primopiano

Sono quattro gli indagati dell’aggressione alle forze dell’ordine e al presunto collaborante

La difesa ha presentato ricorso al tribunale del riesame manifestando la insussistenza del pericolo di reiterazione.  Tre sono sottoposti al divieto di dimora nell’isola d’Ischia e di presentazione alla polizia giudiziaria, mentre il quarto risponde a piede libero di minaccia in danno della vittima. Nel ricorso si evidenzia che non è possibile che gli indagati possano reiterare nei confronti dei carabinieri e dei poliziotti, in quanto l’ordinanza si basa esclusivamente sulle minacce, resistenza e lesioni a pubblici ufficiali. E non già nei confronti del giovane attinto da parecchie bastonate dei tre arrestati  

Tre sono gli arrestati, attualmente sottoposti al divieto di dimora nei comuni dell’isola d’Ischia, ma vi è un quarto che risulta essere indagato per minacce aggravate. Il suo nome compare nella richiesta di convalida e di applicazione di misura sottoscritta dal sostituto procuratore della Repubblica Roberto Pirro Balatto. Si tratta di Giovanni Giannini, figlio e fratello degli altri due Giannini che avrebbero partecipato con più determinazione all’aggressione nei confronti di G.M. Dopo la fase delle misure cautelari, oggi è il momento della verifica che la difesa intende portare avanti depositando alla segreteria del tribunale del riesame richiesta di revoca del provvedimento adottato dal giudice per le indagini preliminari Enrico Campoli. Un magistrato molto attento e che valuta con attenzione tutte le garanzie di coloro che sono sottoposti ad accertamento dall’ufficio del pubblico ministero. Provvedimento cautelare che si basa esclusivamente su una sola delle sei imputazioni e che fa riferimento ad un concorso in resistenza, minaccia e lesioni a pubblico ufficiale. Nella circostanza in danno di un maresciallo maggiore dell’Arma dei Carabinieri e verso il sovrintendente della Polizia di Stato. Entrambi attinti da colpi inferti da Ivano D’Antonio, Roberto e Antonio Giannini. Come riporteremo in altra parte del giornale, il pubblico ministero non ha fatto sconti e non ha tralasciato alcun aspetto di questa vicenda, ponendo in evidenza le singole responsabilità ravvisando condotte minacciose, usando violenza tale da provocare danni fisici e finanche mettendo in pratica un furto alquanto particolare. Commesso da uno solo dei tre arrestati.

LA STRATEGIA DIFENSIVA. La difesa, ed in particolare l’avv. Nicola Nicolella, sostiene che il provvedimento del gip non possa in questa fase avere una valenza sostanziale per quanto riguarda il pericolo della reiterazione della medesima condotta criminosa. Spiegando che non vi è la possibilità che i propri assistiti (i due Giannini) abbiano la possibilità di reiterare nel caso in cui avessero la possibilità di poter ritornare sull’isola d’Ischia con una misura comunque tale da garantire soprattutto l’incolumità della parte offesa. E’ inimmaginabile, per l’avv. Nicolella, che i due Giannini, se fossero tornati liberi o sottoposti all’obbligo di firma in caserma, si sarebbero adoperati, con altrettanta determinazione ad aggredire nuovamente il poliziotto e il carabiniere. In quanto la contestazione e la misura cautelare si fonda proprio sulla resistenza, minaccia e lesioni aggravate verso i tutori dell’ordine. Chiedendo quindi ai giudici della “libertà” di rivedere questa ordinanza, perché si fonda su un presupposto inspiegabile e che nella sostanza non vi sono condizioni urgenti e capaci da “sospettare” un comportamento reiterato una volta tornati sull’isola. Ben tutt’altro discorso si sarebbe dovuto fare nel caso in cui la misura fosse stata applicata per le lesioni aggravate in danno di G.M. In quel caso, la difesa sottolinea che vi erano condizioni tali da valutare il pericolo che gli indagati si sarebbero potuti comportare allo stesso modo. Da poterli indurre a cercare la vittima per un altro confronto, le cui conclusioni non sono possibili da pronosticare. Se fossero ritornati sull’isola, escludendo il divieto di dimora. In quel caso il riesame avrebbe potuto valutare diversamente il ricorso e ritenere che il provvedimento del gip fosse granitico, basato su probabilità alte di incorrere nel medesimo errore e portare a compimento una medesima violenza.

L’INCREDIBILE EPISODIO. Ma qui si parla solo di un provvedimento che si basa sulla resistenza e le lesioni a pubblico ufficiale. Ma attorno a questa contestazione vi sono altre ipotesi che sono state vagliate dalla pubblica accusa. E’ necessario, però, capire sostanzialmente cosa è accaduto quel pomeriggio di tredici giorni fa: «Nei giorni scorsi la vittima era stato fatto oggetto di ripetute minacce da parte degli arrestati, dediti al traffico di stupefacenti. Infatti gli appartenenti a questo sodalizio imputano alla vittima di essere un confidente delle forze dell’ordine. A tal riguardo non solo lo avevano pubblicamente diffamato ma gli avevano anche promesso che gliela avrebbero fatta pagare. E’ in questo contesto che matura l’intervento effettuato nel pomeriggio, alle ore 14:40 circa dal maresciallo maggiore Salvatore Schiano, comandante dell’aliquota Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Ischia intervenuto in via Antonio Sogliuzzo. Il sottufficiale nella informativa trasmessa alla Procura della Repubblica ha precisato che intorno alle ore 15:00 al termine del proprio servizio e ancora in uniforme nel percorrere alla guida del proprio motociclo via Antonio Sogliuzzo nel comune di Ischia giunto a poche decine di metri all’angolo con via Leonardo Mazzella, si accorgeva che un conducente di un motociclo Honda SH riconosciuto in (omissis), fermo al centro del piano viabile, attirava l’attenzione del militare chiedendo aiuto perché un altro personaggio tentava nei suoi confronti un’aggressione. Le due persone indicate dalla vittima venivano immediatamente riconosciute in Roberto Giannini e Antonio Giannini, quest’ultimo brandiva un manico di scopa in metallo di colore marrone. Il maresciallo non faceva nemmeno in tempo a scendere dal proprio motociclo che il Giannini Roberto raggiungeva la vittima scaraventandolo al suolo e aggredendolo violentemente con calci e pugni per poi cingergli con forza le mani al collo per soffocarlo, tant’è che la vittima dell’aggressione fin da subito appariva in stato di estrema sofferenza e non in grado di porre in essere alcuna reazione fisica e verbale, presentando peraltro ferite sanguinose alle parti inferiori. Nella immediatezza il sottufficiale tentava di dividere aggressore e aggredito, riuscendo ad allentare la presa del Giannini solo con l’impiego della forza, Con molta difficoltà e senza che le ripetute intimidazioni producessero un qualche effetto. Appena ci riusciva a separare il Roberto Giannini e la vittima, quando quest’ultimo era ancora disteso al suolo sofferente e sanguinante, sopraggiungeva improvvisamente Antonio Giannini che, armato del manico di scopa precedentemente descritto, cominciava a colpire ripetutamente violentemente la vittima.

PLURIME AGGRESSIONI. «Nel mentre il maresciallo tentava di porre fine a questa seconda aggressione allontanando Antonio Giannini e disarmandolo del manico di scopa utilizzato per colpire la vittima, quest’ultimo veniva aggredito nuovamente con calci e pugni dal Roberto Giannini. Dopo essere riuscito a dividere con grande difficoltà la vittima dai Giannini, improvvisamente inavvertitamente sopraggiungeva di corsa Ivano D’Antonio che si avvicinava alla vittima colpendolo violentemente per ben due volte con uno sfollagente in legno di colore blu. Il maresciallo dei carabinieri interveniva immediatamente, collaborato da un passante che si qualificava come appartenente alla Polizia di Stato, che riusciva a disarmare il D’Antonio solo mediante l’uso della forza, in quanto le numerose intimidazione pronunciate, Alt polizia, non sortivano effetto. Sì precisa che dopo alcuni minuti dai fatti appena descritti, il maresciallo veniva collaborato da personale della Polizia di Stato e dalle aliquota Radiomobile dei carabinieri. Durante ogni fase dei fatti sopra descritti il Roberto Giannini e Ivano D’Antonio e Antonio Giannini hanno ben notato la presenza dei militari in uniforme e incuranti di ogni forma di intimazione verbale e di rispetto della legge, hanno comunque condotto e ripetuto l’aggressione ai danni della vittima. Il Giannini Antonio, nel mentre colpiva la vittima con il manico di scopa più volte descritto, colpiva al collo anche il militare intento a separare vittima e aggressore e procurando lesioni giudicate giudicabile guaribili in giorni due dai sanitari all’ospedale Rizzoli. Dopo che le parti erano state separate, non riuscendo a venire in contatto con la vittima, incominciava a colpire ripetutamente a calci e pugni il motociclo SH precedentemente condotto dalla vittima, e scaraventandolo contro l’autovettura Fiat Panda condotta da (omissis) di proprietà (omissis) a cui procurava danni al paraurti anteriore lato sinistro». In quella stessa circostanza ad avere problemi anche il sovrintendente della Polizia di Stato intervenuto per dare man forte al collega e nel mentre cercava di bloccare i più facinorosi, si ritrovava attinto da un fendente.

L’ORDINANZA DEL GIP. Passando all’ordinanza cautelare del gip e a ciò che ha imposto in quella fase il provvedimento cautelare, si legge che «La richiesta dell’ufficio del pubblico ministero ha ad oggetto solo il capo di imputazione riguardante le lesioni aggravate. In relazione a quest’ultimo, al di là dell’ammissione formulata dal D’Antonio, può, senz’altro, dirsi ricorrente il presupposto di grave indiziarietà stante quanto dettagliatamente oggetto delle reiterate denunce della parte offesa, quanto riportato dalla polizia giudiziaria, sia in ordine agli antefatti tra gli indagati e la persona offesa e sia riguardo all’aggressione fisica posta in essere dai primi in danno della seconda, per come riscontrati dal verbale di sequestro degli oggetti contundenti utilizzati nell’occasione e dal referto delle lesioni subite dalla persona offesa e dalle forze dell’ordine intervenute nell’immediatezza. Di particolare significato appaiono le dichiarazioni rese dalla conducente dell’auto danneggiata – testimone occasionale dell’accaduto e del tutto avulsa da ogni diversa ricostruzione di interesse – la quale, nelle sommarie informazioni rese, aveva modo di sottolineare che, unitamente ai tre figli minori, aveva modo di assistere al fatto che “un ragazzo a bordo di uno scooter nero… scappava perché inseguito da tre persone di sesso maschile… Queste persone con pugni e calci, fanno cadere il ragazzo… detto scooter è andato ad impattare nell’autovettura… di proprietà di mio marito… il motociclista stava a terra… i tre aggressori hanno continuato a picchiare il motociclista… con una ferocia inaudita anche se questo era in terra e non poteva muoversi…”». E aggiunge subito dopo che «Ritiene l’estensore che, al di là del profilo delinquenziale del D’Antonio ricavabile dai precedenti penali dello stesso, il profilo concreto ed attuale del pericolo di recidiva in capo a tutti e tre gli indagati si evince non solo dalle pregiudicate violente modalità dell’agire delittuoso – posto in essere in pieno giorno, dinanzi a soggetti minorenni, incuranti di danni a persone o cose e che non ha trovato remore neanche nell’intervento delle forze dell’ordine – ma anche dall’evidente contrasto tra le parti che ben può costituire l’occasione di ulteriori appendici violente. Quella del divieto di dimora in tutti i comuni dell’isola d’Ischia cumulativamente a quella dell’obbligo di presentazione alla pg, appaiono proporzionate ai fatti ed idonee a salvaguardare l’esigenza cautelare sopra rappresentata impedendo ogni contatto tra i soggetti interessati e sottoponendo gli indagati anche ad un continuativo controllo di polizia».

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