. Poi scoppiò la Seconda guerra mondiale e tutto si fermò.

Nel 1945 quando Ischia fu divisa in sei comuni con a capo il primo sindaco, Vincenzo Telese, Filippo Ferrandino sarto con un bel negozio a Via Roma, insieme ad alcuni amici formò quella che si ritiene la prima As Ischia che partecipò al campionato di quell’anno con squadre ischitane quali Tigrotti, il Pellerano, l’Aragonese, Il Real pineta, i Crociati, l’Isola verde. Così, diciamo pure, alcuni amici al bar diedero vita a una squadra con buoni giocatori che scrissero una gloriosa pagina del calcio ischitano. Gli amici erano Filippo Ferrandino che fu anche allenatore per anni, Biagio Di Meglio, Nino D’Amico e tanti altri che ho visto crescere sulla nostra spiaggia. Primo fra tutti Guglielmo Buonocore che mio zio amava tanto, e poi tutti gli altri, tra cui i fratelli Di Meglio figli di Isidoro, Renato e Giò Scaglione, Natalino Di lorio che veniva da Buonopane, Giuseppe Cenatiempo da Barano, Cenzino Di Meglio, Commitante detto Parola, Aniello Lauro (U Rim) Peppe Manzi (Mignolino), Spignese e tanti altri che mi scuseranno sicuramente se non scrivo tutti i loro nomi.

L’Ischia di Ferrandino e Di Meglio fece ottimi campionati fino alla storia recente quando zio Gigino volle fortemente come allenatore Rosario Rivellino che si affezionò talmente a mio zio da farsi fare da padrino di Cresima. Tanto per la squadra hanno fatto anche Catello Buono e Bruno Basentini.

Perdonatemi se tanti nomi non li ricordo, ma io volevo scrivere di mio zio che ho amato tanto e che quando morì mio padre e io avevo 21 anni “mi stette vicino come d’altronde tutti gli altri zii e zie Di Meglio.

E così 1922-2022, cento anni tra alti e bassi di una squadra amata in modo incredibile dai suoi tifosi tra i quali molte donne. Una squadra amata con quei bei colori giallo blu mi fa pensare che avere una passione è così bello. Aspettare le partite, tifare, gioire, restarci male, e poi ricominciare. Come un grande amore resta nel cuore sempre, così l’Ischia fu il grande amore di zio Gigino che purtroppo per una caduta morì nel 1977 abbastanza giovane essendo nato nel 1913.

Sono orgogliosa di essere figlia di sua sorella Emma, di avere metà del mio DNA dei Di Meglio e voglio fare in bocca al lupo a questa Ischia di oggi che continua a essere un grande amore per tanti ragazzi ai quali i loro papà hanno passato il testimone, come suol dirsi.

Con tanto affetto da una tifosa innamorata.

Sandra Malatesta

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