primopiano

Procura in “zona rossa”, verso i dissequestri per la messa in sicurezza

Al vaglio degli inquirenti la possibilità di consentire gli interventi di messa in sicurezza sui 17 siti posti sotto sequestro a Casamicciola

Ida Trofa | Mentre proseguono le indagini per disastro colposo ed omicidio colposo plurimo a carico d’ignoti, i PM Carroppoli ed Orlando inviano nuovamente gli 007 della procura.

Dopo aver dissequestrato il 23 febbraio scorso le macerie di via Casa Mennella a La Rita, la procura è tornata ieri in zona rossa e nei siti ora rientrati nella zona verde con la riperimetrazione delle aree off limits. Obbiettivo acconsentire a dissequestri temporanei per la realizzazione di opere di mitigazione del rischio e aumentare la sicurezza dei siti in caso di nuove scosse. Una copertura impermeabile per via Santa Barbara e il potenziamento delle barriere laterali su via Montecito.

Dopo gli spiragli di luce per lo sgombero del fabbricato crollato a La Rita per il quale necessariamente si pensa al ricorso alle canoniche gare d’appalto e non al pedissequo ricorso alle somme urgenze, c’è una mini svolta anche sulle macerie degli altri 17 immobili sequestrati. I gravi magheggi messi in essere alla prima ora inducono ora alla cautela. Nessuno mai all’Ufficio Tecnico comunale si azzarderebbe.

Ieri la procura è intervenuta per un nuovo sopralluogo teso ad acconsentire a diversi dissequestri temporanei richiesti in ordine alle questioni della messa in sicurezza delle vie principali gravate dai vari immobili sottoposti a sequestro. La necessità è relazionare al comando provinciale dei carabinieri, direzione Napoli, sulla necessità di incrementare i livelli di sicurezza nelle aree prospicienti e vicine agli immobili sequestrati, in condizioni di relativa stabilità sismica, ma che in caso di eventuali e reiterati eventi. Al momento l’attività sismica appare ferma nei limiti dei naturali movimenti di assestamento.

L’obiettivo numero uno dell’inchiesta, lo ricordiamo, è accertare i motivi per i quali i danni di maggiore entità siano tutti avvenuti in un’area limitata del comune di Casamicciola e Lacco. Per questo motivo gli inquirenti hanno nominato come consulente tecnico un esperto di geofisica. Il primo atto eseguito dai militari, invece, è il censimento di tutti i crolli avvenuti in seguito all’evento sismico, per indirizzare l’attività investigativa e stabilire se vi siano state responsabilità legate a casi di abusivismo edilizio e difformità in materia di vincoli e destinazioni quali sismico e zone di rispetto ambientale.

La Procura proseguirà dunque le sue perizie d’ufficio sui luoghi oggetto dei sequestri, mentre i sindaci avranno comunque il permesso di mettere in sicurezza anche gli immobili posti sotto sequestro, di rimuovere le macerie di una strada nevralgica che consentirà di accedere e lavorare anche su Via Serrato e forse salvo esito negativo delle relazioni anche di lavorare su Via Santa Barbara e Montecito.

Dopo le verifiche condotte 24 ore fa si potrà operare anche sulle macerie sequestrate in via Santa Barbara, qui occorre coprire i fabbricati con protezioni ed impermeabilizzazioni per evitare che la pioggia comprometta ulteriormente la stabilità dell’edificio. Ok anche alle attività di messa in sicurezza della casa gialla, l’immobile su tre Piani a via Montecito che dovrà essere incatenato con il supporto di una ditta di esperti ed il potenziamento della messa in sicurezza di Casa Senese sull’altro lato della strada.

I militari dell’arma che coordinano l’inchiesta agli ordini del Capitano Andrea Centrella sono intervenuti ieri alla presenza dei tecnici incaricati della procura e della direzione lavori promossa dagli enti attuatori .

Le aree sono sottoposte a sequestro penale e fin qui era fatto assoluto divieto di accesso alle persone non autorizzate art 334, 349 e 350 codice penale, a firmare il provvedimento il comandante Maggiore Roberto Di Costanzo. L’ipotesi di reato a carico dei soggetti, al momento non identificati, che afferisce il Decreto art. 253 e ss c.p.p. è disastro colposo in relazione al crollo delle stesse costruzioni ” laddove”- si legge nello stesso provvedimento- ” a seguito di una scossa di non rilevante intensità, la gran parte degli edifici ubicati nel medesimo contesto geografico ha resistito alla sollecitazione sismica” .

La macchina investigativa muove in ogni caso sulla possibilità che vi siano stati difetti di costruzioni, alterazioni degli originari corpi di fabbrica o interventi non autorizzati, come opere eseguite anche in zone limitrofe in grado di minare la stabilità degli edifici stessi. Questioni ed ipotesi tutte alla base del decreto di sequestro emesso dai pubblici ministeri Michele Caroppoli e Maria Teresa Orlando, della Procura della Repubblica di Napoli.

L’interdizione era finalizzata alla verifica dell’effettiva sussistenza di condotte penalmente rilevanti, sarà poi compito della stessa magistratura accalorare possibili profili di responsabilità in capo a terzi.

Tra le urgenze resta dunque Villa Maria, un sito quello di via Serrato dove occorre intervenire per analizzare i crolli della palazzina al civico n.7 dove sono rimaste imprigionate 9 persone ed ha perso la vita Marilena Romanini e dove fin qui la Procura non ha potuto lavorare a causa dell’assenza delle necessarie misure di sicurezza.

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