4ward primopiano rubriche

Sogno di una serata d’avvento

(summa dei due 4WARD pubblicati il 24 e il 31 dicembre in edicola)

Torno a casa dopo una conviviale pre-natalizia tra amici e, per smaltire gli effetti del baccanale, decido di passeggiare un po’. Volontariamente mi allungo verso Ischia Ponte (ogni scusa è buona per vedere il Castello), ma giunto all’altezza del Ristorante Pirozzi non posso evitare di sbirciare in sala, attratto da qualcosa di veramente speciale. Ecco una tavolata ischitana delle grandi occasioni, quella in cui si consuma il miglior pesce fresco preparato da mani sapienti di chef esperto, innaffiandolo con il miglior bianco di stagione. Sedici i posti disponibili, riservati ad alcuni tra i Sindaci meglio “ricordati” della storia politica isolana.

Le convocazioni e la disposizione dei posti, a mio giudizio, sono state eseguite in modo certosino e scevro da qualsiasi genere di condizionamento ad opera di un selezionatore super partes (lo stesso, con tutta probabilità, che ha concesso a nove di loro un così sorprendente ritorno) ed offrono alla mia cronaca un parterre di tutto rispetto: ai due capotavola Enzo Mazzella e Vincenzo Telese; lungo le “fasce”, gli uni difronte agli altri, Vincenzo Romolo, Vincenzo Mennella, Giovanni Di Meglio, Antonio Castagna, Vincenzo Mazzella, Carlino Mattera e Arturo Trofa; dal lato opposto Giosi Gaudioso, Peppino Brandi, Franco Iacono, Vincenzo Cenatiempo, Gianni Buono, Domenico De Siano e Arnaldo Ferrandino. Non si tratta, a quanto pare, di un confronto tra viventi e non viventi, né tampoco simpatici contro antipatici; non conosco il criterio adottato dal “selezionatore”, men che meno chi lo abbia ispirato, ma so per certo che l’obiettivo è stato quello di creare un vero e proprio brainstorming, che dopo aver analizzato la deriva politica delle sei amministrazioni comunali ischitane possa generare un nuovo orientamento ad opera di un gruppo di saggi i quali, per la loro stessa autorevolezza, non consentiranno alcuna forma di insubordinazione. Un incontro dal livello così alto da non conoscere precedenti degni di nota. Maestro di cerimonie della serata il caro “zio Giannino”, forse per premiarlo con colpevole ritardo del mancato pagamento di quella famosa super cena democristiana degli anni ’80 da cui non solo non incassò una lira, ma perse anche tanti potenziali clienti che temevano, nel tornarci, l’addebito a loro carico del dovuto pregresso.

Inevitabile, per me, entrare dall’ingresso secondario, sedere in veranda e, davanti a un buon digestivo offerto da Luigi, origliare e osservare.

Sono a tutti molto grato di essere intervenuti qui stasera, miei cari amici –tuona Enzo Mazzella col suo vocione- non potevo desiderare migliori e più autorevoli commensali, tra amici, colleghi, predecessori e successori di così alto spessore.” Il suo intervento viene interrotto solo per pochi secondi dal Commendator Telese per un brindisi benaugurale: “Siamo all’antivigilia di Natale ed è doveroso brindare alla salute di tutti noi, che tanto abbiamo fatto per la nostra Isola e, soprattutto, per il suo ritorno a tempi migliori”; un augurio che non poteva non scaturire l’applauso fragoroso di tutti i presenti. “Abbiamo saputo che le cose sull’Isola vanno tutt’altro che bene –riprende Mazzella– e perciò, insieme ad altri otto amici, abbiamo deciso di unirci a voi per poche ma proficue ore di confronto. Voi che ancora vivete la quotidianità ischitana e avete l’esperienza necessaria per valutarla, potrete esserci senz’altro d’aiuto a trovare una soluzione a quest’andazzo tutt’altro che sostenibile.” Un intervento, quello del “Capicchione”, accompagnato da continui cenni d’approvazione di tutti i “trapassati” presenti a tavola; Castagna, Mennella, Romolo e il Mazzella foriano, in particolare, sembrano condividere appieno quanto appena ascoltato, al punto da non ritenere necessario intervenire ad adiuvandum, mentre Trofa, Mattera e Di Meglio sembrano scalpitare per dire la loro, pur reprimendo il loro istinto sopraffatti dal solito, indiscutibile carisma dell’oratore e dalla sua “ischiacentricità”.

Tutti i commensali dell’ala “viventi” (che per scaramanzia definirò d’ora innanzi “contemporanei”), quasi istintivamente, rivolgono così lo sguardo verso Peppe Brandi, lasciandogli intendere che tocca a lui prendere la parola. E da buon leader, ricordando i tempi in cui, da Sindaco d’Ischia, era proprio lui a trainare le altre cinque amministrazioni locali verso risultati importanti e, soprattutto, altamente trasversali sotto il profilo dell’appartenenza, il “baffuto” non si tira indietro: “Valorosi amici –esclama esordendo con un incipit a lui particolarmente caro-, l’occasione di quest’incontro è fin troppo ghiotta per non riconoscere che i tempi sono cambiati, ma soprattutto sono cambiati gli obiettivi. Anche noi facevamo clientele elettoralistiche con ogni relativa cufecchia, ma i risultati nel Paese erano sotto gli occhi di tutti e la gente viveva bene. Qui si stanno perdendo di vista le priorità, si pensa solo ai cavoli propri e l’improvvisazione la fa sempre più da padrona. Vi siete guardati intorno? Avete visto chi sono i più votati? Neppure Giovanni Sorrentino, da sempre primo degli eletti, riesce più a contrastarli da un decennio a questa parte. Vi rendete conto?

Mamma mia… che tentazione di entrare in gioco e dire la mia… e poi? Se scopro di essere nel bel mezzo di un sogno, anche grazie all’ottimo bianco campagnanese offerto dai miei amici, sarà durissima accettare il risveglio… Sai che c’è di nuovo? Meglio continuare a restare in disparte! Voglio proprio vedere come andrà a finire.

Quella di restare in silenzio e in disparte si rivelò presto una scelta azzeccata. Infatti, senza farmi “sgamare” neppure mentre avvertivo il mio Direttore di quanto stesse accadendo, di lì a poco ne avrei viste delle belle.

Io sono stato Sindaco di Forio, Presidente della Provincia, Assessore Regionale e anche Europarlamentare, ma onestamente uno scempio del genere non l’ho mai visto” è l’esordio del “Cardinale” Franco Iacono, cominciato appena terminata la lettura, per deformazione professionale familiare, della controetichetta del vino servito a tavola da Giannino Conte, che lo aveva parzialmente distratto dall’ascolto dell’intervento del vecchio amico Peppino Brandi. “Noi della tanto vituperata prima repubblica abbiamo subito le angherie di tanti neofiti della seconda, ma oggi il loro fallimento è sotto i nostri occhi. Anche il mio Vituccio, all’ombre del Torrione, ha provato più volte a lanciare un messaggio innovativo, ma tutti voi già sapete come funziona: l’ischitano vota di pancia e sta con chi, almeno sulla carta, è il più forte. Intanto… sta andando tutto a carte ‘e quarantotto. Comm amma fa?”. Senza dubbio più mite il passaggio del “Preside” Cenatiempo il quale, poco avvezzo a questo genere di riunioni e abituato, anche vista l’ora e l’età, a godersi la serenità domestica, pare già dall’espressione portato a limitarsi a poche parole: “Ragazzi –esclama col tipico tono affaticato da educatore-, ci tocca prendere atto che certi valori vanno smarrendosi e ogni genere d’impegno, per certa gente, sembra fin troppo difficile da mantenere. Molti di noi sono anziani e perciò anche un po’ a disagio. Ma i giovani leader che ne pensano? Ad esempio, Domenico, tu che idea ti sei fatto?” L’invito a De Siano non coglie impreparato il destinatario, benché disgustato dall’eccessiva presenza nei piatti altrui di quel pomodoro bandito da sempre sulla sua tavola e di cui gli dà fastidio finanche il colore. “Preside, io ho fatto parte della prima e della seconda repubblica e non disconosco né l’una né l’altra. Ma a volte -continua il Senatore- le scelte sono obbligate. Vi faccio un esempio: sono stato proprio io ad avallare la candidatura e l’elezione di quel pachialone a Casamicciola, ma al posto mio voi avreste preferito lui o questo signore seduto accanto a me, che non ride neanche se gli fai il solletico sotto i piedi? Anche l’occhio vuole la sua parte. E poi… non è che oggi proprio tutto è da buttare: avete visto Giacomino a Lacco quanto si sta impegnando dopo il terremoto? ‘A peggia palla ha fatt ‘u sei. Una cosa è certa: se vogliamo salvare l’isola, amma fa ‘u Comune Unico!”

Non l’avesse mai detto… Il povero Arnaldo, pronto a replicare all’invettiva dell’ex collega lacchese, viene stroncato sul nascere. Ecco alzarsi contemporaneamente in piedi tutti i foriani, i baranesi e i serraro-fontanesi di ieri e di oggi, al grido di battaglia lanciato da un immarcescibile Giosi Gaudioso: “Ma allor ‘cca stamm sul perdenn ‘u tiemp? Tenit semp ‘a stessa cap? Nuie amma scumparì e vuie avita cummannà? E a Dionigi chi ciù ‘ddice, ca chill mo ha accummenzat? Io me ne vac!”. La scintilla era scoccata e, con Gaudioso, comincia la serie di commensali pronti ad accennare la levata di scudi, il recupero del cappotto e il guadagno dell’uscita, provocando così la delusione del Commendator Castagna per la probabile interruzione di una pur piacevole conviviale da vecchi tempi, l’indifferenza del prof. Mattera (convinto com’è, da reminiscenze familiari, che a casa sua Natale dura fino a Pasqua), ma soprattutto la naturale quanto giustificata incursione del buon Giannino che, senza esitazione alcuna, si frappone ai loro passi con un netto: “Ah no, stavòt primm me pavat e ‘ppo ve ne iate”.

Signori, per cortesia, bando ai campanilismi!” esclama con decisione il Preside Mennella, raccogliendo totale e immediata solidarietà dall’Avvocato Romolo. “Siamo qui per dimostrare il nostro ruolo super partes e non la stessa pochezza dei nostri attuali amministratori pubblici. La vogliamo trovare o no questa benedetta soluzione?

Ma ecco il colpo di scena che proprio non mi aspettavo: dalla porta a vetri che affaccia verso il seminario, appaiono due figure maschili ben distinte e facilmente riconoscibili ai più. Il primo, alto e panzuto, indosso un giaccone impermeabile ben imbottito, pantalone di tuta in felpa e mocassini neri; l’altro, elegantissimo ma tarchiatello (come dire, curtulillo e chiattulillo) con uno splendido paletot in cashmere color cammello e un abito di pari fattura, accompagnato da un paio di Church’s allacciate, nuove di zecca (manco a dirlo) e da un immancabile cappello a falde. Possibile? Sì, sono proprio loro! Domenico Di Meglio e Angelo Rizzoli, facendo il loro ingresso in sala con un “Fermi tutti!” quasi all’unisono e a mo’ di rapinatori, sono riusciti a immobilizzare letteralmente tutti i presenti, incapaci di conferire un’espressione diversa al proprio volto oltremodo stupefatto. “Mio figlio Gaetano mi aveva informato di questa riunione –tuona il Direttore dei Direttori, salutato sottovoce dal classico “Vuè, Rettò” di Brandi- e mi sono subito preoccupato di andare a prendere il Commenda e portarlo qui, perché solo lui può mettere ordine ed eliminare il marciume che oggi ad Ischia è culminato in sei amministrazioni che, messe insieme, non ne fanno neppure una buona. E ‘mo stateve zitt e facìtelu parlà. Avit capit?

A distanza di oltre mezzo secolo mi vedo costretto a scendere nuovamente in campo, proprio come dice il mio compaesano Berlusconi –comincia Rizzoli col suo accento tipicamente lumbard- perché non sopporto che, chi prima chi dopo, stiano riuscendo a distruggere quasi interamente ciò che di buono io ad Ischia ho seminato, Vincenzo Telese ha proseguito ed Enzo Mazzella ha ottimizzato. Non ho mai voluto occuparmi direttamente di politica, ma amo troppo Ischia e adesso, se tutti siete d’accordo, sono pronto a fare il grande passo. A voi la soluzione per far scomparire dalla scena questa masnada di incapaci e a mettermi a capo dell’intera comunità isolana, senza calpestare nessuno ma non per questo lesinando la fermezza ormai indispensabile per bandire le clientele e pensare realmente al bene della nostra isola.

Bravo Commenda, me sì ‘ppiaciut!” esclama con il suo noto piglio il Direttore, lanciando un applauso condiviso da tutti i commensali, scattati in piedi in una spontanea e sincera standing ovation, accorsi a congratularsi con Rizzoli ed esprimergli la più totale approvazione della sua autocandidatura a primo Sindaco dell’isola d’Ischia. Ed io, da modesto testimone dell’accaduto con l’hobby inguaribile del giornalista mancato, sono pronto a regalare a Gaetano la notizia del secolo. Nessuno si era avveduto della mia presenza e, poche ore dopo, la “prima” del Dispari avrebbe rappresentato una speranza concreta per tutti gli Ischitani, me compreso, pronto a lanciarmi tra i protagonisti, smartphone alla mano, per una storica foto di gruppo da pubblicare in prima pagina. Ad un tratto, però, qualcuno mi scuote con insistenza la spalla destra. Giannino, mio zio e mancato padrino di cresima perché prematuramente scomparso, placa il mio entusiasmo con due buffettini affettuosi ed il più classico dei: “Davidò, ‘u zì, scìtete ‘a stu suonno.”

Proprio così, è ora di alzarsi! E’ il 31 dicembre 2017. A mezzanotte comincerà un nuovo anno pieno di vecchi attori che non entusiasmano più nessuno e Ischia, con tutta probabilità, continuerà ad aspettare invano Godot. Tuttavia, amici Lettori, fate come me: non smettete mai di sognare! Tanto… è gratis.

#buonannonuovo

 

4 Comments

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  • Bella anche se hai ‘scimmiottato un po Dante …..mettendoci però quelli che piacevano a te……ma credo che la parte più bella ti sei messo paura di raccontarla , ossia quello che il ‘commenda avrebbe ….approvato su suggerimento di Peppino e ….convenienza di de siano.

  • Il tuo sogno e la Fantasia del tuo scritto non portera’mai il comune unico ad Ischia,propio perche’Barano e serrara non voteranno Mai a favore.
    Si puo’arrivare a cio’ solo se imposto dalgoverno centrale .