Selé ed Eythor, se l’Ischia Film Festival crea un ponte tra Congo e Islanda

Pasquale Raicaldo | Le atmosfere magiche del Castello, le suggestioni delle proiezioni al chiaro di luna, la passerella finale, il pontile carico di vita, di sorrisi, di attese. Ma se dovessimo scegliere un’istantanea che, meglio e più di altre, sintetizza l’anima dell’Ischia Film Festival, della sua tredicesima edizione, è senz’altro quella che immortala un’amicizia nata proprio qui. Un ponte ideale tra Islanda e Congo, perché Ischia e il suo Festival sono state soprattutto questo: l’ombelico del mondo del cinema, una piazza reale nell’era del virtuale, la meraviglia di ritrovarsi, accomunati da una passione che non ha confini e da un talento vero e genuino.
Il biondone con la meravigliosa barba  si chiama Eythor, arriva da un piccolo villaggio di pescatori, Flateyri, a più di un’ora dalla capitale, Reykjavik. Duecento abitanti, ai confini del mondo abitabile. Lui ha fatto il pescatore (“Quando usciamo per mare, le balene ci seguono in cerca del pesce”), ma ha la passione per il cinema. Che ha tradotto in un delicato cortometraggio, Sker, che racconta un viaggio in kayak attraverso le lande incontaminate della sua terra.
Sorridente, con lui c’è Selé M’Poko, che con il suo “John of God the Movie” (premiato per la migliore scenografia) racconta il Congo attraverso  un’angolazione inedita, singolare, intrigante: l’industria della musica. Selé osserva tutto, lasciandosi conquistare dai dettagli davanti ad Alessia, la sua splendida compagna, trevigiana doc.
L’abbraccio, metaforico ma soprattutto reale, tra Kinshasa e Reykjavik, racchiude così il senso di un evento, l’Ischia Film Festival, che è soprattutto scambio e condivisione. Di esperienze, di visioni, di idee. Giovani registi che raccontano, attraverso la loro sensibilità, paesi agli antipodi. Conquistati da Ischia e dai suoi sapori (compreso lo sperma di tonno di Raimondo, Un attimo Divino, Riva Destra), dai sorrisi italiani, da un Castello incantato che diventa palcoscenico, ma soprattutto dietro le quinte. Già, sembra quasi una favola: c’erano una volta un islandese con la folta barba e un congolese dal cuore tenero. A Ischia, perché qui tutto sa avere un sapore diverso. Basta crederci.

 

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