primopiano

“Rousseau” avrà salvato Salvini?

Anna Fermo | 16 agosto 2018: la nave Ubaldo Diciotti della guardia costiera italiana soccorre 177 persone nelle acque internazionali al largo dell’isola di Malta. Le autorità italiane erano informate dal 14 agosto della presenza del barcone carico di persone, si aspettavano che fosse Malta a intervenire perché l’imbarcazione era nella zona di ricerca e soccorso (zona Sar) maltese, ma così non avviene. Alle quattro di mattina le motovedette della guardia costiera italiana intervengono perché la barca era in difficoltà e aveva cominciato a imbarcare acqua. Tredici persone vengono subito evacuate dalla nave e trasferite a Lampedusa d’urgenza per ragioni sanitarie, mentre le altre trasportate fino al porto di Catania, dove alla nave, approdata il 20 agosto dopo diversi giorni di stallo nelle trattative tra l’Italia e Malta per indicare un porto di sbarco alla nave, viene impartito l’ordine di non far sbarcare nessuno. Solo a mezzanotte del 26 agosto, lo sbarco viene autorizzato. Nasce così il caso Diciotti: A Matteo Salvini viene contestato un reato ministeriale, cioè un reato compiuto nello svolgimento delle sue funzioni di ministro. Un reato che sarebbe stato “commesso da un pubblico ufficiale e con abuso dei poteri inerenti alle funzioni esercitate, nonché per essere stato commesso anche in danno di soggetti minori di età”. Per i giudici di Catania, Salvini avrebbe disposto in maniera arbitraria “la forzosa permanenza dei migranti a bordo dell’unità navale Diciotti”, privandoli della libertà personale senza l’autorizzazione di un giudice, oltre il limite consentito dalla legge.

Come hanno spiegato molti analisti, nel caso Diciotti è in ballo il rapporto tra poteri dello stato: la magistratura sta affermando che nemmeno l’esecutivo è legibus solutus, cioè al di sopra della legge, e deve rispettare alcuni limiti stabiliti dallo stato di diritto, ma dopo i fatti di ieri, anche ad altro: Tutti con “Rousseau”? O tutti con Salvini? Delle due l’una, anche se il M5s oggi registra l’ennesimo contraccolpo, ma da parte dei suoi stessi iscritti! 

Un volto teso e bianco come un lenzuolo, quello di Luigi di Maio mentre raggiunge la riunione dei “plenipotenziari” del Movimento prima di rendere pubblico il responso della piattaforma Rousseau. Una sola esternazione: “Urge una riorganizzazione del Movimento!”. Il perché sarà chiaro in queste ore, ma una cosa è certa: il Movimento è spaccato.

Dopo il voto in Abruzzo, non sarebbe stato forse meglio per i penta stellati  starsene zitti in disparte per un pò invece di invocare un referendum, tra l’altro farsa, in rete, sulla questione Diciotti? Tra l’altro, non avevano già dichiarato che Salvini ha agito in nome e per conto del Governo? Non avevano, Di Maio e Conte scritto di pugno la loro posizione? Ed allora perché ridicolizzarsi con questo ricorso alla rete?  

Visti i fatti di oggi, diciamo che sarebbe stato davvero meglio non invocare la piattaforma!

Nei pronostici, alla vigilia del richiamo al mouse per il popolo 5stelle, si parlava di un possibile effetto Boomerang. Ebbene, il Movimento, qualora il responso avesse determinato una scelta sull’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno Matteo Salvini nel Caso Diciotti, mettendo a serio rischio gli equilibri di Governo, si pronosticava che non ne sarebbe uscito affatto bene, ed in effetti così è andata comunque, nonostante i 52.000 votanti.

Il perché è presto detto! In effetti, il voto on line di ieri, sulla Piattaforma Rousseau, aveva un duplice obiettivo: da un lato, adottare uno strumento di pressione sull’alleato leghista su un dossier delicato,  dall’altro dare la parola alla base su un voto che, nel Movimento rischiava di creare una vistosa spaccatura. E purtroppo, quest’ultima si è verificata in pieno!

Nessuno, e dico nessuno, si sarebbe mai aspettato che l’effetto boomerang si trasformasse in un qualcosa di davvero disastroso per il M5s: 52.000 votanti, il numero più alto dei votanti in rete sino ad oggi, di cui il 59% a tutelare Salvini, significano che il Movimento è spaccato!

Non è la prima volta che i vertici del M5s hanno fatto ricorso al voto online per trarsi d’impaccio o per dare legittimazione a decisioni controverse! Dal blog di Beppe Grillo alla piattaforma Rousseau il passo è stato brevissimo! L’ultima votazione risale al 18 maggio 2018, quando la base diede il via libera all’alleanza con la Lega approvando tuttavia a schiacciante maggioranza (94% di sì) la realizzazione del contratto di governo con il Carroccio. Votarono in 45mila! 

Oggi è il giorno del verdetto per Salvini: il cerchio si chiude! Scopriremo se i parlamentari del M5s rispetteranno il voto della rete e con loro se Salvini sarà davvero salvato!

Il conflitto che è in corso sulla processabilità o meno del ministro non è un conflitto nuovo nella scena politica italiana: il ventennio berlusconiano ne è stato costantemente costellato e contrassegnato. Come molti hanno puntualizzato, il caso Salvini è diverso dal caso Berlusconi: qui c’è un ministro indagato per un reato commesso nell’esercizio della sua funzione, lì c’era un imprenditore indagato per un reato commesso in conflitto d’interesse con la sua funzione di premier.

La posta in gioco nel caso Salvini ha a che fare con la concezione della democrazia, della sovranità e della divisione dei poteri. Se, come tutto lascia prevedere, il no all’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro finirà con il prevalere, la nostra democrazia ne uscirà rafforzata.

L’aula del senato stamattina potrà esprimersi contro l’autorizzazione a procedere solo se valuterà che Salvini “abbia agito per la tutela di un interesse dello stato costituzionalmente rilevante, ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio di una funzione di governo”.

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