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«Vescovo, il popolo foriano vorrebbe don Giuseppe Nicolella parroco di San Vito»

La deriva focolarina che la Diocesi di Ischia subisce, senza porre freno, è l’aspetto più grave che emerge in questi giorni. Alcuni parroci possono fare anche i riti tribali e le feste/sagre o conversare con il cielo tramite WhatsApp... Il vescovo non apprezza il parroco sempre presente nella parrocchia a lui affidata ma quello che sta più in vescovato»

Gaetano Di Meglio | La Parrocchia di San Vito vive, davvero, un momento difficile. Un momento di vera apprensione che, invece di essere sedata, viene alimentato dalle improvvide azioni di un clero litigioso, che aizza e che, purtroppo, non perde occasione di mettere “greggi” contro “greggi”.
Continuiamo a ricevere mail e lettere di cittadini foriani che esprimono il loro parere nel merito della richiesta del Vescovo Lagnese di recedere dal diritto di prelazione concesso alla Parrocchia di San Vito Martire a Forio con decreto emesso nel 1306 dall’allora Vescovo Pietro.
Ironia della sorte, dopo 713 anni, un Pietro toglierà quello che un altro Pietro aveva dato.
Antonio Russo ci ha scritto, in qualità di “sanvitese doc” e alimenta una polemica che non si placa.
«Caro direttore, in questi giorni sono stati pubblicati molti articoli sulla questione “San Vito” e sento il bisogno di esprimere la mia opinione, premettendo che sono un fedele foriano, e sanvitese, doc. San Vito è retto dal 1969 dal reverendo don Giuseppe Regine, che alla veneranda età di 90 anni continua in modo egregio a guidare la sua parrocchia. Certo, gli acciacchi ci sono, le gambe sono stanche, ma la mente è ancora fresca. Don Giuseppe è aiutato nel suo compito dal diacono don Salvatore Nicolella e da alcuni “angeli custodi” che lo aiutano, materialmente, con affetto filiale costante. Il Vescovo, prevedendo la vicina sostituzione di monsignor Regine (sia per l’età che per la salute) come molti sanno, ha chiesto al comune di Forio di rinunciare al diritto di prelazione ma il consiglio comunale del 26 ha respinto questa richiesta e, al momento, si attendono gli sviluppi della situazione.»
Russo va oltre e mette in luce alcune considerazioni abbastanza note.
La deriva focolarina che la Diocesi di Ischia subisce, senza porre freno, è l’aspetto più grave che emerge in questi giorni. Atteggiamenti distanti, come quelli che i fedeli imputano a Don Emanuel Monte emergono.
«C’e stata anche una petizione popolare – continua Russo – contro la richiesta di monsignor Lagnese (sono state raccolte in pochi giorni 1147 firme) che intende cancellare un diritto risalente al 1300 circa. Per il vescovo la tradizione va rispettata solo quando piace a lui ed ai suoi focolarini. Alcuni parroci possono fare anche i riti tribali e le feste/sagre o conversare con il cielo tramite WhatsApp con il suo beneplacito, altri no perchè sono considerati “antichi”. Il vescovo – arriva la stoccata diretta – non apprezza il parroco sempre presente nella parrocchia a lui affidata ma quello che sta più in vescovato che nella sua chiesa, ecc.»
Russo va diritto al cuore del problema. «Il popolo foriano vorrebbe don Giuseppe Nicolella a San Vito, chiesa che lo ha visto nascere e diventare prete ma il Vescovo, evidentemente, non è d’accordo e quindi vuole togliere a Forio il diritto di patronato. Qualcuno obietta che non sarebbe giusto avere nella stessa chiesa padre e figlio (i Nicolella) come parroco e diacono, ma quale legge lo vieta? (Sarebbe un caso forse unico ma non per questo da condannare). Inoltre nominare don Giuseppe Nicolella farebbe contento anche don Giuseppe Regine che è stato la sua guida spirituale e sarebbe veramente felice di lasciare la sua amata chiesa nelle sue mani.»
«Mi permetto alcune osservazioni un po’ cattivelle – è la chios finale del credente “sanvitese” doc – : al vescovo piace spostare i preti da un posto all’altro, andare contro le previsioni spiazzando i fedeli (Montuori/don Basile), fare scelte azzardate (Del Neso), outsider che si alternano al Cuotto, viceparroci(?) estranei al contesto. Spero tanto che lo Spirito Santo illumini tutti, ma credo che un buon pastore dovrebbe unire il suo gregge e non dividerlo, o esasperarlo. Saluti»

La richiesta di Lagnese: “avere un parroco liberamente nominato dal Vescovo”
«mi preme in modo particolare manifestarLe la riconoscenza che la Chiesa di Ischia – si legge nella nota inviata da Lagnese a Del Deo nel mese di gennaio – nel corso del tempo ha cumulato per i frutti spirituali e il sostegno materiale che dall’uso di tale diritto sono derivati per il Popolo di Dio per la comunità civile di Forio. In modo particolare, in relazione alla nomina dei parroci, giova innanzitutto ricordare il decreto del Concilio Vaticano II Christus Dominus (28 ottobre 1965), al n. 28, dove si legge che il Vescovo, come padre della famiglia del presbiterio, “per poter meglio e più giustamente distribuire i sacri ministeri tra i suoi sacerdoti, deve far godere della necessaria Libertà nel conferire gli uffici e i benefici”. Conformemente a questo principio, la Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio Ecclesiae Sanctae (6 agosto 1966), all’art. 18 comma 1 afferma: “Il bene delle anime esige che il Vescovo goda della libertà richiesta per conferire con giustizia ed equità ai sacerdoti più idonei gli uffici e benefici, anche non curati. […] sono abrogate le consuetudine e ritirati i diritti quanto alla nomina, all’elezione, alla presentazione di sacerdoti ad un ufficio o beneficio parrocchiale.”
«Recependo la volontà e le indicazioni del summenzionato Magistero, il Codice di Diritto Canonico del 1983 non fa più menzione del diritto di patronato e propone il libero conferimento come via ordinaria per la nomina dei parroci, considerando la presentazione e l’elezione come eccezioni (cf. can. 523 CIC).
Nel caso della Parrocchia di San Vito Martire in Forio, il diritto di patronato risale al Decreto emesso nel 1306 dall’allora Vescovo Pietro. In virtù del Can. 83 comma 2 CIC è facoltà del Vescovo attuale valutare se sia conveniente o meno mantenere il suddetto privilegio e, in caso, se sia opportuno dire tardi la cessazione.
Dopo aver consultato la Santa Sede e i membri del Consiglio presbiteriale, conformemente alla direzione che la Chiesa Universale è indicato a partire dal Concilio Vaticano II, sono giunto alla conclusione che oggi la miglior soluzione pastorale per la parrocchia di S. Vito Martire in Forio, sia quella di avere un parroco liberamente nominato dal Vescovo, come avviene normalmente per le altre comunità della diocesi».

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