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Saurino: “Tanta pressione su Iovine, poi il Procida si è autogestito per 4 mesi”

Il Procida è stato eliminato in semifinale play off. Questa è la sentenza che ha dato il campo, per la precisione il Vigilante Varone di Sant’Antonio Abate, ormai 2 settimane fa. La squadra biancorossa, al termine di un campionato un po’ tribolato (principalmente per l’esonero di mister Giovanni Iovine a vantaggio di Pasquale Ferraro) ha guadagnato la quarta posizione, ma forse avrebbe potuto fare meglio. Reduci da una finale play off, quella persa l’anno prima sul campo del Virtus Ottaviano, i procidani si sono fatti beffare dalla compagine abatese, certamente attrezzata bene per l’obiettivo ma battibile nella singola partita. Comunque, per capire come si può definire la stagione fatta dal Procida e riuscire a leggere bene attraverso tutte le sue sfumature, abbiamo deciso di intervistare Ciro Saurino, centrocampista di esperienza ed uno degli uomini maggiormente in vista della rosa isolana. Ecco quanto ci ha dichiarato Saurino.

Saurino, la stagione del Procida ha trovato il suo capolinea al Vigilante Varone, campo del Sant’Antonio Abate nella semifinale play off. Come giudica la stagione fatta dalla sua squadra e perché?
“E’ stata una stagione di alti e bassi. Puntavamo a vincere il campionato e con la squadra che era stata allestita avevamo tutte le carte in regola per farlo. Poi, per negligenza, non sfortuna, ma devo dire che nelle ultime 3 settimane la semifinale play off non è stata preparata bene. Abbiamo giocato un brutto primo tempo a Sant’Antonio, non da Procida, concedendo tanto all’avversaria. Abbiamo buttato 45 minuti e se avessimo iniziato la gara con la formazione del secondo tempo forse oggi staremmo parlando di una finale fatta col Vico Equense. Però, le scelte le ha fatte l’allenatore e poi hanno pesato i nostri errori. C’è rammarico perché si doveva e poteva fare di più”.

Perché dice che non avete preparato bene la partita col Sant’Antonio nelle 3 settimane precedenti?
“Abbiamo avuto 3 settimane per prepararla, ma in queste abbiamo svolto quasi esclusivamente lavoro fisico, senza mai provare tatticamente. Solo nell’ultimo venerdì abbiamo provato la formazione per la partita e poi per una cosa od un’altra il mister l’ha pure cambiata. Sono state 3 settimane di lavoro aerobico e partitelle, senza lavoro tattico, per impostare la squadra e lavoro fatto in funzione dell’avversaria. In sostanza, tatticamente la partita non è stata preparata bene”.

La cosa, credo, vi abbia fatto ragionare all’interno del gruppo. Non si prepara così la partita più importante della stagione…
“Si, poi c’è stato anche l’episodio della rifinitura del sabato, fatta senza allenatore e preparatore atletico. Il sabato precedente alla partita più importante della stagione ci siamo ritrovati soli al campo senza staff tecnico. Questo episodio è stato lo specchio di un po’ tutta la stagione. Ci dicevano che la società era organizzata, che non ci faceva mancare nulla, invece dietro ci sono delle cose che non vado a raccontare perché farei del male a quanto di buono è stato fatto nell’ultimo anno e mezzo, che poi è stato cancellato negli ultimi 4 mesi”.

Lei dice che il cambio in panchina fra Iovine e Ferraro ha cancellato quello che di buono avete fatto nella scorsa stagione e nella prima parte di quella che sta finendo?
“Non voglio dire che è stata colpa di mister Ferraro. Voglio solo dire che sono state fatte delle scelte dalla nuova società, dal Direttore Crisano e dal Presidente Cesarano che, secondo me, sono state sbagliate. Non dico che mister Ferraro non sia un competente di calcio, ma penso che da gennaio, quando è arrivato, fino alla semifinale play off, ci sia stata una autogesione, più che un fare allenamento con lui. Abbiamo fatto di più noi calciatori che Ferraro nel cambiare la squadra. Ferraro comunque ha portato del suo, mettendo tranquillità, ma questa tranquillità potevamo trovarla anche fra di noi continuando con mister Iovine. Sono cambiati i metodi di allenamento ed è arrivato un preparatore competente che ringrazio, però penso che il quarto posto poteva essere raggiunto anche con Iovine, magari preparando i play off con un altro spirito od in un altro modo”.

Ma circa queste cose che mi dice, relative al campo, che probabilmente hanno pesato non poco sulla gara sul Sant’Antonio, la società non ha detto nulla? Non si è giustificata, non vi ha parlato?
“La società sapeva. La squadra ha avuto 5 giorni liberi prima della partita non disputata col Pimonte, poi ha avuto altri 5 giorni liberi nella settimana di Pasqua e poi dal martedì successivo abbiamo fatto 4 allenamenti di cui 1 solo di tattica di 40 minuti. Credo che solo una mezz’oretta di tattica in 3 settimane sia poco. Penso che la società fosse al corrente di tutto. Però, mi pare che da gennaio quella pressione la società che aveva messo da agosto a dicembre non ci fosse più. Però, decidono loro, noi facciamo i calciatori e cerchiamo di dare tutto in mezzo al campo, anche se non sempre si riesce”.

La pressione di cui parla ricadeva tutto su mister Iovine, poi la società è stata più morbida con il suo successore, anche se l’obiettivo non era cambiato, anzi…
“L’obiettivo era raggiungibile. Il Procida era una delle squadre più forti del campionato. Vedendo anche i risultati conseguiti nel girone di ritorno, penso che solo una squadra ci è stata superiore. Le pressioni che avevamo addosso erano dettate dal fatto che fra il Direttore ed il mister non c’era il gran feeling che si sarebbe dovuto essere. Penso che un Direttore Generale ed il mister siano due punti cardini della squadra. Soprattutto quando si vuole vincere, si deve remare tutti dalla stessa parte, ma penso che fino a dicembre questa cosa non sia accaduta. Anzi, si è cercato sempre di sminuire il lavoro di mister Iovine. Tutto questo ricadeva anche sulla squadra. Nell’andata abbiamo fatto 31 punti, meno rispetto al ritorno, ma abbiamo giocato per 2 mesi senza Napolitano e Napolitano, c’era una lacuna poi colmata negli under. Diciamo che, nonostante tutto, siamo riusciti a chiudere al quarto posto. Poi, sono arrivati i rinforzi dal mercato. Non so perché con Iovine non siano arrivati, però. Ma sono scelte della società e, ripeto, se fin dall’inizio tutti avessero remato nella stessa direzione, adesso staremmo parlando di un epilogo diverso”.

Dopo tutto quello che è successo, se restano le stesse condizioni, è propenso nel caso a restare a Procida nel caso glielo chiedessero più avanti?
“Non so cosa potrà succedere. Oggi sono concentrato sul lavoro e sulla famiglia, visto che da poco lavoro a tempo indeterminato. Ovvio che, poi, se arrivasse una chiamata la valuterei, ma non penso arrivi da Procida. Magari da Ischia. Anche se sull’isola di Graziella ho passato 2 anni bellissimi ed ho conosciuto persone bellissime. Veramente, se dovessi lasciare Procida, lo farò con rammarico, visto il rapporto che si è creato con i dirigenti procidani come Luigi Muro e Gerardo Lubrano. Ringrazio loro e tutti quelli con cui ho iniziato il mio percorso al Procida. E ringrazio il presidente Cesarano, che è stato di parole ed ha rispettato gli impegni. Però, diciamo che magari dovrà scegliere meglio i suoi collaboratori, avvalendosi di persone che fanno calcio per passione e che, soprattutto, sono capaci di assumersi almeno una volta nella vita le proprie responsabilità”.

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