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Perdono a metà. Picchiò la moglie che perse il bimbo, torna a “casa”

Torna a Procida, ai domiciliari, l’uomo che alcune settimane fa fu arrestato dai Carabinieri perché accusato  di aver procurato la morte del feto che la giovane compagna portava in grembo in seguito alle percosse e ai maltrattamenti ricevuti.

Il Tribunale del Riesame ha annullato i gravi indizi di colpevolezza per l’ipotesi di reato di procurato aborto nei confronti dell’uomo che ora tenuto a rispettare solo l’obbligo di dimora sull’isola.

La decisione del tribunale della liberà è scaturita anche dalla decisione della donna di non costituirsi parte lesa e, in più, la stessa ha fatto sapere al Tribunale di non aver nulla in contrario alla concessione dei domiciliari.

I risultati dell’autopsia eseguito sul feto, che saranno depositati tra un mese, dovrebbero confermare che non c’è stato nesso tra i maltrattamenti e la morte.

L’arresto convalidato dal gip Saverio Vertuccio avvenne su richiesta del pm Cristina Ribera della sezione «Fasce protette» dopo la denuncia della donna.

Si parlò di spintoni reciproci, ma quando la vittima fu trasferita al “Gaetanina Scotto” emerse che il bambino che aspettava era morto.

I medici dell’ASL Napoli 2 accertarono, però, che la morte del feto risaliva a tre settimane prima. Dalle indagini venne fuori che in quell’epoca tra la coppia ci erano stati altri alterchi, spintoni e litigi. Una circostanza che aveva fatto collegare la morte del feto alle percosse.

E poiché anche in quel periodo i due avevano litigato e si erano spintonati, gli investigatori ipotizzarono che la morte fosse stata provocata dai precedenti maltrattamenti. Un nesso smentito  dalle circostanze che sono emerse dopo l’arresto. La stessa donna, infatti, non ha saputo collegare con precisione nel passato gli eventi.

 

 

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