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Quando a Napoli si arrivava in soli 30 minuti

Elena Mazzella | Fu il “Freccia d’oro”, velocissimo aliscafo varato ufficialmente il 6 giugno del 1960 nel Golfo di Napoli, che consentì di collegare la nostra isola alla terraferma in soli trenta minuti.
In un viaggio inaugurale sulle azzurrissime acque del nostro golfo l’innovativo natante, partito dal molo di Mergellina costruito appositamente per l’occasione, impiegò trenta minuti per arrivare al porto borbonico di Ischia e altri trenta per arrivare a Capri.
Questi apparecchi del futuro, erano in grado di trasportare per ogni corsa centoquaranta passeggeri: verniciati di bianco furono definiti dal quotidiano Roma “i più bei gabbiani del golfo che offrono l’occasione di un viaggio indimenticabile”.
Si avverava così la sfida dalla società Aliscafi di Messina lanciata quattro anni prima. Era il 1956 quando in un viaggio sperimentale da Mergellina a Ischia la “Freccia del Sole”, primo aliscafo italiano costruito nei cantieri navali di Messina, cronometro alla mano impiegò solo 28 minuti per coprire la distanza tra Napoli e Ischia. La notizia, riportata sul quotidiano il Mattino del 13 luglio del 1956: “Collaudo migliore nel nostro golfo lievemente increspato dal maestrale, non poteva avere la “Freccia del sole” attraverso la rapidissima puntata ad Ischia, sebbene limitando la velocità dei potenti motori a circa 70 miglia. In meno di trenta minuti, costeggiando Posillipo, Nisida, Baia e Miseno, l’incantevole isola, gemma del nostro golfo, è stata raggiunta. La Freccia del Sole si è infilata rapida nel caratteristico porticciolo quasi sommerso nel verde della sovrastante collina, e fra la meraviglia di quanti si trovavano sulla banchina ed a bordo dei numerosi panfili ivi ormeggiati, dopo un’ampia virata ha iniziato il ritorno verso Napoli”. L’articolo in questione terminava elencando i numerosi effetti positivi che un servizio così rapido avrebbe avuto sullo sviluppo turistico dell’isola, sperando in una sua realizzazione.
L’innovativo natante aveva come particolarità il fatto che a velocità normali si comportava come una normale imbarcazione. Man mano che la velocità aumentava, la pressione dell’acqua sotto le ali, unita alla depressione che si veniva a formare sopra le stesse, generava una forza di portanza opposta al peso del mezzo. Oltre una certa velocità, questa forza causava la fuoriuscita dello scafo dall’acqua, lasciando solo l’elica e il timone immersi nell’acqua.
Ebbene, quattro anni dopo, tale celere servizio di comunicazione con le isole divenne realtà grazie alla Freccia d’Oro, successore del modello sopra descritto.
Era il 6 giugno del 1960, quando su tutti i principali quotidiani nazionali imperò il clamoroso primato, ritrovati grazie alle nostre ricerche presso l’Emeroteca Premio Ischia Giuseppe Valentino,
“L’aliscafo è un fenomeno” titola il Mattino a pagina 3. Ed aveva ragione. Per quegli anni eravamo in pieno viaggio nel futuro con un mezzo del genere, grazie al quale i napoletani risolsero un grande problema: collegare in maniera veloce ed agevole le due isole considerate le due perle del Golfo di Napoli.
L’articolo sopra citato continua con la descrizione dettagliata del natante e con la speranza che presto si avvii un percorso di linea: “L’aliscafo ha ogni confort, delle poltrone in gomma piuma, come quelle di un aereo e una velocità di 80 km orari. Quello che ci vuole per una città turistica e sulla strada del progresso. Speriamo che il nuovo servizio possa entrare in vigore al più presto perché certamente c’è chi è interessato a ritardarlo il più possibile. Ma, per fortuna, il progresso scientifico non conosce ostacoli e finisce come sempre per imporsi violentemente anche sui più retrogradi!”.
Maggiori dettagli circa la prima corsa inaugurale dell’innovativo natante, li troviamo sul Corriere di Napoli datato 6 giugno 1960, che prevede un enorme ritorno economico soprattutto per le isole del Golfo: “l’aliscafo Freccia d’Oro ha compiuto ieri il suo viaggio inaugurale: da Napoli a Ischia, da Ischia a Capri, da Capri a Napoli il percorso è stato compiuto nel tempo record di un ‘ora e mezza.
In soli trenta minuti è possibile, con questo velocissimo mezzo, raggiungere Ischia o Capri e viceversa, in soli trenta minuti senza che si avverta nessun tipo di disturbo anche con il mare mosso. Al viaggio inaugurale sono intervenute numerose personalità cittadine e autorità portuali, esponenti del mondo turistico e politico e numerosi giornalisti, accolti dal dott. Michele Rallo, presidente della società Aliscafi di Messina, alla quale è dovuta la coraggiosa iniziativa. Iniziativa che va incoraggiata e che certamente contribuirà allo sviluppo del turismo nel golfo partenopeo. E’ perciò da segnalare con compiacimento che gli enti locali abbiano reso possibile la realizzazione di questa iniziativa che provenendo da elementi non napoletani avrebbe potuto incontrare opposizioni”.
Questa aerodinamica imbarcazione, denominato per la precisione aliscafo PT50, aveva una lunghezza di 27 metri, una larghezza di 10 metri e 140 posti a sedere, con una velocità di crociera di 70 km orari e 131 tonnellate di stazza. Fu costruito nei cantieri di Messina, e a differenza dei comuni battelli allora in circolazione, esso si sollevava in normale assetto di navigazione al di sopra del livello del mare in virtù di forze ascenzionali generate da una coppia di alettoni situati sotto lo scafo.
Ciò consentiva un totale assetto al natante anche e soprattutto in condizioni meteomarine avverse.
Il servizio regolare iniziò ufficialmente il giorno 8 giugno del 1960: furono istituite quattro corse al giorno da Napoli per Capri e viceversa comprese nella linea 1, e Napoli per Ischia e viceversa comprese nella linea 2.
Non appena il servizio di collegamento veloce fu istituito, le critiche non si fecero attendere. Dopo solo una settimana dall’inizio del servizio, cominciarono ad arrivare denunce circa il disservizio della linea dell’Aliscafo. Visti i notevoli ritardi riscontrati sulla tabella oraria, risultò subito evidente la necessità di avere a disposizione almeno due natanti che avrebbero potuto coprire in maniera autonoma le distanze delle due isole.
Il quotidiano Il Tempo, si fece portavoce per tale disservizio in un ampio articolo del 14 giugno 1960: “Il grave disservizio denunciato dalla linea dell’aliscafo, è valsa ai rappresentanti della Società responsabile una seconda pesante diffida dal comando della Capitaneria. E’ chiaro che l’unico aliscafo in servizio non è sufficiente a coprire le distanze delle due isole, allungando i tempi di attesa dei passeggeri. Viene così meno la principale caratteristica del natante, ovvero la celerità, pertanto ci chiediamo: che senso avrebbe tale servizio? Tanto varrebbe restare fedeli alle tradizionali motonavi, che sono meno perigliose e costano la metà o la terza parte. Ribadiamo, in conclusione, l’opportunità e diremmo necessità, di questo nuovo servizio celere: occorrerebbe anzitutto che gli Aliscafi in attività fossero due, con un terzo di riserva e poi bisognerebbe che essi osservassero gli orari nel modo più rigoroso, altrimenti l’autorità portuale non può far altro che revocare una concessione accordata, riteniamo, con qualche leggerezza”. Il servizio fu poi ampliato, riscontrando un notevole successo nei collegamenti con le isole in quegli anni.
Ai giorni nostri, la Campania vanta le flotte più numerose in tutta Italia, necessarie per consentire rapidi collegamenti con le isole.
Ma alla luce di quanto la storia ci insegna, una domanda sorge spontanea: gli anni ’60, con questo clamoroso primato si proiettarono nel futuro. Il presente, che corrisponde al futuro degli anni ’60, con i nuovi mezzi a disposizione che vantano ogni tipo di comfort a bordo, come mai ha raddoppiato il tempo di impiego per coprire la stessa distanza?
Ai posteri l’ardua sentenza.

Fonte: Emeroteca Premio Ischia Giuseppe Valentino

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