primopiano

San Vito nello scontro tra i due massimi sistemi TERZA

di N.N


Ecc.za rev.ma,
non avendo avuto riscontro alcuno – ma c’era da aspettarselo – alla mia ultima di non molti giorni orsono, mi accingo nuovamente a continuare la nostra conversazione dinanzi ad un’immaginaria tazza di caffè.
Voglio sperare che non ve ne offendiate, ma che piuttosto possiate usarmi la cortesia di continuare a seguirmi.

V’è da dire, d’altro canto, che non va trascurato quel malinconico presentimento avvincente l’animo mio in questo momento: sapete, corro sempre il rischio che questa sorta di chiacchierata, stia assumendo il drammatico aspetto di un teatralizzato – siamo pur sempre entrambi ospiti del salotto di un quotidiano, et absit iniuria verbo, “fazioso e di barricata opposta” (ma non ve ne preoccupate; sapete meglio di me, che Dio “scrive dritto sulle righe storte”) monologo shakespeariano, dai molti dubbi e dalle inesistenti certezze.

Allo stato non mi è difatti noto se il mio carteggio troverà una gentile disponibilità d’ascolto da parte Vostra; sta di certo, però, che ho il serio timore che possa finire in un abborracciato epistolario post mortem meam,atto alla ricerca dei miei, un giorno per fortuna dimenticati, difetti perduti.

Veniamo a noi.

Ho avuto modo di partecipare in prima persona alla Messa da Voi celebrata al mattino del mercoledì delle Ceneri in cattedrale.

Un passaggio della Vostra omelia, Eccellenza, mi ha particolarmente colpita, allorquando, facendo riferimento al vergognoso crimine della pedofilia, perpetrata anche da uomini di chiesa nel corso della storia ed in pieno silenzio complice di chi doveva intervenire, avete con foga, e giustamente, dichiarato che “pedofilo è chiunque, anche fra noi uomini di Chiesa, osi scandalizzare quelli che in linguaggio biblico sono i piccoli di Dio”.

Ben diceste, perché effettivamente quanto avete asserito riceve piena accondiscendenza laddove, invece di amare il popolo del Signore, lo si sconcerti al punto tale da condurlo alla deriva ed in alto mare di maestrale, anziché in un porto sicuro.

Ebbene, replico, però, che l’eventuale turbamento frastornante, che deriva da una paternità spirituale da esercitarsi nella massima umiltà da servi vicari del Re, va a sconfinare oltre ogni misura in una deflagrazione violenta, atta ad annichilire proprio i piccoli di cui parlavate.

Invero, nel chiedervi di avere paterna pazienza nei miei riguardi e di perdonare il mio ardire “parretico”, è per me inevitabile, quasi costrittivo, il citarvi il classico, ma altresì evangelico, “medice, cura te ispum”.

Sì, Eccellenza, ciò vado asserendo, considerando che sono incorsa testé (momo’, Eccellenza, tanto per ricorrere ad un più familiare e meno altisonante vernacolo, smorzando il volume della nostra greve concione) nella triste ventura di accedere ad un video on line, riportante un passaggio della Vostra omelia, tenuta nella Messa solenne in occasione della festa di San Giovan Giuseppe della Croce.

Da Foriana Vi dico in sincerità che sciagura peggiore non avrebbero potuto rinvenire le mie povere orecchie nel sottobosco fungaiolo di tutti i guai.

Forse mi sbaglierò pure, ma, quando ad un certo punto – e riassumo per esigenze di brachilogia scritturale, onde non incorrere nel rischio non remoto, per me e per Voi, che ci sbattano fuori dal salotto stampato – avete parlato di populismi, di settarismi e via discorrendo, pur generalizzando, diciamoci la verità tutt’intera, la “zeppategghia” (scusate il “forianorum”, ma è sempre per alleggerire il peso di ogni polemica non voluta) l’avete in un certo senso, volutamente o per puro caso, tirata al popolo cui appartengo ed ai “Sanvitesi” in particolare.

“Si sbaglio, mi corriggerete”, ma sta di fatto che il messaggio sia passato e continui ad essere trasmesso in tal senso.

Ora, io e Voi, non siamo sprovveduti da non capire che, specie nei discorsi ad populum – per tali intendendo qualsiasi dissertazione tra parti contrapposte, individuate rispettivamente nell’oratore e nella massa di ascoltatori passivi -, sovente ci si avvalga della cosiddetta “METACOMUNICAZIONE”.

Un eloquio, apparentemente “innocente”, si disvela all’uditorio, seppur recepito in uno stato quasi da trance ipnotica, nunc et statim per quello che è.

La disfunzionalità di ciò che si esprime trasborda in quella che mi piace definire una “patologia infettiva”.

Vedete, Eccellenza, al di là della scelta che farete per la nomina del nuovo parroco – e Vi ripeto che io non ho simpatie ed antipatie di sorta, ma solamente, e non Ve lo nascondo, prego affinché lo Spirito Santo, che avete obbligo di ascoltare attentamente, Vi guidi a muovere i passi verso l’opzione razionale di volere un parroco-sacerdote e non un parroco-prete -, non è bello strumentalizzare l’omelia della “Cena dell’Agnello”, come la definirebbe il convertito dal calvinismo Scott Hahn, per “bonarie contromosse ritorsive” atte a depennare il comune sentimento di un popolo; in questo caso la pietas religiosa di numerose persone.

Sì, è vero, forse i miei fratelli, gregge di Cristo in quella parrocchia, la loro battaglia (brutta cosa, e non lo dico solo per loro, vedendo anche Voi protagonista discusso) senza armi se non con quelle animate dalla Fede, la staranno forse portando avanti nella maniera più sbagliata possibile.

Stanno mostrando il loro amore filiale per un sacerdote in particolare: su questo punto, tuttavia, non mi trovano completamente d’accordo con loro.

Si affidano per incapacità di “movimento”, proprio in quanto “poveri e piccoli”, a potenti ed a potentati, ivi compresi esponenti politici, più o meno cattolici e, soprattutto, praticanti.

Ma ora Vi parlo io con fare “paolino”, “a viso aperto”, e speriamo che tra noi non capiti qualche INCIDENTE DI ANTIOCHIA: Ve lo dico subito, polizze di copertura non ne tengo e mi sottometto al Vostro buon cuore ed al Vostro illuminante sorriso.

Eccellenza, scusatemi, ma Voi, non essendo dell’isola e meno che meno Foriano, non avete compreso le vere motivazioni dei “Sanvitesi” (in linea materna mi vanto di esserne una anch’io).

Quelli, cari cari, mica hanno questo cruccio per partito preso ed “antifocolarinismo” ed altro “antifornacellismo” che dir si voglia!

No, pretendono, ed hanno piena ragione, un sacerdote che garantisca loro il rispetto non della tradizione, ma del “Vangelo Vangelo”, con presunzione di assicurata garanzia di annessi e connessi apparati ecclesiologici e spirituali.

Insomma, un parroco quasi presente H24, si direbbe oggidì, tale da rappresentare il pastore, il padre, l’amicone, e che ricordi alle sue pecorelle l’esistenza del Peccato e della conseguente Giustizia divina, salvo poi farsi dispensatore efficace, prima per se stesso e poi per gli altri, della Misericordia di PAPA’ NOSTRO.

Mi duole alfine lasciarVi.

Tempus fugit et sic transit gloria mundi, ma, Eccellenza, Vi domando perché, quale vicario in loco del “Bel Pastore” non venite a rendervi conto personalmente e per un mesetto circa di come stanno veramente le cose a Forio?

Celebrerete per loro l’Eucaristia, li ascolterete (non come avrete fatto nel corso delle visite pastorali, in tali eventi, si sa, ogni parroco ha fatto preparare luci da ribalta ed indossare il “vestitino buono” ad ognuno, anche se non a tutti), magari pranzerete poi con loro.

Fatto questo, chiuderete gli occhi ed allungando la mano figuratamente, donerete loro la carezza di un nuovo parroco, degno maratoneta nella gara verso il Paradiso avviata da don Giovì e dagli altri predecessori.

Sappiate che, mai come in quella specifica parrocchia, il POPOLO E’ FAMIGLIA.

Badate, Eccellenza, perché “Ei strateuseis epi tous Persas, megalēn archēn katalyseis”!

A Creso venne detto appunto: “Se farai guerra ai Persiani, distruggerai un grande regno”.

Creso rischiò solo il suo, NON RISCHIAMO NOI, QUI A FORIO, QUELLO DI CRISTO.

Abbiate il mio affettuoso abbraccio filiale nella CARITA’.

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