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Piove nel tribunale! L’aula delle udienze civili sgomberata. Giudici traslocati immediatamente

Francesco Cellammare e il direttivo dell’Associazione Forense si sono dimessi: una decisione che ha spiazzato la stragrande maggioranza degli avvocati

Paolo Mosè | La decisione è giunta come un fulmine a ciel sereno. Il presidente ed i membri del consiglio direttivo dell’Associazione Forense dell’Isola d’Ischia si sono dimessi dagli incarichi ricoperti. Al termine di una riunione indetta dall’avv. Francesco Cellammare, che già da qualche giorno lamentava che si erano create delle condizioni “turbolente” in seno all’avvocatura che rischiavano di portare alla spaccatura di una classe professionale che negli anni si è sempre dimostrata unita. E che ora, secondo Cellammare, rischiava di ritrovarsi con due organismi contrapposti. Questa è la motivazione ufficiosa, spiegata nel corridoio del palazzo di giustizia di Ischia. Tutti si ritroveranno con il mandato rimesso nelle mani dell’assemblea, convocata per il 29 aprile prossimo, per discutere proprio delle dimissioni del presidente e dei quattro membri del direttivo. E secondo voci, sarà l’assemblea a decidere se accoglierle o respingerle. Nel caso di una manifesta fiducia all’attuale “governo forense”, Cellammare fa sapere che rimarrà in carica, ma solo dopo aver ricevuto l’ennesima fiducia e plauso per il suo operato. Mentre hanno dichiarato che non torneranno indietro, mantenendo ferme le proprie irrevocabili dimissioni, i due membri del direttivo avvocati Elena Fortuna e Domenico Puca, i quali potrebbero essere sostituiti dai primi dei non eletti, gli avvocati Ivano Buono e Francesco Pero. Quest’ultimo entrerà definitivamente nella stanza dei bottoni in un ruolo a cui aspirava da tempo e per il suo impegno in vari organismi, potrà dare una mano importante alla risoluzione di quelle problematiche che da anni attendono una risoluzione o quantomeno una risposta, soprattutto dal Ministero della Giustizia e dai vertici della magistratura del distretto della Corte di Appello di Napoli. Gli altri due invece attendono le risoluzioni dell’assemblea ma non è da escludere che anche loro, gli avvocati Ida De Maio e Alberto Morelli, pondereranno la scelta se rimanere nel direttivo o se invece dare spazio agli altri o chiedere, se ce ne sono le condizioni, una chiamata alle urne per dare un nuovo assetto all’Associazione Forense.
Non è prevista per il 29 aprile alcuna astensione dalle udienze penali e civili, ma si procederà al confronto a conclusione dei processi.

L’ACQUAZZONE
L’altro dato allarmante che si è consumato nella giornata di ieri al primo acquazzone che si è abbattuto nel comune d’Ischia. Mentre si procedeva alle udienze civili nella stanza del giudice, dal soffitto sono caduti di continuo goccioloni di acqua che hanno reso la stanza impraticabile. Obbligando tutti i presenti ad allontanarsi velocemente per ripararsi nella stanza attigua per continuare il lavoro interrotto. Una situazione inqualificabile e che dovrebbe far riflettere chi allo stato governa il comune d’Ischia e soprattutto gli uffici tecnici che hanno seguito i lavori di riammodernamento e di messa in sicurezza dello storico palazzo di giustizia. Un’operazione che è durata diversi anni e che è costata alle casse pubbliche la “modesta” somma di 600.000 euro. Non è la prima volta che il tetto dell’ufficio giudiziario non è in grado di respingere gli acquazzoni che si abbattono con una certa frequenza e che rendono alcuni locali inagibili. E’ possibile che non vi sia un responsabile? E’ possibile che i lavori vengano fatti con i piedi anche in una struttura ove si opera nell’ambito della giustizia e dove sono presenti quasi quotidianamente dei giudici, degli avvocati che sono costretti a doversi confrontare con un’incuria che non è di un Paese civile. Gli allarmi dei mesi scorsi sono passati puntualmente sotto silenzio, come se nulla fosse mai accaduto. Una domanda viene spontanea: chi è l’impresa che ha garantito l’impermeabilità del tetto? Chi è il tecnico che ha firmato il certificato di agibilità? Chi ha firmato il documento che i lavori sono stati eseguiti a regola d’arte? Attendiamo una risposta nel più breve tempo possibile, dato che quest’ultima performance potrebbe interessare la procura della Repubblica, che potrebbe chiedere spiegazioni in ordine a come sono stati utilizzati i fondi stanziati.

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