primopiano

Processo per la metanizzazione, congelato l’interrogatorio dell’ing. Lancia

Nulla di fatto. Il dirigente della Cpl Concordia risulta essere imputato in un processo per rapporti con i Casalesi

 

Paolo Mosè | Avrebbe dovuto essere l’udienza tutta incentrata sulle dichiarazioni rese da Giulio Lancia, ingegnere della Cpl Concordia che per conto della cooperativa si era occupato a lungo dei lavori per realizzare la rete di metanizzazione. Per raccontare al tribunale i rapporti che intercorsero con l’Amministrazione comunale di Ischia. Un personaggio ritenuto dal pubblico ministero Celeste Carrano centrale per analizzare i fatti che hanno interessato gli attuali imputati, Giosi Ferrandino e Silvano Arcamone, e anche tutti gli altri che nel frattempo le posizioni sono state trasferite per competenza al tribunale di Modena. Come ebbe a decidere il tribunale del riesame che ne consacrò la competenza territoriale. Essendo quegli imputati accusati anche di associazione per delinquere e tale reato si realizzò nel prendere decisioni più o meno importanti nell’approvare delle delibere della cooperativa che riguardavano anche gli impegni da prendere per quanto riguarda le attività sull’isola d’Ischia. Il Lancia, nel frattempo, è attualmente imputato dinanzi ad altra autorità giudiziaria e più precisamente presso il tribunale di Napoli nord (con sede ad Aversa) con gravi contestazioni per presunti rapporti intrattenuti con il clan dei Casalesi allorquando la Cpl Concordia si aggiudicò la metanizzazione di alcuni comuni dell’hinterland casertano. E più in particolare con il boss Antonio Iovine, che di fatto insieme a Zagaria erano i capi indiscussi dell’organizzazione criminale.

Per il momento la deposizione del Lancia è saltata e il collegio difensivo che difende i due isolani era pronto a controesaminarlo dopo che il pubblico ministero avesse posto le sue domande. Per ricostruire i suoi ricordi e molto probabilmente contestargli alcune affermazioni, leggendo le dichiarazioni che rese all’epoca, se discordanti. Nel processo della metanizzazione di Ischia il Lancia non è imputato, mentre è presente nel processo che abbiamo poc’anzi enunciato. Il Lancia prima che iniziasse il processo, tramite il suo difensore, ha ufficialmente espresso la sua volontà di avvalersi della facoltà di non rispondere. Che il codice consente a coloro che sono imputati in un processo che può definirsi collegato a quello dove figura come testimone.

 

SCHERMAGLIE

Il pubblico ministero lo ha invitato a presentarsi in udienza richiamando un articolo del codice di procedura penale, invitandolo a farsi assistere da un proprio difensore di fiducia, proprio per questa duplice veste. Ma la Procura ha tutta l’intenzione di ascoltarlo, tant’è vero che il sostituto Celeste Carrano lo ha definito «un teste puro». Non assimilandolo a un soggetto imputato in un procedimento connesso. Secondo l’accusa il processo che si sta celebrando presso il tribunale di Napoli nord non ha alcuna colleganza con quello che si sta celebrando nei confronti di Ferrandino ed Arcamone. Ed ha precisato che «il Lancia è stato rinviato a giudizio per certo con un decreto di giudizio immediato del giudice per le indagini preliminari dinanzi al tribunale di Napoli nord. Questo processo verte principalmente sui rapporti intercorsi tra l’ex presidente della Cpl Concordia Roberto Casari ed alcuni esponenti del clan Casalesi per degli appalti per realizzare lo scavo per la posa degli impianti di metanizzazione. E in quest’ambito ne è coinvolto il Lancia quale diretta diramazione del presidente Casari nei rapporti con le imprese collegate ai Casalesi e tale da configurare un reato associativo».

Immediata la risposta dell’avv. Alfonso Furgiuele, uno dei difensori del Ferrandino, il quale ha ricordato al pubblico ministero che è stata proprio la Procura «a convocare il Lancia ritenendolo imputato in procedimento connesso ed invitandolo a presentarsi con un difensore di fiducia. Senza dimenticare che il Casari risulta essere imputato nel processo a Napoli nord e contestualmente è imputato anche nella vicenda della metanizzazione sull’isola d’Ischia con la ipotesi di associazione per delinquere e perché ritenutone il corruttore. La sua posizione comunque è dinanzi ad altra autorità, il tribunale di Modena».

Certamente la scelta del pubblico ministero è sembrata un po’ farraginosa, tant’è che ad un certo punto è stato lo stesso sostituto Carrano a chiedere un breve rinvio dell’esame del Lancia. Per consentire al suo ufficio di acquisire documentazione che possa essere fondante alla tesi prospettata, per ottenere dal tribunale che il Lancia venga sottoposto all’esame come un teste senza la facoltà di rimanere in silenzio. E il difensore del funzionario della Cpl spontaneamente ha consegnato nelle mani del presidente Pellecchia il decreto di giudizio immediato. A conferma della tesi che il testimone è imputato a tutti gli effetti ed è in attesa di giudizio dinanzi ad altra autorità giudiziaria.

 

IL RUOLO DI LANCIA

Cosa avrebbe dovuto dire di tanto importante il Lancia da creare tutta questa attesa? Il testimone, nella sua qualità di ingegnere della Concordia, seguiva i lavori dello scavo, della posa di tubi e del rifacimento della strada. E quindi aveva molto spesso interlocuzione con gli esponenti dell’Amministrazione comunale ed in particolare con l’Ufficio tecnico. Con Silvano Arcamone, che era la massima espressione e che aveva il compito del controllo delle attività che venivano svolte sul territorio. Dagli atti giudiziari che sono stati eseguiti nella fase preliminare, è emerso che in più di un’occasione sono stati mossi rilievi da parte dell’Ufficio tecnico per la cattiva posa del tappetino di asfalto in quei tratti di strada ove erano stati posti i tubi del gas. Nascendo un contenzioso. Per la Procura questi rilievi avevano il sapore di mettere in difficoltà la Cpl Concordia a sottostare alle sue richieste. Per la difesa, invece, la dimostrazione che nel caso di specie l’Arcamone ha salvaguardato gli interessi dell’Ente che rappresentava e il diritto dei cittadini ad avere i tratti di strada fruibili come lo erano in precedenza. Per la difesa, dunque, siamo in un ambito dove non esiste alcun aspetto, rapporto che andasse al di là della sfera istituzionale. Perché molte volte l’Arcamone ha segnalato le incongruenze e gli errori posti in essere durante la gestione di Lancia. Con atti scritti, protocollati e notificati.

 

COLLEGAMENTI

Poi c’è un altro aspetto non del tutto secondario, che accosta il processo e ne realizza la connessione tra il processo a Napoli nord di cui Lancia è imputato e quelli in corso a Napoli e a Modena. In tutti e tre questi processi diversi aspetti hanno un unico denominatore: diverse intercettazioni telefoniche ed ambientali eseguite presso la sede romana della Cpl sono a supporto della tesi accusatoria. Ma c’è di più. I lavori che sono stati realizzati a Ischia sono stati eseguiti da una società di San Cipriano d’Aversa, la Di Tella Costruzione, il cui legale rappresentante risulta anch’egli indagato nel procedimento penale a Napoli nord e precedentemente ha fatto delle dichiarazioni che legano il suo ruolo di imprenditore con Lancia quale rappresentante in loco della società committente. E ai carabinieri il Di Tella fa diverse dichiarazioni, allorquando riferì: «Mio padre ebbe il primo incontro in Cpl, all’epoca mio padre mi disse che ci stava Lancia e Cinquanta, ci fu la prima presentazione, ora se vi devo dire, dopo quindici anni, se a quest’incontro lo portò Lorenzo o Felice non lo so. Comunque papà stava là, loro a mio padre dissero “guarda mi piace, ma ci sono i prezzi maggiorati sullo scavo, su ogni territorio ha il suo referente, per ora sono liberi Frignano, San Cipriano e Villa di Briano…”».

Un interrogatorio che durò a lungo, alla presenza dei pm Maresca e Sirignano. Al Di Tella venne chiesto se conoscesse il presidente della Cpl Concordia Casari e la sua risposta è stata ovviamente affermativa: «Ci siamo conosciuti sul territorio, l’ho conosciuto a Ischia, ci siamo incontrati più di una volta, quando abbiamo fatto la festa come prima fiammella».

Di Tella, ribadiamo, era colui che con la sua impresa edile lavorò a lungo sull’isola d’Ischia e pensava di estendere le sue ramificazioni imprenditoriali anche negli altri comuni ove la Cpl intendeva allungare la rete di metanizzazione e anche gestire gli impianti di illuminazione pubblica. Quando Di Tella parla della famosa prima fiammella, si riferisce alla inaugurazione che avvenne all’inizio di via Alfredo De Luca, al confine con Piazza Antica Reggia, dove per alcuni giorni venne installato un piccolissimo impianto dove fuoriusciva una fiammella alimentata dal gas della metanizzazione. E nell’occasione giunsero tutti i papaveri della Cpl di Modena che si incontrarono con gli amministratori locali per dare il via definitivo alle forniture alle abitazioni e alle attività commerciali che intendevano avvalersi di questo servizio importante e che è presente in tutti i maggiori centri italiani.

 

I LAVORI NELL’AGRO AVERSANO

Nelle dichiarazioni che Lancia sottoscrisse il 26 giugno del 2014 chiama in causa un altro noto imprenditore della provincia di Caserta e che ha gestito l’impianto della distribuzione dell’acquedotto sull’isola d’Ischia fino a quando non è stato sostituito da altra impresa, scelta dalla Regione Campania. E fa nell’occasione un’affermazione che va a restringere il campo dei rapporti e li delinea in modo chiaro: «Vi rispondo che chi ha introdotto la Concordia nell’Agro Aversano – ha precisato ai pubblici ministeri – è stato l’imprenditore Antonio Piccolo, imprenditore della provincia di Caserta che ha lavorato da anni anche a Bologna per la Cpl; per quanto mi riguarda, io sono arrivato e mi sono occupato dell’aspetto tecnico di tale appalto e dei relativi lavori, dunque chi, a monte, si “è seduto al tavolo” con Antonio Piccolo non sono certo stato io, ma i vertici della Cpl; a tal riguardo, a vostra espressa domanda, rispondo che Antonio Piccolo conosceva bene anche il Casari».

Gli aspetti che intercorrono tra i vari soggetti vengono chiariti dallo stesso Lancia, che dimostra di essere a conoscenza di tutte le attività della Cpl allorquando precisa: «… So, per averlo appreso da Pino Cinquanta – a quel tempo direttore commerciale della Cpl Concordia – che prima di partecipare e di aggiudicarsi tali appalti si “sedettero attorno ad un tavolo” – e cioè si misero d’accordo per definire, appunto a monte, i termini dell’affare, il presidente Casari, Cinquanta e Piccolo. A tal proposito Cinquanta mi disse che per qualsiasi cosa riguardante i lavori, che erano l’unica cosa di cui io mi occupavo, dovevo fare riferimento ad Antonio Piccolo, che in quella zona era il punto di riferimento. Sempre Cinquanta mi disse che Antonio Piccolo era in quella zona una garanzia, nel senso che era l’unico modo per non avere a che fare con nessun altro in quella zona, insomma una sorta di filtro; sempre nel contesto di tale discorso il Cinquanta mi ha fatto chiaramente capire che Piccolo aveva rapporti con la criminalità organizzata del Casertano, per tale ragione lo stesso Piccolo avrebbe dovuto rappresentare il mio unico punto di riferimento. A tal riguardo, tanto per fare un esempio, io chiedevo sempre ad Antonio Piccolo se le ditte e le imprese che noi della Cpl Concordia individuavamo come subappaltatori potevano andar bene per lui, nel senso che chiedevo al Piccolo l’assenso ad avere rapporti con gli stessi; tanto, a titolo esemplificativo, è avvenuto per l’impresa Di Tella…».

Giulio Lancia per questa vicenda il 29 giugno del 2015 venne raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari firmata dal giudice per le indagini preliminari Federica Colucci, in cui si ipotizzavano una serie di reati che andavano a colpire personaggi del mondo imprenditoriale e della malavita organizzata. Tutti accomunati, secondo i magistrati, a raggiungere il medesimo obiettivo di concludere affari con comportamenti illeciti. Tant’è vero che il Casari e il Lancia risultarono all’epoca indagati di associazione per delinquere di stampo camorristico e per il gip sussistevano i gravi indizi di colpevolezza.

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Redazione Extra

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