primopiano rubriche

Visto dalla luna di Paolo May. Francesco e Davide

Francesco, diciassette anni, bravo ragazzo, sereno, sorridente: deceduto innocente. Davide, persona buona, meno sereno, meno sorridente, fragile, senza pelle, lo ha investito: colpevole.
Suo malgrado colpevole.
Le famiglie nel profondo dolore, disperazione che ci auguriamo possa placarsi, sono due.
Quando ho sentito la notizia dell’incidente subito la mia mente limitata si è scagliata contro un colpevole, brutto e cattivo nella mia immaginazione animalesca.
Eliminati i cattivi… prigione, rigetto, pena di morte (per carità un orrore del genere mai sfiorerà la mia mente) rimangono i buoni in una società ordinata e perfetta. Sciocchezze.
Si cerca sempre una spiegazione semplice ed una colpa certa.
Tizio è morto di infarto. Fumava? Io no.
Caio si è spezzato una gamba sciando. Aveva studiato la pista prima di scendere? Io si.
E’ così che noi ci assolviamo ed allontanano i pericoli. Ovviamente li allontanano solo dalla mente. Poi si sa qualcosa in più – facile in un piccolo centro – ed il mostro diventa una persona, cade la maschera dell’alieno e si scopre un’altra vittima.
Non voglio e non posso condannare, non voglio e non posso difendere, giudicare non è né il mio mestiere, né una cosa cui sono consueto. Posso invitare, nel profondo rispetto per il dolore dei familiari di Francesco, al dubbio ed alla pietà per tutti.
A Davide per un attimo non ha funzionato il freno, la mente o la mano: un prezzo altissimo lo ha pagato Francesco ed ancora di più la sua famiglia. Non sto a misurare, ma un altro durissimo prezzo lo sta pagando Davide e la sua famiglia.
La giustizia ordinaria farà il suo corso, così deve essere anche per ricordare a tutti noi che l’auto è un mezzo di trasporto che può facilmente trasformarsi in arma mortale.
Da noi solo pietà e sentite condoglianze per tutti quelli che soffrono.
Non credo al Dio stupido e vendicativo cui dovremmo somigliare, ma l’evidenza della perfezione del Creato, dove il caso è solo un’apparenza che non sappiamo ancora spiegare nella nostra limitata dimensione, mi fa pensare che tutto abbia una sua ragione e che anche la pena abbia una sua funzione e, se esiste un inferno, questo altro non può essere che il dolore non accettato.
Dolore inevitabile, disperazione mai.
Questo possiamo augurare.

Tags

1 Comment

Click here to post a comment