gli editoriali del direttore primopiano rubriche

Tieni A-mente. Ischia terra di Santi, Poeti e Navigatori

di Carmelo Amente

PREMESSA. Visto e considerato che viviamo in un assoluto ed assordante
silenzio, con lamenti sotto traccia, riprendo la mia collaborazione con Il
Dispari. Da padre in figlio una continuità, voce degli ultimi, critica, in un
paese cloroformizzante. Ringrazio il direttore per l’ospitalità settimanale
concessami.

Ischia terra di Santi, Poeti e Navigatori. Santi-tanti, in un’isola Teocratica. Poeti – più di quanti si possa immaginare, i loro entusiasmi muoiono sul bagno asciuga e si perdono nell’immensità del mare Nostrum, nonostante gli sforzi dei vari Ronga – Boffelli – Giovanni De Angelis e tanti altri.

Navigatori – una pletura di giovani che hanno dato vita ad
un esodo pari al dopoguerra per “terre assai luntane”, e pochi eroi
restano per non far sprofondare del tutto quest’isola, molti si danno alla
politica, unico modo per racimolare, con metodi dissentibili, qualche
spicciolo.

La politica (dal greco polis-città) intesa nel suo
significato alto e nobile al servizio della città e del popolo ha perso ogni
significato, ridotta a clan di bucanieri e avventurieri della più bell’acqua.

Uno statista agisce e pensa alle degenerazioni future, un
politico (odierno) pensa alle nuove elezioni. Viviamo nel decadimento etico e
morale e valori senza pari. Lamenti e clientelismo sotto traccia regnano
sovrani. Don Nicola Lauro, ex sindaco d’Ischia, notoriamente e sofferente di
prostata amava ripetere “Se solo riuscissi ad urinare come gli ischitani
piangono”. Tutti in attesa di un miracolo con gli occhi rivolti al santo di
turno.

Nonostante che i voti dell’intera isola sono determinanti
per l’elezione di un Europarlamentare, un Senatore e un Consigliere regionale
Ischia non riesce ad essere incisiva con il potere regionale, meno che mai con
Roma e Strasburgo si riduce ad un’espressione geografica, le diatribe del
decreto, Ischia la dice lunga, gli ischitani appaiono un popolo di ignavi avviluppati
in un eterno “ni”, stoico e masochista riesce a sopportare l’insopportabile.
Attuale il motto di Mussolini che trasportava all’isola, recita “Amministrare
quest’isola non è difficile, è inutile”, triste e malinconica conclusione, si!
Perchè a breve periodo, tanto meno a lungo, non si vede risoluzione agli immani
problemi che l’attavagliano, piove sempre sul bagnato e il sisma è la goccia
che ha fatto traboccare un vaso colmo, analisi spicciola? Certo! La definisco
sintetica e per spezzare una lancia a favore bisogna dire che il continente non
naviga meglio, mal comune mezzo gaudio? Angiola Maggi Malagoli amava ripetere
“Se Sparta piange, Atene non ride”.

Non voglio essere la Cassandra di turno, appartengo ad una
cultura di dantesca memoria, come è riportato da Adriano Mattera su facebook
“Noi, a cui è patria il mondo intero, come i pesci il mare”, per dire che il
senso di appartenenza non può essere riduttivo ad un luogo o ad un numero
esiguo di persone, esso prevarica confini e continenti, luoghi di un sapere e
sapienza indefinibili.

Purtroppo!

Siamo ridotti a guardare un orizzonte limitato che oltre il
proprio orticello e pollaio non va, un futuro incerto avanza a colpi di nulla,
progetti privi di sostanza, attori perfetti, bellezze in linea, reggiseni molto
architettonici, pantaloni rap e soprattutto comportamenti identificanti con
chiarezza tra il conformismo e la trasgressione, tanto da far capire che con
gli anni 60 cominciò una modernità che oggi è anche nostra responsabilità.

Non mentirò dicendo che il futuro era pieno di promesse,
ogni giorno ci svegliavamo con il desiderio di far bene per ciò che eravamo
preposti, di essere avveduti nella semplicità della realtà. La nostra vita
sembrava un potenziale di felicità, cosa è mai successo, poi!

Non è ancora compreso, ma domani è un nuovo giorno e il sole
splenderà di nuovo per tutti, evitiamo di avere lo sguardo rivolto ad un
pesante passato da cui traspare solo il rimpianto di una giovinezza andata,
teniamolo come scudo d’esperienza per migliorare la rotta, è il dovere che ce
lo impone verso le nuove generazioni.

Andiamo avanti, per coloro che cedono nessuna prova è
necessaria, per coloro che non cedono nessuna prova è sufficiente e per quanto
osceno sia il presente, l’amore rimane, la speranza la compriamo; come la droga
c’è sempre qualcuno che la vende.

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  • Bentornato Carmelo, graffiante come sempre, ci ricordi verità che facciamo finta di non conoscere. La tua voce spezza l’assordante silenzio. E noi ci si ricorda dei tuoi taglienti editoriali ospitati dal Direttore , Domenico Di Meglio, che già quarant’anni orsono aveva fatto del suo giornale una “voce plurale”.

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