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Tra maison de coutre e maison de…?

Vincenzo Acunto | Alcune settimane or sono, ho pubblicato un pezzo dal titolo “la soprintendenza delle baracche” per denunciare lo spettacolo vergognoso che anno dopo anno si concretizza sulle coste della nostra isola ove vengono autorizzati, “con procedure delfinarie”, insediamenti baraccali per sfruttamento turistico.
Chi si doveva sentir toccato ha mugugnato sottovoce.

Il popolo degli ignavi mi ha ammiccato con “strizzatina ambulante” e solo taluni hanno segnalato “I like” nelle varie pubblicazioni in rete. Ritorno sull’argomento considerando le evoluzioni del fenomeno essendo stato punto nei sentimenti per quanto patisce S. Angelo che resta, sempre meno, “vergin di servo encomio” e, sempre più, insidiato “da codardo oltraggio”.
L’estate turistica è finita da circa due mesi. Terminati gli incassi, è ripresa l’ipocrita strada di smobilitare le baracche di cui sopra.
Ognuno lo fa secondo le proprie comodità, indipendentemente dalle scadenze indicate sulle cartule in loro possesso. Tanto nessuno controlla.
A S. Angelo qualcuno, pensando che si vive ancora con “l’anello al naso” o che il paese sia la succursale di una discarica, ha ritenuto che i santangiolesi, dopo aver “goduto” lo spettacolo della baracca e “gustato”, per via Chiaia delle Rose, gli effluvi estrattivi dalle cucine, possono continuare a goder di spettacolo.
Quello che una discarica può offrire.
Le foto dimostrano, ineludibilmente, come i titolari della “Barocco Hause” hanno pensato di lasciare l’angolo della spiaggia di Chiaia delle Rose che da oltre un mese è in tale stato.
Lo scrivo per conoscenza diretta e nessuno può prendere per i fondelli il prossimo accampando scuse di ritardo nello smontaggio o che nelle more di questa pubblicazione si stia provvedendo. Sarà pur di moda, ma resta pur sempre una schifezza che in francese, il traduttore del mio pc, modifica con la parola “merd”.
Nessuno è legittimato a ritenere che, quando si deve mungere, il paese è sito di una “casa di moda” e quando non c’è più nulla da succhiare può restare una “maison de merd”. Cioè una discarica di schifezze. Ritengo che il sindaco di Serrara ha l’obbligo, civico e istituzionale di intervenire e revocare le autorizzazioni che il comune ha concesso ai titolari di quell’attività e di segnalare l’indecenza e le responsabilità alla sezione demanio regionale affinché si regoli di conseguenza per le future richieste. Sarebbe opportuno sapere come mai l’ufficio di vigilanza municipale e quello della tutela demaniale hanno consentito che uno scempio del genere sia stato lasciato per così lungo tempo alla vista di una intera comunità e comprendere come sia stato concesso, senza autorizzazione edilizia, paesaggistica e controllo sismico, alla stessa struttura di ridurre la muratura portante di un fabbricato, secolare, per creare un’ansa che consente l’accesso delle auto sulla piazza di S. Angelo. Una riduzione del genere in zona sismica potrebbe rendere il sito particolarmente vulnerabile e quindi non idoneo all’uso di pubblica attività. Non aspettiamo che si verifichi il caso e poi dire “si poteva evitare”. Non si aspetti il servizio televisivo che denuncia abusi edilizi, per stracciarci le vesti ritenendoci vittime di un sistema. Se anche quelli che avvengono “in piazza” non sono visti e si sanzionano solo le sciocchezze.
Io sono stato e ancora resto sostenitore di Rosario Caruso sindaco del mio paese (anche perché non vedo chi potrebbe sostituirlo, nel presepe, con i pastori che vi albergano). Penso, comunque, che sia utile suonargli la campanella dell’attenzione perché ho l’impressione che sia troppo preso e le cose gli stiano sfuggendo di mano.

acuntovi@libero.it

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