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Processo “ischitano” per la morte della piccola Lara e Antonio Emanato

Il dramma che si consumò sulla Secca delle Formiche. Il giudice dell’udienza preliminare ha disposto il processo per omicidio colposo e gli imputati, il titolare della società e i due istruttori, dovranno comparire nei prossimi giorni dinanzi al monocratico Alberto Capuano della sezione distaccata di Ischia. La morte giunse nella tarda mattinata del 13 agosto 2017 durante un’immersione

Paolo Mosè | Il giudice dell’udienza preliminare non ha accolto tutte le richieste avanzate dal pubblico ministero Francesca De Renzis in ordine alla morte avvenuta sulla Secca delle Formiche a poca distanza dall’isola d’Ischia, dove vennero recuperati i corpi della piccola Lara Scamardella e del suo istruttore Antonio Emanato. Disponendo che i tre imputati, Edoardo Ruspantini, Ornella Girosi e Francesco De Luca, siano giudicati dal giudice monocratico della sezione distaccata di Ischia Alberto Capuano per la sola ipotesi di omicidio colposo. Competenza che si è materializzata nell’accertamento disposto dal magistrato inquirente e dai consulenti nominati dal pubblico ministero, che hanno dovuto verificare quali sono state le cause che hanno portato al decesso. Seppur è stata avanzata l’ipotesi che l’aspirante sub fosse entrata in un cunicolo molto stretto, da cui non era riuscita a ritornare a galla e a quel punto sarebbe intervenuto l’istruttore, che avrebbe fatto di tutto per salvarle la vita, passandole anche il boccaglio dell’ossigeno. Ma tutto si è dimostrato inutile, tant’è vero che entrambi sono deceduti.
Le contestazioni che vengono mosse nell’ampissimo capo di imputazione spiegano minuziosamente quali sono le condotte che sarebbero state poste in essere dai tre responsabili, i quali, diciamola tutta, al momento del tragico evento non erano presenti sui luoghi. E la complessa attività investigativa ha ritenuto che in qualche modo il Ruspantini, la Girosi e il De Luca abbiano commesso delle leggerezze, negligenze nel non adottare particolari precauzioni, proprio per evitare che simili incidenti o che comunque chi si immergesse anche non a profondità eccessive, avesse la possibilità di tornare in superficie. In particolare non è stato rinvenuto il famoso filo d’Arianna che serve per poter tornare sul punto di partenza, ovverosia dove era posizionata l’imbarcazione. Manifestandosi così di fatto una imprudenza che se avessero avuto una maggiore attenzione, molto probabilmente la ragazzina non sarebbe deceduta. Ma c’è di più. Si riteneva indispensabile la presenza di altri soggetti, tutti esperti in immersioni, soprattutto quando venivano impartite informazioni alle allieve, proprio nei momenti di maggiore difficoltà.

I RUOLI DEGLI IMPUTATI
Una fatalità, un qualcosa di inspiegabile dato che gli imputati non hanno inteso procedere con un rito alternativo. E con i loro difensori si ritengono estranei all’accusa di omicidio colposo e intenderanno dimostrare l’innocenza, che può emergere “tranquillamente” con un approfondito vaglio dibattimentale. Per capire soprattutto come Lara sia entrata in quel cunicolo stretto e pericoloso sulla Secca delle Formiche, che fa parte integrante dell’Area marina protetta “Regno di Nettuno”. Se l’istruttore che l’accompagnava avesse una particolare esperienza per immergersi in quelle acque particolari. E il tutto facendo riferimento ai rispettivi ruoli, competenze e responsabilità degli imputati. Ad iniziare da Edoardo Ruspantini, che viene definito organizzatore dello svolgimento delle escursioni subacquee che venivano svolte sotto l’egida della sua associazione. E in questo organigramma compariva anche il defunto Antonio Emanato, il quale era di fatto un cooperatore delle iniziative e risultava anche essere titolare di una ditta individuale denominata “Sea World”. Mentre gli altri due imputati, Ornella Girosi e Francesco De Luca, sono ritenuti istruttori e collaboratori della società facente capo al Ruspantini. Secondo gli accertamenti svolti dalla polizia giudiziaria, in questo caso dagli uomini della Capitaneria di Porto di Ischia, i due avrebbero avuto un ruolo fondamentale preparatorio all’immersione, con i controlli ovviamente delle singole attrezzature al fine di assicurarsi la piena efficienza e funzionalità. Tutte tematiche che comunque dovranno essere affrontate, sviscerate durante il processo.

LE VALUTAZIONI DEGLI ESPERTI
Processo che, si badi, si poggia essenzialmente sulle valutazioni che gli esperti ne hanno fatto, non essendoci alcun teste oculare che potrebbe riferire in ordine a quanto è accaduto sotto la sua percezione a pochi metri di profondità. Capire se entrambi sono scesi e si sono immersi. Come mai la ragazzina si trovasse in quella “strettoia” particolare della secca e in quel preciso momento dove si trovasse l’istruttore. C’è stata consapevolezza nel voler raggiungere quei luoghi e solo dopo ci si è accorti di essere entrati in un cunicolo da dove sarebbe stato alquanto complicato uscirne? A quanti metri di distanza si trovava l’Emanato? Cosa avrebbe fatto dopo essersi accorto che la situazione stava diventando drammatica? Tutte domande a cui si cercherà di dare una risposta. Ovviamente demandando agli esperti, a ciò che i militari della Capitaneria di Porto si trovarono di fronte al momento del loro arrivo dopo la chiamata di soccorso. Ma ormai non c’era più nulla da fare. La tragedia si era consumata e una giornata che doveva essere di ammirazione dei fondali, della ricchezza marina, di come comportarsi in determinate circostanze, si è conclusa con la morte di due persone. Che avevano scelto proprio i fondali dell’isola d’Ischia per la particolarità della Secca delle Formiche, che si è dimostrata per nulla “accogliente”.
Fra pochi giorni i tre imputati con i rispettivi difensori, con la eventualità di una costituzione di parte civile, dovranno comparire dinanzi al giudice Alberto Capuano. Una prima udienza che serve per la costituzione delle parti, nell’elencare i mezzi di prova, che sono i binari guida ove si percorrerà il processo. E dove tutto si basa sui ruoli degli imputati, sulle responsabilità e nel tentativo di ricostruire la dinamica dei fatti. Al fine di consentire al giudice di farsi un’idea e al termine di un percorso non certamente facile, emettere la sentenza.

LA CONTESTAZIONE
Il capo d’imputazione per omicidio colposo è lungo e complesso, così come lo è la stessa vicenda. Nella prima parte viene spiegato quali sono i ruoli e i compiti in capo agli imputati come descritti dal sostituto procuratore De Renzis: «Perché, nelle rispettive qualità, Ruspantini Edoardo di socio della società di Diving denominata Sealand Adventure s.r.l.­ SuBaia, nonché di istruttore responsabile dell’escursione subacquea guidata con autorespiratore organizzata in data 13.8.17 presso il sito sommerso denominato “Secca delle Formiche”, nel canale di Ischia, ricompreso all’interno dell’area marina protetta “Regno di Nettuno” e ricadente nelle acque del circondario marittimo di Procida; Girosi Ornella e De Luca Francesco nelle qualità di istruttori subacquei, collaboratori del Diving Sealand Adventure s.r.l., e responsabili, unitamente a Ruspantini Edoardo, dell’organizzazione e dello svolgimento dell’escursione subacquea su indicata, in cooperazione tra loro e con Emanato Antonio, – deceduto – nella qualità di titolare della ditta individuale denominata “Sea world”, (avente ad oggetto “attività di ricarica di bombole per attività subacquee”) nonché di istruttore subacqueo, il cui brevetto era tuttavia scaduto da oltre un anno, ed accompagnatore, quale amico della famiglia Scamardella, di Scamardella Lara, di anni 13, nell’immersione guidata su indicata – per colpa, consistita in negligenza, imprudenza, imperizia, nonché nella violazione delle seguenti disposizioni: art. 3 n. 4 (che prevede, che nello svolgimento delle immersioni subacquee guidate e didattiche, “ciascun accompagnatore/istruttore può guidare un numero di subacquei non superiore a cinque, rispettando i limiti di profondità stabiliti dal brevetto posseduto dai partecipanti all’immersione, ovvero, in caso di brevetti di diverso grado, rispettando il limite di profondità previsto dal grado inferiore” e che “prima di ogni immersione, gli accompagnatori/istruttori devono illustrare ai partecipanti le regole, le modalità e le tecniche dell’attività subacquea programmata. mostrando, ove necessario. anche delle foto o riprese dei siti da visitare”)».

LE NORME IN MATERIA
Le attività di immersione vengono comunque disciplinate da norme ben precise, che secondo il pubblico ministero in questo caso una in particolare è stata violata: «Art. 4 n. l (che prevede che “le immersioni guidate e le prove pratiche per il conseguimento di brevetti devono essere effettuate in condizioni meteo favorevoli ed in zone marine che non siano vietate dalle vigenti Leggi ed ordinanze. nonché dai regolamenti di tutela dei Parchi e delle aree marine protette”) dell’ordinanza n. 13/2013 dell’Ufficio Circondariale Marittimo – Guardia costiera di Procida – di disciplina dello svolgimento delle attività subacquee non professionali compiute con apparecchi ausiliari di respirazione nelle acque del circondario marittimo di Procida -, nonché in violazione dell’art. 15 Decreto ministeriale del 30.7.2009 – Regolamento di esecuzione e di organizzazione dell’area marina protetta “Regno di Nettuno” – (che prevede che “nella suddetta area marina protetta la partecipazione alle visite guidate subacquee con autorespiratore e con sistemi di autorespirazione pressurizzata dalla superficie, è consentita esclusivamente ai soggetti in possesso di brevetto in stato attivo emesso da un’organizzazione didattica subacquea”, cagionavano il decesso di Emanato Antonio e di Scamardella Lara, di anni 13».

LE SINGOLE RESPONSABILITA’
Per poi sferrare le contestazioni in ordine alle responsabilità o condotte degli imputati per i quali il giudice dell’udienza preliminare ha disposto il rinvio a giudizio: «Ruspantini Edoardo, quale socio del Diving sopra indicato. nonché istruttore subacqueo, unitamente a Girosi Ornella e a De Luca Francesco, quali istruttori e collaboratori del suddetto Diving, procedendo ad organizzare un’immersione subacquea guidata con autorespiratore, di cui erano responsabili, presso il sito sommerso denominato “Secca delle Formiche” nel canale di Ischia, ricompreso all’interno dell’area marina protetta “Regno di Nettuno”, immersione alla quale partecipavano come clienti, in virtù del contratto di servizi Diving sottoscritto in data 13.8.17, anche Emanato Antonio e Scamardella Lara, di anni 13; omettendo di informarsi sul tipo e grado di addestramento della Scamardella, la quale non era in possesso del brevetto “Junior Scuba Diver”, previsto per i minori della sua età, né di altro brevetto per l’effettuazione di attività di immersione con autorespiratore e che aveva partecipato, insieme ad Emanato Antonio, solo ad altre due immersioni, nell’anno 2015, antecedenti a quella in esame, effettuate in “acque libere”, in prossimità della riva ed a pochi metri di profondità; in violazione dell’art. 3 n. 4 dell’ordinanza n. 13/2013 dell’Ufficio circondariale marittimo di Procida – Guardia Costiera, consentendo a Scamardella Lara di partecipare alla suddetta immersione, pur non essendo la stessa in possesso di alcun brevetto, omettendo altresì di far partecipare, Scamardella Lara ed Emanato Antonio, al briefing informativo preliminare, volto ad illustrare ai partecipanti, a fini di sicurezza, le regole, le modalità e le tecniche dell’attività di immersione programmata, nonché le caratteristiche del sito ove la stessa doveva svolgersi, nonché, in violazione della medesima disposizione su indicata, consentendo, e comunque non impedendo, pur essendo responsabili dell’immersione e della sicurezza dei soggetti partecipanti alla stessa, che Scamardella Lara ed Emanato Antonio (il quale era in possesso di brevetto di istruttore subacqueo scaduto da oltre un anno e che comunque non era autorizzato ad esercitare attività addestrativa ai fini del conseguimento di brevetti), – che erano a tutti gli effetti partecipanti all’escursione come clienti del Diving Subaia, e dunque sotto la diretta responsabilità di Ruspantini, Girosi e De Luca – si immergessero da soli e senza essere accompagnati da un istruttore autorizzato, mentre Girosi Ornella si immergeva guidando altro gruppo di clienti del Diving partecipanti all’immersione, e seguendo un diverso percorso, e Ruspantini e De Luca rimanevano sull’imbarcazione di appoggio».
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